La nuora di Rosina in aula,
«Enrico? Dell’omicidio non parlava»
Una carcerata: «Arianna accusa il padre»

CORTE D'ASSISE - Sentita oggi in udienza Monica Piombetti che ha raccontato dei rapporti familiari. Sul divieto a Rosina di ricevere chiamate: «Non credo fosse così, avevano solo abbassato la suoneria perché alcune amiche chiamavano alle 7 di mattina. Credevo alla versione che raccontavano all'inizio, altrimenti non li avrei ospitati. Nel 2012 mio marito lasciò l'azienda di famiglia per un altro lavoro e da allora i rapporti cambiarono». Sentite due donne che sono state in carcere con la figlia della donna uccisa, una di loro ha riferito: «Del figlio diceva era meglio se stava in cella perché protetto. Poi faceva battute sul delitto»
- caricamento letture
EneaSimonetti_FF-2-650x434

Enea Simonetti questa mattina all’arrivo in tribunale (Foto di Fabio Falcioni)

 

di Gianluca Ginella

«Quando gli chiedevamo dell’omicidio Enrico restava muto, a volte piangeva. Abbiamo smesso di fare domande. Abbiamo creduto al racconto che avevano fatto su come era stata uccisa mia suocera Rosina Carsetti, altrimenti non li avremmo ospitati a casa dopo che c’era stato l’omicidio», così oggi in aula Monica Piombetti, la nuora della 78enne uccisa a Montecassiano il 24 dicembre del 2020. La donna è la moglie di Enea Orazi, figlio di Rosina. E’ stata sentita nel corso del processo di Corte d’assise in corso al tribunale di Macerata. Gli imputato sono il marito di Rosy, Enrico Orazi, la figlia, Arianna Orazi, e il nipote, Enea Simonetti. Monica Piombetti ha fatto un po’ un quadro sui rapporti famigliari, chiarendo anche alcune questioni emerse nel corso delle indagini.

AriannaOrazi_ProcessoRosina_FF-4-650x434

Arianna Orazi durante una delle udienze

«Ho sempre reputato Arianna e Rosy come persone unite – ha detto in aula -. Sono andate sempre d’accordo, succedeva che bisticciassero e non si parlassero per una settimana, ma poi tornava tutto come prima. Sono 22 anni che con mio marito stiamo insieme, io li ho conosciuti dopo un annetto o due, quindi vent’anni che li conosco». Ha detto che i rapporti sono cambiati «a casa loro non andavamo da anni, in seguito ad un evento avvenuto nel 2012 che ci ha un po’ separato come famiglie. Nel 2012 mio marito ha cambiato lavoro, è andato via dall’azienda di famiglia, ha scelto un lavoro che lo soddisfaceva di più. Rosy non l’ha presa bene, quando ci è andato a parlare gli è stato detto “per me sei morto”, forse si è sentita tradita. Gli ha detto “sei un ingrato”. Sono rimasta malissimo per questa cosa». Negli anni le famiglie si erano poi riavvicinate anche se le cose, ha detto Piombetti non erano state più come prima. Dopo l’omicidio, scoperto perché alle 2 di notte i carabinieri sono andati a casa loro «e hanno portato mio marito in caserma, senza dire cosa era successo, all’inizio» avevano ospitato sia la figlia di Rosina, Arianna Orazi, che Enea Simonetti, il nipote di Rosy, che il marito, Enrico Orazi.

EnricoOrazi_ProcessoRosina_FF-5-650x434

Enrico Orazi

Ha raccontato che dopo il delitto «È stata una valanga, una cascata di informazioni, vere, non vere. Non sapendo niente, leggevamo quello che usciva sui giornali, siamo stati travolti da un’onda che non pensavamo. Alcune cose dette in tv sapevo non essere vere. Come che Rosina dormisse sul divano dopo che Arianna ed Enea erano andati a vivere da loro, ma quella è una cosa che ha sempre fatto. Anche il discorso che non festeggiavano la vigilia, non lo facevano mai».

Sul telefono di casa su cui Rosina non avrebbe potuto ricevere chiamate: «Arianna ed Enea sulle telefonate mi hanno detto che siccome c’erano amiche che chiamavano alle 7 della mattina avevano abbassato la suoneria, ma non bloccato l’ingresso delle chiamate. Aveva anche un cellulare Rosy, non l’ho vista come una cosa per isolarla».

Per circa un mese lei e il marito hanno ospitato Enrico Orazi a casa «perché era troppo costoso dormire in una struttura. Non ha mai parlato dell’omicidio, non ha detto mai nulla. Io sinceramente non gli facevo più domande. Mio marito uguale, ci è venuto il voltastomaco di tutto. In alcune occasioni all’inizio, quando gli chiedevamo, lui non parlava, muto, o piangeva». Ha detto di aver creduto alla versione di Arianna, Enrico ed Enea «ci credevo, sennò non li avrei ospitati».

ValentinaRomagnoli_ProcessoRosina_FF-8-650x434

L’avvocato Valentina Romagnoli

L’avvocato Valentina Romagnoli, legale di Enea Orazi, le ha chiesto: «Ha mai avuto la sensazione che Enea fosse succube della madre?», Piombetti ha risposto: «Ho sempre visto attaccato Enea ad Arianna ed Arianna ad Enea. Faccio un esempio; una cosa che piaceva ad Arianna ero sicura piacesse anche ad Enea, e se una cosa non piaceva ad Arianna sapevo non piaceva ad Enea, comportamenti simbiotici. Loro erano molto uniti. Li vedevo sempre d’accoro sulle stesse cose, uno diceva le parole dell’altro. Non direi un rapporto di dominio però».

Ha raccontato alcuni particolari per spiegare i rapporti famigliari di Enrico, Enea ed Arianna: «Faccio un esempio, al mio matrimonio c’erano 100 persone, i parenti di mio marito erano 4: Enrico, Arianna, Rosina, Enea e oltre a loto un’amica di famiglia, non avevano più rapporti con altri parenti. Non so perché». Sul nipote Enea ha detto «non si è mai presentato come una persona aggressiva. Stava tentando di prendere la patente da camionista, e stava imparando a fare il pizzaiolo». Le è stato chiesto dal legale di Enrico Orazi, Barbara Vecchioli, se Rosina soffrisse di osteoporosi: «Sì sapevo che ne soffriva, anche in modo abbastanza importante».

vincenzo-carusi

Al centro il pm Vincenzo Carusi

COMPAGNE DI CELLA – Nel corso del processo sono state sentite anche due ex compagne di cella di Arianna nel carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro. Per prima ha testimoniato Loredana Cozzolino. «Arianna mi ha raccontato dell’omicidio, ha detto che è stato il padre. Il padre l’ha sfrozzata o affogata, non so». Il pm Vincenzo Carusi le ha chiesto di entrare più nel dettaglio di quanto le è stato riferito su questa ricostruzione dell’omicidio. «Non so la motivazione, ricordo che mi disse il 24 dicembre non erano usciti, erano rimasti a casa, la mattina, lei e il figlio e la mamma e poi nel pomeriggio c’era anche Enrico. Il pomeriggio non mangiarono, il figlio andò a fare la spesa per comprare qualcosa. Enrico e Rosina si trovavano di sopra, Arianna era sotto. Il padre aveva chiamato la figlia che era andata sopra e aveva trovato la madre per terra. E il padre stava lì con le mani in testa. E lei disse: “Che hai fatto?”, lui non parlò e lei chiamò i carabinieri». Ha raccontato anche un episodio che dice essere avvenuto alle 5 del mattino nella cella dove stava con Arianna. «C’era il bagno sporco, svegliai Arianna alle 5 del mattino e le dissi di pulirlo, lei mi minaccio “Ti faccio fare la fine di mia mamma”». Per i suoi atteggiamenti avevo timore e chiesi il trasferimento». Ha detto che poi conoscendola meglio aveva potuto capire il tipo di persona e i rapporti si erano normalizzati. L’avvocato di Enrico Orazi, Barbara Vecchioli, ha chiesto a Cozzolino perché quando era stata sentita dai carabinieri del Reparto operativo di Macerata, nel maggio del 2021, non avesse detto quanto le aveva riferito Arianna sul delitto. Cozzolino non ha chiarito questo aspetto.

BarbaraVecchioli_ProcessoRosina_FF-6-650x434

L’avvocato Barbara Vecchioli

Un’altra ex compagna di cella, Emanuela Baldassini, aveva chiesto pure lei il trasferimento. Al processo è stata chiamata per una lettera che ha scritto dal carcere (in udienza il legale di Arianna Orazi, l’avvocato Olindo Dionisi, ha tirato fuori anche una seconda lettera). «Io ho scritto una lettera, quando ero detenuta a Pesaro, da madre perché vedere certe cose sui figli è vergognoso. Sono entrata in carcere nell’aprile 2021. All’inizio siamo state in cella insieme verso maggio, giugno e Arianna in principio si presenta come una persona gradevole, socievole, simpatica. Poi ha iniziato a fare i suoi giochini. È successo che ha cercato di far uscire una lettera, avendo la posta bloccata, tramite una detenuta che tornava libera e l’ha fatto come se fossimo tutte partecipi. Io non ci volevo entrare e ho segnalato la cosa.

La notte non si sa se dorme, non dorme, fa le prove dei processi – ha raccontato ancora -. Non conosco il figlio e sinceramente parlando mi fa pena, per questo ho mandato quella lettera alla procura. Sentire una madre che è contenta se il figlio sta in carcere è deplorevole. È gelosa marcia di questo ragazzo, aveva questo rapporto con lui, dice che qualsiasi donna che gli si avvicina è una puttanella. Dice che sta meglio in carcere perché è protetto. Poi faceva battute sul delitto, che l’avrebbe rifatto dieci volte. Certo magari lo diceva come battuta. A volte diceva: “sono stata io”, poi si metteva a ridere e diceva non era vero. A volte vedendo la mia reazione diceva che era stato il padre». Un altro particolare che ha raccontato è che «dopo una udienza del figlio, mi pare lo scorso ottobre era impazzita, ha iniziato ad urlare al figlio al telefono diceva che doveva fare quello che diceva lei, il figlio era andato a trovare il papà credo e lei urlava, diceva che lo avrebbe abbandonato lì. A volte diceva che non era dispiaciuta per la morte della madre, presumo che lei ci giochi molto sul fatto che alla fine non sarebbe venuto fuori niente. Ci si diverse con questa storia. Una volta aveva fatto il gesto come di strozzarla».

Dionisi_ProcessoRosina_FF-7-650x434

L’avvocato Olindo Dionisi

L’avvocato Dionisi le ha chiesto di un’altra lettera, quella mandata alla caserma dei carabinieri di Ancona in cui chiede ad un maresciallo che conosce di aiutarla, dice di avere informazioni su Arianna Orazi e se può avere uno sconto della pena (la donna deve scontare 7 anni e un mese per truffa). Su questo la donna ha detto «Sì l’avevo scritta ma era stato tempo prima, l’altra invece l’ho scritta senza volere nessun beneficio solo come madre». Il processo proseguirà il 7 luglio. Quel giorno sarà sentito almeno uno degli imputati, Enea Simonetti, e forse Arianna se darà l’ok. Al momento solo Enea ed Enrico hanno deciso di testimoniare.

«Dalle testimonianze delle due carcerate è emerso ciò che dal nostro punto di vista è palpabile e cioè che il ragazzo sia vittima di questa madre che dall’alto cerca di decidere vita e morte del figlio – dice l’avvocato Romagnoli -. Inoltre entrambe indicano nel padre di Arianna, in base a quanto da lei raccontato loro, l’autore del delitto. Enea è l’unico che ha sempre cercato di fare dei piccoli passi verso la giustizia».

Sentiti anche padre e figlio di Cingoli, Giuliano Bambozzi e Manuel Bambozzi. In pratica la questione su cui dovevano rispondere riguarda un episodio che risale all’11 gennaio 2021 quando Enea e Arianna andarono a casa sua. Enea avrebbe chiesto a Manuel Bambozzi di un ragazzo per sapere se spacciava ancora e gli aveva chiesto di un altro perché, aveva detto il padre di Manuel ai carabinieri, perché cercava una persona da indicare che fosse a casa della nonna al momento dell’omicidio. Manuel Bambozzi ha confermato, dopo le sollecitazioni del pm che lo ha invitato a cercare di ricordare e poi gli ha detto quanto riferì all’epoca ai carabinieri, la questione che Enea avrebbe cercato qualcuno per una canna per risultare positivo ad un test del capello, ma ha negato che il giovane stesse cercando qualcuno da indicare come a casa della nonna: «no, mio padre ha capito male» ha detto Manuel Bambozzi.

Articoli correlati






© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X
		Tolentino = 
Civitanova = 
Elezioni =