«Se gli edifici crollano,
io non mi fermo»
Un’onda travolge il Lauro Rossi

MACERATA - S’ispirano al territorio colpito dal terremoto, alla natura e alla ricostruzione le parole mandate in scena nel finale di "We can be waves", quarto titolo del Mof e vincitore del premio Macerata Opera 4.0. Sul palco il collettivo berlinese Casa Marziano, in collaborazione con il Balletto del Teatro di Torino. LE FOTO
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di Maria Stefania Gelsomini

(foto di Andrea Petinari)

«Segreti nascosti esistono in luoghi inattesi, se gli edifici crollano, io invece continuo. Io non mi fermo. Io sono un’onda, sono vibrazione e vi porto con me». Queste parole proiettate sul finale, che s’ispirano al territorio colpito dal terremoto, alla natura e alla ricostruzione, riassumono in maniera efficace il senso dello spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro Lauro Rossi, We can be waves, il quarto titolo del Macerata Opera Festival 2018 che chiude la prima settimana di programmazione dopo le tre opere liriche dello Sferisterio.

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Il progetto, vincitore del bando Macerata Opera 4.0, è una produzione sperimentale del regista e coreografo Matteo Marziano Graziano insieme al collettivo berlinese Casa Marziano, e in collaborazione con il Balletto del Teatro di Torino, realizzato dall’associazione Arena Sferisterio con Opera Europa e la Rassegna di Nuova Musica. Un percorso musicale creato appositamente per gli spazi del teatro maceratese, fatto di danza e musica dal vivo sulle Folk Songs di Luciano Berio e su musiche inedite del compositore contemporaneo Samuel Hertz. Sedici artisti in scena per un concerto coreografico totale, che libera la platea dalle poltrone spingendo gli spettatori sui palchi, e libera il palco dalle quinte, mostrando al pubblico il backstage, con tutte le sue attrezzature e attrezzerie, cavi, fari, corde, teloni, cantinelle. I movimenti sono incessanti, in un continuo alternarsi e incrociarsi di voci, strumenti, ritmi, passi, evoluzioni fisiche e psicologiche. Gli attori si muovono dentro un teatro buio che appare inagibile, ma che riusciranno a rimettere in sesto e a far tornare alla vita, interagendo fra loro, dando forma a oggetti inanimati, creando inaspettate narrazioni nei vari linguaggi dell’arte. Le onde musicali e sonore a volte sospingono, a volte sono impercettibili ma cariche di energia, a volte sconquassano, come quelle del mare e del sottosuolo. Le risonanze e gli echi si propagano dagli artisti agli spettatori, trascinati in un’esperienza di ascolto che diventa partecipazione in prima persona.

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In scena il soprano Shoushik Barsoumian e il mezzosoprano Silvia Aurea De Stefano (entrambe bravissime, nella recitazione oltre che nel canto), i danzatori Viola Scaglione, Emanele Piras, Flavio Ferruzzi, Hillel Perlman, Lisa Mariani e Wilma Puentes Linares, i musicisti Estelle Costanzo (arpa), Mariateresa Pagano (viola); Valentina Strucelj (clarinetto), Matteo Armando Sampaolo (flauto); Francesco Pinosa (violoncello), Giuseppe Padalino (percussioni), Marika Perna (percussioni), un collettivo d«i grande incisività, con la direzione musicale di Jacopo Brusa e la scenografia di Anne Storand. Lo spettacolo sarà replicato il 1° e l’8 agosto, mentre nella forma dell’installazione sonora e partecipativa in cuffia wireless, aperta a gruppi ristretti di spettatori, sarà replicato nei giorni 27, 28, 29, 31 luglio e 4, 5 e 7 agosto alle 18 e alle 19 (mentre il 2 agosto, durante la Notte dell’Opera, alle 22,30 e alle 23).

 

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