Salvi i punti di primo intervento,
saranno negli ospedali di comunità
Ceriscioli: “Garantita assistenza 24 ore su 24”

SALUTE - Il piano per la trasformazione dei piccoli nosocomi è stato approvato dalla giunta di palazzo Raffaello. In provincia riguarda Tolentino, Recanati, Matelica, Treia e Cingoli. Il governatore: "Le nuove strutture sono il fulcro della riorganizzazione. Così ci adeguiamo a pazienti sempre più anziani e fragili che si cureranno vicino casa". In arrivo assunzioni per medici e infermieri
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ospedale

 

di Monia Orazi

Una piccola ferita, un malanno, un malessere lieve continueranno ad essere curati nei punti di primo intervento. Anche se avranno un altro nome: si chiameranno ambulatori. E saranno all’interno degli ospedali di comunità che stanno per nascere in regione da 13 piccoli nosocomi. Una trasformazione approvata oggi in giunta regionale. Nella nostra provincia coinvolge: Tolentino, Recanati, Matelica, Treia e Cingoli. La giunta del presidente Luca Ceriscioli ha accolto tutte le proposte della quarta Commissione sanità dando il via libera al percorso di riordino del sistema sanitario regionale, che dovrà concludersi entro il prossimo 31 dicembre. “Si avvia il percorso per l’adeguamento della rete sanitaria alle mutate necessità della popolazione assistita – dice Ceriscioli –, sempre più anziana e fragile e che necessita di strutture che garantiscano la gestione di lungo periodo delle cronicità vicino a dove vivono, con la possibilità di un ampio coinvolgimento dei familiari e dei loro medici nella gestione di bisogni che sempre più hanno caratteristiche sociosanitarie”.

Luca Ceriscioli

Luca Ceriscioli

Il centro della riforma è proprio la nuova tipologia di ospedali, continua Ceriscioli: “Gli ospedali di comunità diventano il fulcro su cui si poggia la riorganizzazione della medicina del territorio. Nel 2016 saranno sottoscritti accordi tra Asur e medici di medicina generale che potranno associarsi e operare direttamente nelle strutture, erogando anche servizi di assistenza primaria, compresa la continuità dell’assistenza e garantendo la presenza di medici 24 ore su 24 in tutte queste tredici strutture”. Il governatore riconferma la linea annunciata per la sanità, di non tagliare neanche un euro, grazie alla gestione virtuosa del settore, che ha fatto diventare le Marche una regione “benchmark”, con i parametri regionali presi a riferimento per la spesa sanitaria nazionale. La delibera di giunta prevede un aumento della spesa per la medicina territoriale da 64 a 68 milioni di euro, permetterà di poter avviare le nuove assunzioni in deroga per medici, infermieri ed operatori assistenziali. 

L'ospedale di Tolentino

L’ospedale di Tolentino

OSPEDALI DI COMUNITA’ E CURE INTERMEDIE – La trasformazione in ospedali di comunità avverrà in modo graduale. Un punto cruciale riguarderà i punti di primo intervento, che per legge devono chiudere entro fine 2016. Per il presidente Luca Ceriscioli è fondamentale che negli ospedali di comunità siano disponibili per tutte le 24 ore, per questo la giunta ha voluto rendere definitivi i punti di primo intervento che saranno chiamati ambulatori, mantenendo le stesse funzioni. Sarà garantita l’assistenza grazie agli accordi con medici di continuità assistenziale (ex guardia medica), di medicina generale e potenziando la rete di emergenza. Per i cittadini non cambia nulla, avranno a disposizione per i codici bianchi e verdi, una serie di cosiddetti ambulatori a cui si potranno richiedere cure 24 ore su 24. Dal primo gennaio 2017 partirà la rivoluzione vera e propria, tutte le strutture di assistenza territoriale, oltre ai nuovi ospedali di comunità, funzioneranno in modo omogeneo, i ricoveri per le cosiddette cure intermedie (post-acuti) potranno essere richiesti sia dai medici di famiglia, che dai medici ospedalieri. E’ prevista l’attivazione negli ospedali di comunità di una serie di attività specialistiche ambulatoriali, così i cittadini potranno usufruire di queste prestazioni non lontano dal proprio luogo di residenza.

L'ospedale di Cingoli

L’ospedale di Cingoli

Gli ospedali di comunità saranno una struttura per pazienti non acuti (post-acuti o cronici, senza condizioni clinicamente instabili), che necessitano di recupero funzionale dopo una malattia, stabilizzazione clinica, adattamento alla disabilità o cure palliative, anziani o adulti. Saranno garantite le cosiddette cure intermedie, “necessarie per quei pazienti che sono stabilizzati dal punto di vista medico, che non richiedono assistenza ospedaliera, ma sono troppo instabili per poter essere trattati in un semplice regime ambulatoriale o residenziale classico e che trattano problemi che si risolvono in un periodo limitato di tempo (4-6 settimane)” spiega la Asl di Bassano. In queste strutture saranno inserite anche le prestazioni di tipo sociale e sociosanitario. La delibera disciplina inoltre il sistema di emergenza territoriale (118, ambulanze e guardie mediche) che a regime sarà incrementato del trenta per cento rispetto agli standard nazionali.

Foto d'archivio

Foto d’archivio

GLI INFERMIERI AI TAVOLI DECISIVI PER LA SANITA’ – D’ora in poi ai tavoli regionali della sanità ci saranno anche i rappresentanti degli infermieri, grazie al protocollo firmato venerdì scorso dal presidente Luca Ceriscioli, insieme al presidente della commissione Sanità Fabrizio Volpini con l’Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici di infanzia). L’obiettivo è di coinvolgere i rappresentanti Ipasvi di tutte le province marchigiane nelle scelte di programmazione e organizzazione sanitaria previste nel Patto per la salute, oltre che nell’attuazione di programmi di attuazione dei servizi socio-sanitari. Il coordinamento regionale Ipasvi sarà coinvolto anche in un tavolo tecnico del Dipartimento regionale Salute, in gruppi di lavoro sul tema sanità ed in azioni congiunte con l’università. “Una firma storica per la nostra Regione – dice in una nota il collegio Ipasvi di Ancona – che giunge dopo dieci anni di attesa e finalmente sancisce il riconoscimento del ruolo dell’infermiere, non solo dal punto di vista assistenziale, ma anche gestionale e organizzativo”.



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