Silenzi rintuzza Borroni:
«Siete stati a voi a sbandare
sulla variante Amadori»

CIVITANOVA - L'esponente dem replica al consigliere regionale di FdI: «Non ci sono “marachelle del Pd, mentre il centrodestra prima l'ha approvata in Consiglio e poi con la maggioranza spaccata l’ha respinta con motivazioni farlocche a cui il privato si è attaccato per chiedere risarcimenti»
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Giulio Silenzi (Pd)

 

«Ancora una volta Borroni dimostra di essere un imbroglione quando parla del Pd e si palesa in tutta la sua pochezza. Un consigliere regionale dovrebbe sentire l’obbligo, nei confronti dei cittadini che gli pagano lo stipendio, di studiare tutti gli atti amministrativi per non scrivere castronerie». Inizia così la replica del capogruppo dem uscente Giulio Silenzi all’esponente di FdI Pierpaolo Borroni, che ieri aveva parlato di “marachelle del Pd” rispetto alla variante Amadori.

«Nella storia della cosiddetta variante Amadori – replica oggi Silenzi – non ci sono “marachelle del Pd” ma da una parte c’è il comportamento lineare e contrario del Pd e dall’altra quello ondivago dei Fratelli d’Italia e del centrodestra che prima l’hanno approvata in consiglio e poi con la maggioranza spaccata l’hanno respinta con motivazioni farlocche a cui il privato si è attaccato per chiedere risarcimenti. Ne vedremo delle belle. Perciò tutta colpa del comportamento del centrodestra. Stiamo parlando della delibera che andava “infiocchettata” per dirla alla Ciarapica, la variante “del poro Corrado Perugini” sempre per citare Ciarapica (il riferimento è al video fuori onda, ndr)».

«Il Pd – continua l’esponente dem – ha sempre votato contro “la Amadori”, prima e dopo e queste cose le ho dette in consiglio, è tutto documentato. Invece la modifica alla convenzione della Civita Park, sottoscritta dal sindaco Mobili e dalla giunta (Ciarapica era assessore) per cui si avvalsero della facoltà di non rispondere al magistrato dopo che furono inquisiti, era necessaria per poter ridurre la fiera e realizzare il Palas. Era cioè possibile procedere solo con l’assenso sia di Civitapark che di “Progetti abruzzesi” che avevano firmato l’originaria convenzione altrimenti non si sarebbe potuti andare avanti e non si sarebbe realizzato il Palas, quel Palas contro il quale anche Borroni manifestò con tanto di striscione dove avevano scritto di stare “su scherzi a parte” perché secondo lui e altri non si sarebbe mai fatto. Oggi invece tutti a glorificarsi con la Lube Civitanova che grazie a quel Palas deve gli ultimi successi».

«Riepilogando – specifica Silenzi – per firmare Progetti abruzzesi pose la condizione di trasformare in commerciale parte della superficie alberghiera già autorizzata ma la giunta d’allora non la concesse ma si impegnò a portare la richiesta in Consiglio, l’unico organo che poteva decidere. In seguito, con il centrosinistra, la variante alla convenzione Civitapark/Progetti abruzzesi venne portata in Consiglio comunale in un percorso trasparente e da lì poterono iniziare i lavori del più bel Palas per la pallavolo d’Italia che – altra fesseria di Borroni – non si è avvalso degli oneri Amadori in quanto per la sua realizzazione il Comune non ha dovuto versare nulla perché tutto fu a carico dell’allora costruttore come previsto nella convenzione con la Civitapark».

«Queste le premesse, per spazzare il campo dalle inesattezze di Borroni – aggiunge ancora Silenzi – Si rassegni, quella struttura non è stata costruita con i soldi del Comune e cozza con gli atti amministrativi (è una favoletta raccontata dal consigliere regionale). Sulla Amadori la verità è che in consiglio comunale il centrodestra ha sbandato. In una prima fase ha approvato la variante e dopo ha votato contro, per dissensi interni ed evitare di spaccarsi in aula, adducendo la scusa della necessità di approfondire il Prg realizzato. Motivazioni inventate sul momento e che oggi consentono al privato di far valere i propri diritti perché non c’è stato un discorso chiaro e trasparente. Con loro al comando in quell’area sarebbero rimasti i piloni di cemento di una lottizzazione incompiuta (Civita Park) e non ci sarebbe stato il binomio Civitanova-Lube».

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