“Fermiamo il terrorismo fascista”
Flash mob ai Giardini Diaz
(foto-video)

MACERATA - Oltre 200 persone si sono riunite spontaneamente per dire basta all'odio e alla violenza. Le responsabilità della politica e la necessità di ritrovarsi in piazza i temi più discussi. Uno dei presenti: "Bisogna togliere la parola a chi fomenta il razzismo, le istituzioni devono intervenire". Un'altra mobilitazione aperta a tutta la cittadinanza è in programma per sabato prossimo
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Uno degli striscioni della manifestazione

 

di Marco Ribechi

(foto di Fabio Falcioni, video di Andrea Petinari)

Terrorismo fascista. E’ questo il nome che la piazza di Macerata dà agli atti violenti compiuti nella mattinata di ieri quando Luca Traini, a bordo della sua 147 e armato di una pistola Glock, ha seminato il panico nelle strade della città. Oggi dalle 17 ai giardini Diaz una manifestazione spontanea nata col passaparola ha riunito per quasi due ore più di 200 persone decise a dire basta all’odio e alla violenza.“No bandiere, no loghi politici, niente di niente. Solo partecipazione attiva e solidarietà cittadina” recitava l’invito recapitato su Whatsapp a tutti coloro che volessero esprimere sostegno e indignazione. Sul posto oltre ai tanti maceratesi anche persone provenienti da tutta la regione: Osimo, Fermo, Senigallia e Jesi i gruppi più consistenti. Al megafono, aperto a chiunque volesse esprimere un pensiero, si sono succeduti interventi per spronare alla partecipazione, all’unione e al rispetto e, allo stesso tempo, il tentativo di cercare di comprendere come si possa essere arrivati a questo punto in una città notoriamente pacifica e accogliente come Macerata. Indice puntato contro la strumentalizzazione politica che colpisce alla pancia, identificata come una delle radici dell’odio che serpeggia nella società attuale.

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«Vengo da Fermo dove abbiamo fondato il comitato 5 Luglio per ricordare il giorno in cui è stato ucciso Emmanuel Chidi Namdi – dice Massimo Rossi – poche settimane fa nelle campagne è stata incendiata una palazzina che ospitava migranti. Ci chiediamo come si possono mettere fuori legge questi individui che ricorrono alla violenza per far valere la loro idea di giustizia? Le istituzioni devono assolvere al loro ruolo e togliere la parola a chi fomenta il razzismo. Non è vero che non si possono vietare le manifestazioni neonaziste. I social si riempiono di commenti che considerano gente come Luca Traini al pari di eroi. La polizia postale deve identificarli e denunciarli per fermare la rinascita di queste folli ideologie».

Sulla stessa linea anche Paolo Cognini di Jesi e Nicola Mancini di Senigallia: «In questa epoca di attentati terroristici il primo che colpisce il nostro paese arriva da un italiano. Non un arabo, un musulmano, un asiatico ma un cristiano italiano candidato con uno dei partiti che aspira a governare il paese. Abbiamo dovuto assistere anche a forze politiche che rivendicano il tentativo di strage esprimendo solidarietà a Traini. Forza Nuova, Casa Pound e la Lega non possono continuare a diffondere odio in cambio di voti. Iannone, Meloni, Salvini sono colpevoli di questa violenza. Bisogna aprire una nuova stagione politica che non si basi solo sulla distruzione ma sulla costruttività».

manifestazione-giardini-8-650x488Tra gli interventi anche quello di Endurance Edealo, un ragazzo nigeriano 26enne da quasi due anni nel maceratese: «Sono molto vicino alla famiglia di Pamela – spiega Endurance in inglese – quello che è successo è una cosa terribile. Posso capirlo molto bene perchè anche mia figlia in Nigeria è stata uccisa da degli aggressori. Ma ieri in quell’atto folle potevano morire persone dal cuore limpido, i nostri figli, amici, parenti. Dobbiamo far trionfare la pace perchè se nel mondo regnerà la pace allora sarà un luogo migliore per tutti». Mauro Gramuglia viene invece da Osimo con altri 20 amici appositamente per mostrare la sua vicinanza. «Di origine sono libico – spiega Gramuglia – ho vissuto gli anni in cui gli itlaliani erano odiati, quindi so bene cosa significa essere indesiderati nel paese in cui si vive. Abbiamo lasciato impegni e famiglie per essere qui  e considero ciò che è avvenuto una questione politica. Traini non era in preda alla follia perchè quando ha sparato ha preso solo neri, la mira ce l’aveva. E’ il fatto pi brutto che sia successo nelle Marche, colpire a caso degli innocenti. Salvini fa i suoi proclami dicendo che i neri ci rubano il lavoro ma secondo me i colpevoli sono le banche, le multinazionali, il job act». Un altro tema emerso è quello della riappropriazione degli spazi e della socialità. «Siamo qui per dire basta alle campagne elettorali dell’odio – afferma Irene Rapanelli di Tolentino – da Macerata si alzerà un grido rivolto a tutta Italia contro l’oppressione a cui la politica vuole soggiogarci. Se così non fosse scenderemo in piazza per lottare, per creare luoghi di costruzione e non distruzione, per condannare il terrorismo e il fascismo». Rebecca Marconi di Macerata: «L’odio e la strumentalizzazione degli elettori non è lo scopo della politica. Basta con questa guerra tra poveri, tutti abbiamo diritto alla vita. Siamo a un punto di propaganda tale per cui un giovane è disposto a rinunciare alla propria libertà e dare sfogo al suo istinto omicida per scardinare ciò che ritiene essere un male. Le istituzioni devono intervenire, agire e tutelarci, restiamo cittadini umani». La manifestazione, che si è conclusa poco dopo le 18 non si fermerà soltanto alla giornata di oggi. E’ già in programma per sabato prossimo una nuova mobilitazione che possa coinvolgere quante più persone possibile. Intanto martedì alle 21, nella sede dell’Anpi in via Verdi, è stato organizzato un incontro di coordinamento aperto mentre mercoledì sempre in via Verdi alle 21 ma nei locali dell’Arci si terrà un’assemblea pubblica a cui tutta la cittadinanza è invitata.

(in aggiornamento)

 

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Sammy Kunoun

 

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