Referendum sanità, Comi:
“Costosa propaganda”

Il segretario regionale del Pd interviene sulla proposta referendaria del Movimento 5 stelle. Nel frattempo i democrat hanno creato una pagina Facebook dedicata alla riforma in atto
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Francesco Comi

 

«Il referendum voluto dal Movimento 5 stelle è solo un costoso strumento di propaganda, e non può avere effetti sulla riforma sanitaria regionale che dipende da leggi nazionali inderogabili». Così Francesco Comi, segretario regionale del Pd, dal suo profilo Facebook si rivolge indirettamente ai pentastellati, che nei giorni scorsi hanno annunciato il referendum per contrastare la riforma sanitaria in atto, e si chiede «se vale la pena utilizzarlo dato che non produce alcun cambiamento reale sulla programmazione sanitaria regionale». I quattro quesiti referendari proposti dal Movimento riguardano solo indirettamente la riforma sanitaria e andrebbero a modificare la possibilità della Giunta di definire le caratteristiche delle Case della salute, le competenze dei direttori sanitari, le funzioni della Giunta in materia sanitaria e altri commi della legge regionale 13 del 2003, modificata negli anni successivi. Ma il referendum «non incide in alcun modo, tantomeno retroattivamente, sull’efficacia delle delibere Asur né su alcuna delle delibere di Giunta – spiega Comi nella nota – Non riguarda in alcun modo la riorganizzazione dei servizi all’interno degli ospedali di comunità, la scelta tra punti di primo intervento h12 o punti di primo intervento h24, la chiusura o meno dei punti nascita o una diversa organizzazione dei mezzi nella rete dell’emergenza». La legge che regola lo strumento referendario per le leggi regionali non prevede la possibilità di incidere sugli atti di Giunta e dell’Asur «che recepiscono prescrizioni inderogabili nazionali – prosegue Comi – L’unico atto che può essere oggetto di un referendum è il piano socio sanitario regionale 2012/2015, ormai datato e comunque superato dalla disciplina nazionale. È molto probabile – ironizza il segretario – che i cinquestelle se ne siano accorti solo dopo aver annunciato il referendum». Quali sarebbero quindi gli effetti di un eventuale successo del referendum? Comi spiega che «le norme sulle quali sono formulati i quesiti sono state introdotte per definire, nell’ambito della materia sanitaria, i rapporti tra Giunta, Consiglio e dirigenti regionali. Se venissero abrogate si farebbe riferimento a norme precedenti (contenute in parte nello Statuto regionale, ndr), con l’effetto di aumentare le prerogative del governo regionale, che potrebbe addirittura interferire sulle nomine dei direttori di Area vasta». Nel frattempo il Pd regionale ha aperto ieri una pagina Facebook coordinata dal responsabile del Pd Marche nell’area tematica della sanità, Franco Antonini, per tenere informata la cittadinanza sugli effetti della riforma sanitaria.

(Fe. Nar.)



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