“Noi politici, palazzinari e capannonari
vogliamo lo svincolo di San Claudio”

Presentato il comitato per il "sì" all'infrastruttura viaria. Tra i promotori diversi esponenti del Pd e imprenditori che hanno investito sulla lottizzazione Valleverde: "Gli impegni presi vanno rispettati". Duro sfogo dell'architetto Grisogani: "Qui la politica non riesce mai a dare risposte"
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Da sinistra Stefano Di Pietro, Graziano Pambianchi, Monaldo Andreozzi e Narciso Ricotta

di Alessandra Pierini

A cosa servono i partiti se degli esponenti di spicco del Pd, partito ai vertici dell’amministrazione comunale, provinciale e regionale devono dar vita ad un comitato per dar seguito al progetto per lo svincolo di San Claudio che la politica ha previsto anni fa? A cosa serve la politica se i rappresentanti eletti dai cittadini  sentono il bisogno di dar forza alle loro idee e proposte attraverso un gruppo che nulla a che fare con gli organi istituzionali? A cosa serve la democrazia se un gruppo di “palazzinari” e capannonari” , neologismi con i quali oggi l’avvocato Graziano Pambianchi ha ridefinito imprenditori e industriali, non si sente rappresentato dal consiglio comunale nè dall’amministrazione che invece sono avvertiti come ostacoli? Sono questi gli interrogativi che emergono dopo la conferenza stampa convocata questa mattina dal neonato comitato Pro Svincolo di San Claudio per presentarsi prima della riunione di avvio dei lavori che si svolgerà lunedì alle 21,15 all’hotel Claudiani di Macerata.

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Hanno partecipato alla presentazione del comitato imprenditori e industriali

Tra i promotori del Comitato Stefano Di Pietro ex assessore del Comune di Macerata, il quel nei mesi scorsi ha dato il via a Confronti, associazione nata con l’intento di “affrontare quei temi in cui la politica fallisce” (leggi l’articolo), Graziano Pambianchi, membro del direttivo del Pd e fino a poco tempo fa presidente del Consorzio Valleverde, Narciso Ricotta capogruppo del Pd in consiglio comunale e Monaldo Andreozzi, commercialista. Con loro anche Aldo Benfatto, segretario della Cgil che staultimando la sua nuova sede a Valleverde, area strettamente legata allo svincolo di San Claudio, gli imprenditori Giancarlo Cossiri, Franco Mercuri, Fabio Paci , Stefano e Fabrizio Centioni e Luigi Iannucci di Confindustria Macerata.

E’ stato proprio Stefano Di Pietro, il quale da assessore presentò la delibera relativa allo svincolo  a spiegare l’obiettivo del comitato: «Ci incontreremo lunedì per fissare strategia ed iniziative poi inizieremo a fare pressione su tre amministrazioni, Provincia, Comune di Macerata e Comune di Corridonia perchè gli impegni presi, in maniera formale, vengano rispettati».

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Un momento della presentazione

Di Pietro ripercorre poi la storia dello svincolo e conclude con uno sfogo: «Lo sviluppo di Macerata non può essere legato solo ai servizi degli enti pubblici e alla cultura, ci vuole anche l’economia. Dopo l’approvazione della delibera sulla svincolo da parte del consiglio comunale di Macerata, Provincia e Comune  firmarono un accordo di programma a margine del quale fu stipulato un protocollo d’intesa con il Comune di Corridonia, firmato dall’allora sindaco Emiliani che era un industriale a differenza dell’attuale sindaco. L’idea alla base del protocollo era quella di eliminare i confini, solo virtuali, tra i due comuni, l’attuale sindaco di Corridonia invece ferma lo sviluppo. Le amministrazioni devono capire che Valleverde non è una spina nel fianco ma un’opportunità ed è stata studiata per essere funzionale allo svincolo visto che porterà 14 milioni di euro da sola, a questi vanno aggiunti 2 milioni di euro dalla lottizzazione Simonetti e altri ancora dall’ampliamento del centro commerciale Valdichienti. La Calvigioni ha ribadito più volte che il problema della viabilità non si può risolvere finchè si strozza al cimitero di Macerata ma le modifiche alla viabilità sono necessarie per dare respiro alla frazione di Piediripa dove la situazione è destinata solo a peggiorare. Non si può dire che l’impegno preso non era vincolante».

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Graziano Pambianchi e Narciso Ricotta

Parla di battaglia civile per la città Narciso Ricotta (Pd) che nei giorni scorsi ha presentato un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale per chiedere un tavolo istituzionale  sulla questione (leggi l’articolo) ma evidentemente quanto votato in sede consiliare non è abbastanza: ««Riteniamo che l’attività politica  – ha detto – non sia sufficiente a creare negli enti preposti la necessaria sensibilità e vogliamo coinvolgere tutti i soggetti interessati. Questo è un comitato per il sì e questa è una originalità che rivendichiamo. Lo svincolo di San Claudio non è al servizio di Valleverde come si vuole far credere ma a favore di tutti i cittadini, non è in contrasto con la Mattei-Pieve nè con il Comune di Corridonia. Va precisato anche che non esiste l’alibi della mancanza di soldi e non vogliamo che il problema venga affrontato con arrendevolezza».

Denuncia apertamente la sua sfiducia verso la politica, i partiti e gli amministratori Graziano Pambianchi: «Dobbiamo dare per estinti i partiti, i confronti al loro interno e il dibattito tra maggioranza e opposizione nelle amministrazioni. Visto che in tantissime situazioni è bastato un comitato del “no” per bloccare opere e costruzioni, abbiamo proposto un comitato del si per proporre idee e soluzioni».

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L’intervento di Aldo Benfatto della CGIL

Pambianchi ricostruisce anche la cronologia dei fatti: «Non è vero che l’idea dello svincolo di San Claudio nasce per far comodo a quelli che vengono chiamati “palazzinari” e “capannonari”. L’idea dello svincolo è precedente, Valleverde è stata ideata come strumento di realizzazione dello svincolo di San Claudio e al suo interno è stata già realizzata una strada a quattro corsie che doveva essere la prosecuzione dello svincolo. Oggi chi ha investito non ha ancora la sua lottizzazione, è per questo che mi sono dimesso dalla presidenza del Consorzio anche se non mi sembra che con il nuovo presidente vada meglio. Si tratta di imprenditori che portano ricchezza e lavoro, magari ci fossero più palazzinari e capannonari».

Sulla stessa linea il commercialista Monaldo Andreozzi: «E’ questione di rispetto degli impegni. Le aziende che hanno deciso di investire su Valleverde hanno fatto una programmazione e hanno tutto il diritto di avere delle risposte. E’ ora di farsela finita».

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Franco Mercuri della Orim metalli

Tra gli imprenditori presenti c’è anche Franco Mercuri della Orim metalli che si occupa di meccanica di precisione: «Ho bisogno di spazio e ho buttato cifre importanti su Valleverde ma ancora non riesco ad ottenere lo spazio di cui ho bisogno. Con il nuovo capannone riuscirei ad avere 2 macchinari in più e potrei assumere ben cinque persone».
Parla di occupazione anche Aldo Benfatto della Cgil: «In questo momento di crisi è importante avere opportunità di assunzione, l’edilizia è in una fase pessima e se gli imprenditori vogliono costruire perchè non li mettiamo in condizione di farlo? A noi interessa che le istituzioni rispettino gli impegni».

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Fabio Grisogani

E’ un fiume in piena l’architetto Fabio Grisogani, uno dei responsabili della progettazione di Valleverde, il quale manifesta una certa rassegnazione e se la prende con il Comune di Macerata: «Credo che ci sia una dicotomia tra fattore politico e uffici per cui sia gli amministratori che i tecnici sono convinti di poter comandare. Il Comune di Macerata sta battendo un record, è primo per velocità delle pratiche: a Macerata servono 3 o 4 mesi per ottenere un permesso, da Loreto mi ha telefonato il responsabile dell’ufficio perchè aveva impiegato 30 giorni per rilasciarlo e addirittura in Veneto si fa tutto in via telematica. Per di più c’è chi mi chiama per sapere quando il Comune potrà incassare un milione e mezzo per l’ampliamento del centro commerciale Valdichienti quando sono tre anni che aspettiamo per darglieli. I politici sono persone liquide. Ho proposto molte volte di pagare loro un viaggio per andare ad imparare come si fa nelle altre realtà». Grisogani ha anche espresso le sue preoccupazioni legate alla viabilità: «Abbiamo riesumato, per lo svincolo di San Claudio, il progetto Corona, per una zona in cui passano 500 macchine all’ora, numero significativo anche rispetto all’otto volante, al quale non ci siamo opposti ma con il quale ci hanno preso in giro visto l’enorme investimento dell’Anas. Uscire allo svincolo di San Claudio vorrebbe dire, per chi deve andare a Macerata risparmiare ben tre chilometri. Non si possono fare le strade solo quando ci sono i soldi».

(Foto di Guido Picchio)

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