Campi da padel sul lungomare sud,
Paglialunga: «Bocciatura della Regione
e la Provincia ha messo dei paletti»

ELEZIONI CIVITANOVA - La candidata sindaca fa sapere che il progetto al centro delle polemiche da settimane è stato sottoposto a Vas e che è arrivato il no alla variante: «Insomma, un esame andato male signor sindaco». La deputata M5S incalza Ciarapica sulla Bolkestein, Vinicio Morgoni interviene sul caso porto Dubai: «Possiamo solo esprimere tutto il nostro biasimo per questa vicenda che si è sviluppata contro gli interessi di tutti i cittadini»
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I lavori sul lungomare sud

 

Campi da padel sul lungomare sud, la Regione boccia la variante e la Provincia mette dei paletti. E’ quanto rende noto la candidata sindaca del centrosinistra Mirella Paglialunga sul progetto del Surf club, da settimane al centro di polemiche e anche di una raccolta firme dell’associazione CivitaSvolta.

Il Comune ha concesso un permesso per costruire un centro padel su largo Melvin J. La variante allarga la possibilità di realizzare zone attrezzate per il gioco e lo sport a tutte le aree in concessione e amplia da 50 a 400 metri quadrati la dimensione delle pedane appoggiate sull’arenile, eliminando il vincolo della rimozione stagionale. Il 5 aprile ha inviato in Provincia la pratica per una procedura Vas semplificata e la Provincia, nel decidere di sottoporre il progetto a Vas, ha fatto presente anche varie criticità emerse, tra questo il no arrivato dalla Regione.

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Mirella Paglialunga

«La data del 5 aprile è importante – dice Paglialunga – si considerino gli argomenti di Ciarapica che di fronte alle proteste, ne contestava il fondamento, facendo risalire la legittimità del progetto a concessioni di anni prima. Decisivi gli argomenti espressi nella medesima determina. La Regione Marche esprime il proprio esplicito diniego “in quanto il Piano di spiaggia non è adeguato al Piano di gestione integrata delle zone costiere” La Sovrintendenza comunica la “necessità di effettuare approfondimenti al fine di poter valutare correttamente i possibili impatti sul contesto paesaggistico- ambientale. Data la considerevole entità della modifica rispetto alle vigenti disposizioni in relazione alla conservazione della connotazione visiva e funzionale della fascia di arenile demaniale, caratterizzante e qualificante del contesto costiero”. Rispetto alla matrice suolo e sottosuolo si ricorda che la “variante non determina impatti significativi per interventi che potranno coprire il massimo di 0,04 ha.” (si comprenderà che si tratta di 400 metri quadrati: un campo di padel ma anche qualcosa d’altro). Ma si ricorda che dalla “documentazione trasmessa non è possibile determinare se la variante da 50 mq a 400mq riguardi ampliamento per ciascuna concessione o estendibile a concessioni già in essere quindi in termini di consumo del suolo dell’arenile, di impermeabilizzazione di suolo e paesaggio con effetti cumulativi derivanti dalla sommatoria delle strutture esistenti.” Il parere della Asur rispetto alla salute umana, ricorda che “l’eccessivo utilizzo dell’arenile per impianti sportivi si pone a discapito della spiaggia e del naturale uso terapeutico della stessa”».

«La determina – aggiunge Paglialunga – si conclude indicando che il Piano di spiaggia, decaduto ormai da un anno debba essere aggiornato nonché “adeguato al Piano di Gestione Strategica delle Zone Costiere” e inoltre che andranno comunque effettuate le verifiche le valutazioni e gli approfondimenti elencati nei pareri espressi dai soggetti competenti in materia ambientale”. Insomma, un esame andato male signor sindaco. E non solo per l’opposizione che abbiamo espresso fin dall’inizio dei lavori sulla spiaggia, ignorando la stessa procedura che la Provincia ha illustrato nella determina di cui i cittadini erano stati tenuti all’oscuro; ma proprio per le procedure seguite. Come sempre accade quando non si rispettano i tempi, le regole del confronto e consenso con i cittadini, e si fanno prevalere piccoli (o men piccoli) e opachi rapporti ed interessi con i “vicini”».

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Mirella Emiliozzi

«Il vero grande dispiacere è che il centrodestra continui a speculare a spese di un settore che merita risposte e soluzioni». Così la deputata Mirella Emiliozzi che risponde al sindaco uscente Fabrizio Ciarapica, ricandidato per il bis, sulla questione Bolkestein. «Leggo che Ciarapica si starebbe battendo, a suo dire, a favore degli imprenditori balneari con incontri fra istituzioni nazionali e operatori del settore con la finalità di contrastare la Bolkestein. Sembrerebbe una barzelletta se non fosse tragicamente vero – dice la Emiliozzi – Ciarapica vuole trovare una soluzione per contrastare una misura che è stata approvata in Europa proprio con i voti di Forza Italia (il partito di Ciarapcia), che è stata recepita nel 2009 dal Governo di Berlusconi (sempre il partito di Ciarapica) senza mettere prima in atto alcuna tutela per gli operatori del settore, come fatto da altre nazioni. Lo ricordo agli smemorati, nel 2009 il Movimento 5 Stelle non era nemmeno fra le fila della minoranza, eppure, guarda caso, oggi viene additato come il partito colpevole».

«Non so più come dirlo: prorogare le concessioni balneari non è più possibile per legge – incalza Emiliozzi – e non per decisione del Movimento 5 Stelle, ma per decisione, in ordine, dell’Europa che ha emanato la direttiva Bolkestein, del Governo Berlusconi che l’ha recepita in Italia e del Consiglio di Stato che ha sentenziato in merito. Noi arriviamo alla fine di tutto questo pasticcio che si è complicato negli anni e stiamo cercando di trovare risposte concrete ad un settore tristemente vittima di speculazioni elettorali e vile propaganda, con una soluzione di equilibrio che preveda le necessarie tutele alle micro imprese e alle imprese familiari, che preveda indennizzi calcolati in modo congruo a carico di chi subentra premiando sempre chi ha investito, chi ha lavorato virtuosamente e che tuteli i lavoratori e, al contempo, che garantisca che un bene dello Stato porti sempre vantaggio alla comunità senza diventare proprietà esclusiva incondizionata di qualcuno. Non si parla di gare perché si vuole attaccare una categoria, ma perché allo stato attuale sono l’unica opzione possibile alla luce del quadro normativo vigente. Per quanto mi riguarda – conclude – nessuno potrà mai ascoltare da me bugie e false promesse. Come ho sempre ribadito, sono convinta che gli operatori balneari siano un enorme valore aggiunto che ha reso Civitanova e la nostra costa in genere, quello straordinario tesoro che oggi rappresenta e confermo la mia completa disponibilità a battermi per tutti coloro che si adoperano per un turismo di qualità, offrendo servizi, innovazione ed ecosostenibilità, creando indotto e posti di lavoro e perché continuino ad esistere le condizioni per incoraggiare investimenti e crescita».

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Vinicio Morgoni

Interviene invece sul caso del progetto porto Dubai e del ricorso al Tar presentato dalla Eurobuilding, il candidato sindaco Vinicio Morgoni.  «La decisione del sindaco e della giunta di coinvolgere il Consiglio Comunale nel tentativo di scaricare le responsabilità, insite nella decisione di non accogliere il progetto, non sono andate a buon fine, come per altro prevedibile – commenta – Ora ci si dovrà preparare ad una battaglia legale con altre spese a carico della collettività. Come Lista “ La Nostra Città” possiamo solo esprimere tutto il nostro biasimo per questa vicenda che si è sviluppata contro gli interessi di tutti i cittadini di Civitanova e che ha comportato già abbastanza danni diretti, basti pensare la spesa per il parere legale, che per ora non ha messo a riparo l’amministrazione dall’azione della Eurobuilding, dobbiamo però dire che casi analoghi si sono già avuti in Italia ed i contenziosi legali sono durati per anni impegnando le amministrazioni fino al Consiglio di Stato. Avevamo già evidenziato il fatto che il sindaco e la giunta non avendo proceduto alla pubblicazione del progetto avevano, già di fatto, preso una decisione non ottemperando ad una previsione  del decreto 509/97. Questo poteva già essere sufficiente, alla controparte, per iniziare un procedimento al Tribunale Amministrativo e così è stato».

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