Thomas dalla Mayo Clinic:
“Grato di potermi curare”

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Thomas alla Mayo Clinic dopo un piccolo intervento

L’avventura americana di Thomas Zettera è cominciata. Il quarantenne maceratese affetto da una grave malformazione cardiaca che potrà sottoporsi all’intervento di cui ha bisogno grazie alla raccolta fondi di Cronache Maceratesi alla quale tantissimi hanno aderito, è alla Mayo Clinic. Thomas è arrivato a Rochester grazie ad un volo assistito. E’ lui stesso a raccontarlo: «Totale 27 ore di viaggio, tra auto, scali aerei, attese e controlli. Partiti alle 2.30 di sabato mattino arriviamo a Roma alle 6 circa, incontriamo subito il medico, un ragazzo giovane, forse anche troppo per il suo lavoro, ma dovrò presto ricredermi perché si dimostrerà straordinariamente preparato e capace nel gestire ogni aspetto del viaggio. Ore 7.55 partenza per Londra, volo tranquillo, ma l’atterraggio con il forte vento ci fa stare in tensione. Alle 13.15 dopo i rigorosissimi controlli, si parte per Chicago, il volo inizia tranquillo ma da li a poco inizia l’aritmia.L’aspettavo, mi ci ero preparato e sapevo che mantenere il controllo era l’unico modo di evitare una situazione critica, nessuno perde la calma, mia madre cerca di farmi stare tranquillo e io faccio lo stesso con lei e mia moglie. Sempre il pollice alto, sempre tranquillo. Il dottore senza allarmare nessuno si tiene pronto per ogni evenienza. Calmo gestisce la situazione con la massima professionalità. L’aritmia mi accompagna per tutto il viaggio, solo una volta a Chicago si ripristina il battito regolare. Ma per fortuna la situazione non è degenerata. La mia testa è rimasta in Italia pensando a tutti gli amici che ci hanno aiutato.

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Thomas con la moglie Ana Liza

A Chicago siamo sfiniti, prendiamo i bagagli li imbarchiamo di nuovo per Rochester, il volo tarda, c’è sulla rotta una tempesta di neve che imperversa da 5 ore. Scongelano le ali del piccolo aereo e ci imbarcano. Il volo dura poco più di un’ora, sono seduto proprio sopra le ali ma nevica così forte che non riesco a vederle dal finestrino. È un muro bianco e anche l’aritmia riprende ad accompagnarmi. Nel frattempo ho iniziato da Chicago a sanguinare dal naso, problema di pressione e fluidità del sangue, ma non importa siamo quasi arrivati… Atterraggio tranquillo anche se tutto l’aeroporto era una lastra di ghiaccio… Prendiamo un taxi, il freddo gelido ci da una svegliata, -20 gradi, non vediamo l’ora di entrare nell’appartamento caldo. Siamo sfiniti, l’unico che sembra ancora carico e reattivo è il dottore come il pesantissimo cardiovertore che si è sempre portato dietro insieme a tutti gli altri dispositivi medici.Come ha detto dal primo momento “sono attrezzato e pronto a tutto… Abbiamo tutto sperando che non serva niente” e così è stato, il peggio è stato scongiurato e malgrado tutto il viaggio è andato abbastanza bene. Siamo arrivati e siamo contenti i nostri pensieri vanno a tutti quanti hanno contribuito in ogni modo a farci arrivare qui, vi siamo profondamente grati per tutto il vostro sostegno e il grande affetto».

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Thomas all’ingresso della Mayo Clinic

Alla Mayo Clinic Thomas ha subito iniziato il percorso clinico che lo porterà ad affrontare la battaglia contro la sua malattia. Come è nel suo stile, Thomas non si tira indietro, anzi guarda avanti e aspetta con ansia il momento in cui sarà di nuovo in forma. E’ sempre lui a raccontare questa prima settimana negli States. «Una settimana è quasi trascorsa. Queste giornate a Rochester sono state molto concitate, tra esami clinici e visite di controllo susseguite in un tour de force continuo nel quale abbiamo passato decine di ore al giorno tra i vari piani della Mayo Clinic e del St. Mary Hospital. Ieri sono stato sottoposto ad un piccolo intervento necessario a valutare dall’interno le reali condizioni della funzionalità attuale del mio cuore, da questo esame sono emersi aspetti importanti che hanno canalizzato le decisioni dei medici in una strategia di cura da seguire, anche se ancora non è stata presa una decisione definitiva. Ci sarebbe infatti la possibilità di sottopormi ad un tipo di intervento nuovo, adatto al mio tipo di cardiopatia è sviluppato con tecniche avanzate e  meno invasive, dandomi la possibilità di migliorare molto la condizione di salute per almeno altri 10 o 15 anni, certo è difficile poter fare una previsione così a lungo termine, ma per me che convivo con l’aritmia da tutta la vita sembra una prospettiva da sogno. In questa settimana i medici hanno controllato tutto, sono stato seguito con rigorosa scrupolosità. Ho fatto esami di ogni tipo per valutare lo stato della mia cardiopatia, purtroppo aggravata dalla lunga conduzione instabile dell’ultimo anno. Ma sono molto felice e molto grato di poter essere qui e ricevere le cure adeguate per tornare in salute».

(a.p.)
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Rochester



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