Valleverde, la grande incompiuta

L'INCHIESTA/2 - Ecco i motivi per cui l'insediamento produttivo e lo svincolo di San Claudio sono fortemente sponsorizzati da un gruppo di politici e di tecnici. Con lo svincolo di Campogiano si risolverebbero molti problemi della città di Macerata. Un'altra vicenda in cui gli interessi di pochi sono prevalsi e prevalgono sugli interessi della collettività
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Seconda ed ultima puntata della nuova inchiesta dell’avvocato Giuseppe Bommarito che questa volta si è occupato per Cronache Maceratesi dell’insediamento produttivo Valleverde, tornato di estrema attualità dopo la recente presentazione del comitato composto da politici, tecnici e imprenditori a favore dello svincolo della Superstrada a San Claudio (leggi l’articolo). L’avvocato Bommarito ricostruisce tutte le fasi di una vicenda che va ormai avanti da molti anni e in cui non mancano aspetti su cui fare chiarezza anche da parte delle istituzioni. 

La prima puntata (leggi l’articolo)

 

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di Giuseppe Bommarito

…Tra il 2004 e il 2005 il Consorzio ottenne il parere favorevole circa la VIA (la valutazione di impatto ambientale) e sottoscrisse la convenzione con il Comune di Macerata per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione, da completare entro quattro anni e in quella sede complessivamente quantificate al prezzo di € 8.900.000, comprese anche l’iva e le spese generali (e per questa cifra di quasi 9 milioni di euro venne infatti rilasciata una fideiussione congiunta della Banca delle Marche e della Banca Popolare di Ancona, poi scaduta a novembre del 2010 senza che qualcuno si preoccupasse di chiederne il rinnovo). Subito dopo il Consorzio Valleverde ottenne il permesso a costruire per le opere del primo stralcio (in pratica, il progetto completo meno le opere riferite alla rete fognaria, in gran parte ricadenti nel territorio di Corridonia), per le quali, nel marzo 2008 (anche se la stazione appaltante risulta essere il Consorzio di Bonifica del Musone, Potenza, Chienti, Asola e Alto Nera) avviò una gara europea, obbligatoria per l’importo dei lavori da eseguire. La gara, con un ribasso d’asta del 34% circa, fu vinta nel luglio 2008 dall’Associazione di imprese costituita tra la SOCAB s.r.l. di Porto S. Giorgio (gruppo Alici Biondi) e la Alto Soc. Coop. a r.l. di Orvieto per l’importo di € 7.815.632,86 (oltre iva). Sempre la SOCAB in seguito si aggiudicherà anche i lavori del secondo e ultimo stralcio.

PICT6004-300x200Quasi subito, nonostante un ricorso al TAR del secondo classificato che contestava i criteri di valutazione delle offerte, partirono i lavori sull’area di Valleverde, come detto sopra di oltre 57 ettari, di cui 18 ettari per strade, verde e parcheggi, e i restanti 39 ettari per circa il 60% destinati ad insediamenti produttivi e per il 40% a zona commerciale e direzionale. Erano previsti nella zona produttiva, quella dove l’area ancora non urbanizzata veniva ceduta al prezzo convenzionato di 14 euro a metro quadrato, ben 43 lotti, venduti sulla carta in soli dodici mesi dalla partenza a soggetti che però in buon numero poco o nulla avevano a che fare con l’attività manifatturiera industriale o artigianale vera e propria. Il progetto, come già detto, prevedeva anche altri 19 lotti commerciali e 2 direzionali, rimasti ad oggi quasi tutti invenduti.

I lavori termineranno di fatto nei primi mesi del 2011 e saranno poi collaudati da un tecnico nominato d’intesa con il Comune di Macerata nel maggio 2011. Il Comune, tuttavia, ad oggi non ha ancora preso in carico le opere di urbanizzazione, evidentemente ritenendo che qualcosa debba tuttora essere completato (preoccupa di certo la polizza fideiussoria scaduta) ed anche perché (parole del Sindaco Carancini nel luglio 2011) occorre procedere “all’individuazione della natura delle aziende che volessero acquistare lotti della parte produttiva … per evitare di autorizzare nella parte produttiva aziende che di produttivo non hanno niente”. Nel frattempo, visto il prolungamento della vicenda e l’incremento dei costi (alla fine i lavori a carico dei consorziati verranno a costare quasi 13 milioni di euro, iva inclusa, compresi i notevoli costi di gestione, pur essendo stati quantificati nell’iniziale convenzione con il Comune di Macerata in 9 milioni circa, iva inclusa), tra gli associati è iniziata a montare una certa maretta, poi sfociata nelle recenti dimissioni del Presidente Pambianchi.

PICT6005-300x200Un piccolo passo indietro, ora, per capire le parole di Carancini riportate sopra. Va qui ricordato infatti che in corso d’opera era iniziato l’assurdo snaturamento della “destinazione urbanistica produttiva” del nuovo grande insediamento. Nel gennaio 2007, infatti, la Giunta Meschini decise di consentire l’insediamento del sindacato CGIL, deliberando (con parole che suonano prive di senso per un insediamento nato come produttivo e in teoria destinato a rimanere tale) che l’area di Valleverde, “oltre a risultare comprensiva sia di attività artigianali che industriali e commerciali, fosse fisiologicamente tendente ad estendersi ad attività di servizio di vario genere, riferibili persino … ad attività di amministrazioni pubbliche”. Assurdo, ma vero! Poco dopo, nel dicembre 2009, sulla stessa linea di sostanziale distacco dalla conclamata vocazione produttiva, veniva invece dato sempre dalla Giunta Meschini il nulla osta alla vendita di un lotto da un’impresa originariamente acquirente alla ditta Dinamica s.r.l., benché questa operasse nel settore del marketing e dei servizi. In seguito, tanto per citare le situazioni più meritevoli di attenzione, sempre nella parte destinata ad insediamenti produttivi arriveranno pure un istituto di credito e l’Associazione Industriali (che rappresenterà pure le imprese associate, che è indubbiamente un’istituzione prestigiosa, ma che di per sé non può in alcun modo essere considerata un’impresa industriale o artigiana).

PICT6006-300x200Alla fine del giro (a parte la SOCAB che ha realizzato i lavori di urbanizzazione, i professionisti incaricati delle consulenze e delle varie incombenze tecniche e i componenti del consiglio di amministrazione, i quali tutti a mio avviso hanno parecchi buoni motivi di soddisfazione e non potranno certo lamentarsi per come per loro sono andate le cose), chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso con questa storia del Consorzio Valleverde, con questo piano particolareggiato di iniziativa privata fortissimamente voluto e sponsorizzato dalle Giunte Meschini ed oggi impantanato nelle sabbie mobili dell’eterna incompiutezza maceratese?

Il Comune di Macerata – è vero – non ha speso nulla per le opere di urbanizzazione, interamente gravanti sui consorziati, e ha anche incassato l’ICI (oltre 400.000 euro dal 2004 al 2010) e altre somme dovrebbe incassare in futuro a titolo di IMU sull’area ricompresa nell’insediamento e per i costi di costruzione relativi ai singoli lotti. Però, in vista di uno sviluppo produttivo che non c’è stato e difficilmente in futuro ci sarà e a causa di scelte assolutamente non rispondenti ad ogni ragionevole previsione, ha sacrificato e stravolto definitivamente una delle poche zone verdi rimaste a Piediripa, per di più collocata in un’area a forte valenza storica, culturale e paesaggistica quasi confinante con l’abbazia di San Claudio, con i resti di un antichissimo tracciato viario sottostante ormai compromessi a seguito dei lavori effettuati.

PICT6007-300x200Il Comune, inoltre, per andare dietro al Consorzio Valleverde, politicamente fortissimo all’epoca delle Giunte Meschini, in questi anni ha puntato tutto sullo svincolo di San Claudio, di certo utile per la città ma ancora più decisivo per il Consorzio stesso, uno svincolo che oggi però, nonostante gli ordini del giorno approvati in Consiglio Comunale e l’apposito Comitato che si sta costituendo, appare di difficilissima realizzabilità per vari motivi: perché il Consorzio Valleverde è un’iniziativa comunque privatistica, e non può pensare di risolvere i propri problemi con l’intervento pubblico, peraltro preteso con argomenti discutibili (“i soldi si devono trovare”) e con toni forti come se fosse un diritto indiscutibile; perché l’Anas ha già dirottato i propri fondi sull’ampliamento dello svincolo davanti al palazzo Zenith; perché il Comune di Corridonia, non senza buone motivazioni (ormai – diciamo la verità – bisogna riconoscerlo), si è tirato indietro dalla compartecipazione ai relativi costi, sostenendo che lo svincolo di San Claudio serve soprattutto a Macerata, ed è quindi giusto che Macerata, qualora intenda realizzarlo, se lo paghi; infine perché in vista e in prossimità del nuovo ipotizzato svincolo si sono negli ultimi anni coagulati notevoli interessi speculativi (che portano, da un lato, ai piani alti del mondo imprenditoriale maceratese e, dall’altro, a professionisti che sono direttamente o in maniera mediata coinvolti sia nei lavori del Consorzio Valleverde che nel neocostituito Comitato), il cui sia pure indiretto soddisfacimento attirerebbe sulla testa degli amministratori di Macerata e Corridonia fortissime bordate di critiche da ogni parte. valleverde-3Senza dimenticare il tentativo, anch’esso risalente agli ultimi tempi delle Giunte Meschini, di agganciare all’insediamento di Valleverde pure il tristemente famoso Suap Giorgini – ormai per fortuna abortito anche in sede giudiziaria dopo essere stato sconfitto in sede politica per l’obbrobrio che esso rappresentava – per il quale più di un autorevole esponente di questo neonato Comitato, anche in quel caso con qualche dose di trasversalità politica, venne a suo tempo pescato con le mani nella marmellata. Una grande figuraccia, quella volta, evidentemente rimossa troppo in fretta e con una buona dose di faccia tosta dagli interessati, che troviamo ancora in prima fila nel nuovo Comitato.

 

PICT6008-300x200Va aggiunto che, per seguire la pista dello svincolo di San Claudio, il Comune di Macerata negli ultimi anni ha di fatto lasciato cadere l’ipotesi alternativa e senza dubbio decisamente preferibile dello svincolo di Campogiano (a mio avviso l’infrastruttura viaria che, insieme alla strada destinata a collegarsi con via Mattei, dovrebbe essere in cima alle priorità per qualsiasi amministratore maceratese dotato di buon senso), situato a circa metà della carrareccia tra Piediripa e Sforzacosta e con un attraversamento del Chienti in quel punto di dimensioni estremamente ridotte, che potrebbe risolvere d’un colpo quasi tutti i problemi di traffico di entrambe le frazioni, sempre che venga realizzata – come sopra auspicato – la bretella via Mattei-Pieve, arteria strategica per Macerata, a suo tempo destinata ad essere realizzata a costo zero dalla Quadrilatero ma sdegnosamente e scioccamente rifiutata dalla Giunta Meschini (per motivazioni ideologiche, ma forse anche perché la linea politica di quegli anni, in Amministrazione, era del tutto subalterna alle figure più rappresentative del Consorzio Valleverde). Arteria per la quale invece oggi la Provincia guidata da Tonino Pettinari, con una scelta ottima e preveggente, ha aumentato lo stanziamento previsto nel proprio bilancio, così lanciando un inequivocabile segnale politico e programmatico.

PICT6009-300x200Passiamo ora ai consorziati, ai quali invero non si può dire che sia andata molto bene. I proprietari dei terreni contavano di fare l’affarone della loro vita, con le aree destinate a insediamenti commerciali e direzionali rimaste nella loro disponibilità e da vendere a prezzi di mercato. In realtà queste aree hanno ormai pochissima appetibilità per la crisi in atto e difficilmente potranno essere piazzate (anche perché nella zona dirimpettaia della stessa lottizzazione, dove si vende a prezzo controllato e quindi più basso, il Comune di Macerata, come si è visto, scorrettamente negli anni scorsi ha consentito di andare oltre la destinazione realmente produttiva). Nel frattempo, però, i proprietari consorziati hanno dovuto fare i conti con i costi delle opere di urbanizzazione (abbastanza cresciuti rispetto alla iniziale previsione), con le notevoli parcelle dei professionisti e con gli elevati costi di gestione del Consorzio stesso (oltre 100.000 euro l’anno per il solo Consiglio di Amministrazione). Molti di essi, probabilmente, oggi rimpiangeranno il fatto di non essersi fatti espropriare a suo tempo dal Comune i loro terreni irrigui, incassando seduta stante il corrispondente indennizzo e salutando una volta per tutte i suonatori dell’allegra compagnia di Valleverde.

PICT6012-300x200A loro volta, i consorziati imprenditori, almeno quelli che non hanno comprato inizialmente i vari lotti nell’intento di farci sopra una qualche speculazione, si trovano anch’essi piuttosto messi male e piuttosto straniti, avendo dovuto contribuire per anni ai costi per l’urbanizzazione e per l’onerosa gestione del Consorzio, con l’ICI già pagata e con l’IMU da pagare nei prossimi anni, di certo non il periodo migliore per tirare fuori, direttamente o tramite il credito bancario, anche i soldi e gli oneri per edificare i manufatti e gli opifici previsti. Gli altri imprenditori consorziati, quelli che, avendo costituito una sorta di rendita di attesa, sognavano di speculare con successive rivendite dei vari lotti, magari nel frattempo resi commerciali, si sono trovati in qualche modo con il cerino in mano, costretti anch’essi a farsi carico dei vari costi e senza la fila davanti casa di nuovi potenziali acquirenti, e forse ora cominciano a pensare che in chiave speculativa avrebbero potuto investire meglio e più fruttuosamente i loro soldi.

Di certo, quella che ad oggi è stata di fatto realizzata (con due soli lotti che stanno sorgendo in mezzo a campi ancora coltivati e ai resti di una vecchia porcilaia ricompresi nell’anello stradale realizzato dalla SOCAB, un lotto della CGIL e l’altro della Dinamica, realtà entrambe indubbiamente rispettabili e importanti, ma ben lontane da qualsivoglia attività produttiva) appare sempre più come l’ennesima assurda e dannosa incompiuta maceratese, sicuramente funzionale agli interessi di pochi ma senza dubbio non rispondente all’interesse strategico e futuro della città. E ciò in gran parte per motivi legati all’iniziale voluto, strumentale e insensato sovradimensionamento; in buona parte per aver fatto i conti senza l’oste (qui il riferimento è allo svincolo di San Claudio, che qualcuno molto imprudentemente ha dato a suo tempo per scontato, facendo credere a destra e a manca che fosse in dirittura d’arrivo); in piccola parte anche – è vero – per gli effetti della gravissima crisi economica e finanziaria nel frattempo esplosa.

(2/fine)

(foto di Roberto Cherubini, foto dall’alto di Guido Picchio)

 

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