Civitanova e i tabù
del fascismo e dello straniero
Il terrore a Macerata visto dalla costa
ANNI DI SCONTRI - A 20 chilometri dalla città che più fa discutere per cronaca e reati si è consumata la "strage aggravata dalla finalità di razzismo". Manca una presa di posizione netta di condanna al fascismo, tra sdoganamento e posizioni tiepide anche quella del sindaco Ciarapica: "Non strumentalizzare, quanto accaduto non ha niente di politico"
di Laura Boccanera
«Non strumentalizziamo la vicenda, quanto accaduto non ha niente di politico». Parole del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica che solo a distanza di oltre 24 ore dalla strage di Macerata prende posizione per condannare il gesto di violenza, ma al tempo stesso sottolinea come la vicenda non vada strumentalizzata. Forse per lo sbigottimento, forse per l’angoscia, Civitanova sabato è rimasta in silenzio rispetto a quelle immagini che di minuto in minuto fornivano un quadro agghiacciante di una realtà che superava ogni incubo lontano. La città della cultura, della pace, della moderazione diventa ad un tratto la pancia del Paese, quella dove qualcuno pensa sia possibile farsi giustizia da soli e tentare di uccidere degli innocenti. E l’accusa è devastante: strage aggravata dalla finalità di razzismo. Quindi qualcosa di politico c’è. E se non vogliamo chiamarlo politico dobbiamo chiamarlo etico e culturale. La provincia ha offerto il peggio del peggio. Non bastava l’orrore di una ragazza che qui cercava di ricostruirsi una vita e che invece quella vita l’ha persa a causa di un orco. Un uomo già denunciato e che per le falle del sistema era invece ancora in circolazione. Non bastava che lui l’abbia fatta a pezzi con la mannaia, decapitata, abbia ripulito tutto con la candeggina e l’abbia abbandonata in campagna. Oltre ciò ad alimentare la spirale di orrore ci si è messo anche Luca Traini, un ragazzotto gigante e fino a qualche tempo fa uno come noi, che alimentato da odio, problemi, rancore e bieco razzismo ha preso a sparare all’impazzata su alcuni innocenti. E tutto quello che è successo scuote ancora di più per il corto circuito culturale che innesca. In provincia di Macerata si è soliti pensare che la criminalità stia sulla costa. L’Hotel House come un cancro da estirpare, Civitanova con i suoi fiumi di droga e cocaina e con una mentalità che tende a sdoganare il fascismo.
Cominciò tutto con via Almirante: nel 2004 Civitanova fu la prima città delle Marche a inserire nella toponomastica cittadina il segretario dell’Msi con la giunta Marinelli. Una scelta che a distanza di 10 anni è stata rigettata dalla precedente amministrazione che ha sostituito con Mandela il nome di Almirante. E in tempi più recenti è con il sindaco Fabrizio Ciarapica che l’Anpi è tornata a farsi sentire. Il problema della sicurezza, dello spaccio e dei clandestini, oltre che dei rom è stato centrale in tutta la campagna elettorale ed ha monopolizzato il dibattito politico. Oggi scopriamo che il problema non è tanto il rom o il senegalese che vende prodotti contraffatti sul lungomare, ma che dobbiamo aver paura anche del nostro vicino, il bravo ragazzo della porta accanto. Civitanova non è una città razzista, come non lo è Macerata. Anzi, è una città che ha saputo accogliere da sempre, chi arrivava dal mare come chi arrivava dall’entroterra e che con lavoro e sacrifici ha costruito il proprio posto nel mondo.
Sono 4473 gli stranieri residenti (erano 4360 lo scorso anno e nel 2015 erano 4302) di cui 2017 uomini e 2456 donne. Ma quella punta di intolleranza è presente e radicata: tantissimi gli esempi in questi anni: c’è stato il pazzo che si è messo ad urlare alla manifestazione degli islamici per la nascita di Maometto nel 2015. L’area era presidiata per il corteo ed è solo per un caso che la vicenda non si sia allargata. Ma a Civitanova l’altro da estirpare è il rom, ormai fotografati in ogni dove, a tutte le ore sui social dove abbiamo i loro spostamenti e attività quotidiane, un’ossessione che li ha fatti diventare merce di scambio in campagna elettorale tra chi li aveva accolti e chi invece chiedeva la ruspa.
Oggi si chiede di non politicizzare la storia di Luca Traini quasi che il suo essere della Lega sia un dettaglio. Ma non è un dettaglio. E non è un dettaglio neanche il fatto che Civitanova sia una delle poche città delle Marche dove in giunta c’è la Lega che è cresciuta in maniera esponenziale. Basti pensare che nel 2012 aveva percentuali da prefisso telefonico (0,49%) e 90 voti, mentre nel 2017 è arrivata al 3,67% in un contesto di liste di destra come Vince Civitanova che pure ha attinto allo stesso bacino della Lega. E di pari passo è andato avanti lo sdoganamento del fascismo. Dapprima la presenza di Donna Assunta, poi il libro della nipote di Donna Rachele, Edda Negri Mussolini con gran parte della giunta presente e il sindaco che commenta di non sapere se l’antifascismo sia un valore. E poi le foto delle gite del passato a Predappio da parte degli esponenti di Vince Civitanova tra cui Alberto Mobili, presidente della Civita.s. Ma per Ciarapica sono vicende ascrivibili alla sfera personale e alla libertà d’opinione. Così come per la giornata della memoria non si ascoltano parole ferme di condanna della storia del fascismo e del suo ruolo nella formulazione delle leggi razziali.
E’ questo il corto circuito culturale, se non vogliamo chiamarlo politico, che fa germogliare l’odio e rende fiero e orgoglioso un criminale che stava per fare una strage. E ancora una volta il sindaco Fabrizio Ciarapica condanna, ma. Il ma, il se, il però inquinano il pensiero, lo rendono scialbo, annacquano il colore di una presa di posizione che dovrebbe essere ferma e invece si stinge. «In merito alle tristi vicende di questi giorni, ringrazio le Forze dell’Ordine che hanno agito in tempi rapidissimi e mi complimento con loro. Mi dissocio da ogni forma di violenza e mi unisco anche io al coro di quanti chiedono di abbassare i toni e di non strumentalizzare la vicenda perché quanto successo non ha niente di politico – dice Ciarapica – resta il fatto che, come dimostrato, non possiamo cedere un passo sul fronte sicurezza. Dal punto dell’immigrazione dove gente sbandata, disperata o portata a delinquere non trova nessun’altra possibilità se non quella del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti e dall’altra parte cittadini stanchi, impauriti e sfiduciati che potrebbero arrivare a soluzioni estreme decretando il fallimento dello Stato. Per questo chiederò al Prefetto di convocare un comitato sulla sicurezza perché i comuni, da soli, non possono fare molto e c’è bisogno di un lavoro su larga scala. Lo chiedono, prima di tutto, i cittadini. Mi auguro vivamente che la presenza di Ministri ed esponenti politici non sia solo dettata dal momento, non sia una mera passerella, come accaduto per il terremoto, ma che ci sia la presa di consapevolezza dello Stato dei problemi che ci sono anche nelle province più piccole e non solo nelle grandi città». Dura la critica che arriva dal Pd: «Ciarapica inadeguato, pure davanti ai tragici fatti di Macerata. Il sindaco inserisce tutto nella generica esasperazione e riesce pure a polemizzare sulle passerelle dei Ministri e il terremoto precipitando a livelli di bassezza da cui non si è sottratto nemmeno davanti all’enormità di ciò che si è verificato a pochi passi da noi. Mentre la Procura emetteva, per il ventottenne che ha sparato tra la folla, l’accusa di strage aggravata dall’odio razziale, Ciarapica posta una nota di rara inconsistenza e in cui non accenna mai alla matrice xenofoba e alla cultura della destra estremista di cui il ragazzo era imbevuto. Ciarapica ridimensiona tutto a un generico sentimento di esasperazione e nell’approccio al gesto del giustiziere parla di cittadini stanchi, impauriti e sfiduciati che potrebbero arrivare a soluzioni estreme». Massimo Recalcati ne I tabù del mondo parla del tabù dello straniero, un tabù che vorrebbe proteggerci dall’incontro spaesante con l’eccesso della vita che ci invade. La paranoia dell’adulto radicalizza questo tabù originario: meglio proiettare sul nemico, sull’infedele, sul migrante, sull’omosessuale l’eccedenza della vita di cui abbiamo terrore. Perchè lo straniero è l’altro da noi che fa paura e che stavolta invece ha le fattezze di un maceratese.
































Riflessioni sul comunicato che il nostro sindaco ha diffuso in merito alla tragedia di Macerata….
Quanto è successo ha tutto di politico caro sindaco.e abbassare i toni non significa anestetizzare il fatto perchè disturba le nostre coscienze. A monte il fallimento dello stato sulla gestione dell’immigrazione non ha niente a che vedere con l’invasione delle mafie introdotte nel nostro territorio e men che meno con il crimine fascionazista razzista. Non dimentichi sindaco che è stato un nigeriano a denunciarlo alle forze dell’ordine, ma un italiano gli ha affittato casa anche senza documenti. Il primo passo verso la sicurezza lo facciamo insieme, non negandoci la verità che deve uscire allo scoperto, senza paura. Ci permettiamo di invitarla a intensificare i controlli sugli affitti anche attraverso il controllo sul ritiro dei sacchetti per l’immondizia a Civitanova Marche, basterebbe un solo vigile. Intensifichi anche i controlli sul fronte dei cantieri edili in collaborazione con l’ispettorato del lavoro. Noi abbiamo fiducia nello stato e nelle istituzioni, pretendiamo la verità e i fatti. Introducete le postille, un paragrafo di 3 righe, che il comune non darà più ad associazioni filo fasciste in uso luoghi pubblici, sarebbe un ottimo segnale. Via i seminatori di odio. Civitanoi- Civitasvolta
il dramma è che l’antifascismo è certamente cosa bellissima ma i leader antifascisti sono talmente orrendi da rivalutare agli occhi di tanta gente perfino il fascismo.
Per Pavoni. Vero, l’alternativa al fascismo non è il socialismo riformista, bensì il comunismo immobile (in quanto per esso è impraticabile la via rivoluzionaria).