Thomas Zettera,
un anno dopo l’intervento
“Mi sento di nuovo utile agli altri”

LA STORIA - Il maceratese è tornato a lavorare e a fare le piccole cose che prima non gli erano permesse dal suo cuore malato. Fondamentale l'operazione finanziata dalla raccolta fondi di Cronache Maceratesi alla quale hanno aderito in centinaia

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Un fotogramma della nuova vita di Thomas Zettera

Un fotogramma della nuova vita di Thomas Zettera

«Esattamente il 17 marzo di 12 mesi va uscivo per la seconda volta dalla sala operatoria e grazie alle straordinarie mani del dottor Christopher McLoud e di tutta la sua preparatissima equipe, finalmente un incubo durato quasi un anno iniziava a volgere al termine». Inizia così il racconto di Thomas Zettera, il 41 enne maceratese che, grazie al gran cuore di tanti concittadini che hanno partecipato alla raccolta fondi promossa da Cronache Maceratesi, si è sottoposto ad un intervento indispensabile per il suo cuore malato e oggi sta bene.
Thomas ripensa a quei giorni di incertezza, prima di arrivare alla Mayo Clinic di Rochester dove si è affidato completamente al personale sanitario: «Guardo indietro e vedo la sofferenza e il sacrificio della mia famiglia, l’apprensione ed il coraggio che solo una mamma può comprendere, ma anche l’affetto, l’amicizia è la solidarietà di tantissime persone che ci sono sempre state vicine. Il ritorno a casa è stato un momento meraviglioso, quasi surreale, riprendersi completamente da tutto ha richiesto ancora diversi mesi ma tornare alla normalità e riprendere quella quotidianità troppo spesso desiderata è stato davvero bello. Sono stato accolto da tanti con grande affetto ma ci tengo in particolare a sottolineare di non aver fatto nulla di grande o di eroico, ho soltanto affrontato una situazione nell’unico modo possibile ed ho avuto paura ogni giorno come chiunque altro».

Thomas Zettera

Thomas Zettera

Da allora la vita di Thomas si è trasformata: «Ora a distanza di un anno la cosa più incredibile è che non ho più avuto aritmie, il mio cuore se pur sempre “malato” mi ha restituito una stabilità è una serenità che non ricordo di aver mai provato, in pratica avevo vissuto sempre in un costante stato di ansia e di paura tra un’aritmia ed un altra, tra un ricovero ed una corsa in ambulanza ed ancora fatico a credere che stare così sia reale, forse questo non ha molto senso per tutti, ma chi ha vissuto tutto questo con me spero che abbia ricevuto altrettanto sollievo. Una delle cose più belle è stata di tornare a lavoro e sentirmi di nuovo utile per gli altri. Guidare di nuovo la macchina, fare lunghe passeggiate ed anche andare a pesca. Piccole cose di grande valore. Ci sono ancora questioni irrisolte e non concluse, come il debito con la clinica che a causa di problemi prettamente burocratici tra la clinica ed il consolato, ancora non hanno avuto una definitiva soluzione, ma tutto si risolverà nel migliore dei modi. Desidero ancora ringraziare tutti quanti hanno contribuito in qualsiasi modo a donarmi una nuova vita. Grazie di cuore».

(a.p.)

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