Vent’anni fa moriva Carlo Perucci,
il ‘padre’ della stagione lirica

MACERATA - Fu direttore artistico dal 1967 all’86 di uno Sferisterio ‘all star’: tutti i più grandi alla ‘corte’ del palcoscenico maceratese
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Foto tratta da “Pietro! Briscoletta& friend”, 2005, Biemmegraph

 

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Carlo Perucci

 

di Maurizio Verdenelli

Il ‘padre’ della stagione lirica di Macerata (e di Jesi) moriva vent’anni fa, il 13 luglio 1998, un giorno che precedeva tradizionalmente l’inizio della ‘Gran macchina’ all’Arena Sferisterio che lui, Carlo Perucci condivideva principalmente con l’assessore/sovrintendente Davide Calise, il vice Gian Paolo Proietti e gli indimenticabili Fofo Pieroni e il direttore di palcoscenico, Alberto Gualdoni. Perucci portò il melodramma in uno spazio storicamente dedicato all’ottocentesco giuoco della palla al bracciale, grazie all’incredibile ‘adattamento’ dell’ingegner Calogero, capo dell’ufficio tecnico del comune di macerata, ed inaugribile amante del ‘Bel canto’.

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Sherrill Milnes, Carlo Perucci, Mario Ferrara, Luciano Pavarotti

Con l’allora sindaco Elio Ballesi, ed poi con l’allora giovanissimo assessore Luigi Sileoni (“Noi siamo i cannoni, tu lo schioppettu” gli dice il senatore ‘padre della patria’) la lirica, con un direttore artistico esperto come il sanbenedettese maestro Perucci, ebbe un avvio trionfale. “Quattro serate ad inizio agosto, divise senza intervallo alcuno tra Otello e Butterfly” ricorda il prof. Andrea Francalancia, storico del teatro lirico maceratese. “Io stesso collaborai alla biglietteria, sistemando dei banchi per l’accoglienza all’esterno: c’era un tale fervore. Avevamo tutit coscienza che qualcosa di grande ed irripetibile si stava celebrando”. Per Otello, Perucci chiamò (al telefono) il Cr7 dell’epoca, il più bravo interprete in circolazione: il tenore Mario Del Monaco, il cui figlio Giancarlo avrebbe diretto vent’anni dopo l’Arena, essendo sindaco il figlio dello stesso Ballesi, Carlo, anch’egli poi senatore. Da Treviso, in Rolls arrivò il braccio destro del tenore, Gian Paolo ‘Micio’ Proietti: “Non sapevo dove fosse Macerata, mi fermai in provincia di Ancona a chiedere lumi. Con mio grande sollievo, perché pensavo di arrivare al sud, mi dissero che era una città vicina. Non sapevo allora che avrebbe fatto così intensamente parte della mia vita” mi rivelò un giorno lo stesso ‘Micio’.

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Perucci e Pavarotti

Serate magnifiche che furono naturalmente ripetute fino all’97 con Perucci direttore -ad eccezione di un solo anno, nell’82 sostituito da Proietti mentre lui era al ‘Petruzzelli’ di Bari. Alla ‘corte’ dello Sferisterio i più grandi e le più grandi dell’epoca: oltre a Del Monaco, i ‘tre tenori’ Pavarotti, Domingo (in Tosca nel ’79) e Carreras, Di Stefano, Corelli, Kraus, Bergonzi, Rescigno. E tra le cantanti, ‘l’Usignolo di Spagna’ Montserrat Caballè, la Anderson, Raina Kabaivanska, Katia Ricciarelli, Renata Scotto, Birgit Nilson,  Marilyn Horne ed una giovane ma già talentuosa Cecilia Gasdia. Nel balletto altrettante stelle da Rudolf Nurejev a Carla Fracci e Luciana Savignano.

 

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Con Marilyn Horne e Nicola Rescigno per la Carmen

 

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Franco Corelli e Carlo Perucci

E registi di fama mondiale che scrissero la storia della rappresentazione scenica lirica, con l’intuizione dello stesso Perucci di volere Ken Russell a dirigere la Boheme, nell’84. Non ebbe fortuna invece e seguito il progetto legato a Dario Argento in cabina di regia per ‘Rigoletto’. Un’arena ‘all star’ che, grazie all’impegno (pure politico, era un influente componente del Psi) del suo direttore artistico ebbe alla fine anche riconoscimento giuridico di associazione con gli indispensabili proventi statali che permisero di andare avanti. Stesso beneficio, Carlo Perucci ottenne anche per il teatro Pergolesi di Jesi: a ricordarlo una targa apposta dall’allora assessora alla cultura Simona Marini, presente ‘Micio’ Proietti. Una analoga targa ricorda i ‘patres’ del melodramma all’interno del loggiato che precede l’ingresso allo Sferisterio. Dopo Macerata, Perucci fu chiamato (sarebbe accaduto anche ad un suo successore: Claudio Orazi, ora a Cagliari) a dirigere l’Arena di Verona. Ma il suo cuore lo riportava sempre nelle Marche. Da Macerata se ne andò un po’ amareggiato: così almeno sembrò a chi scrive al quale concesse l’unica intervista, esclusiva di quell’addio.

 

 

 



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