Gli Aperitivi parlano di pagliacci
tra finzione e realtà

MACERATA OPERA FESTIVAL - Il filosofo Adriano Ercolani ospite di Cinzia Maroni ha fatto un viaggio nella letteratura e nella filosofia che parla di burle e buffoni
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Adriano Ercolani

di Marco Ribechi

Pagliacci, angeli o demoni? Il decimo appuntamento con gli Aperitivi Culturali non poteva non approfondire l’analisi della seconda opera in cartellone al Mof che questa sera sarà replicata sul palco dello Sferisterio (leggi l’articolo). Ospite al microfono di Cinzia Maroni è stato il filosofo Adriano Ercolani che ha analizzato la figura del clown attraverso un excursus nel mondo della letteratura, del pensiero e delle arti in generale. La massima che dà l’incipit all’incontro è “Tutto è burla” pronunciata nel Falstaff di Verdi ma agevolmente esportabile a moltissime altre vicende che hanno come motivo il  grottesco. «Nei Pagliacci così come in The Circus – spiega Ercolani – la dimensione caricaturale del clown, del saltimbanco, è legata allo sviluppo di un intrigo amoroso. Nell’opera di Leoncavallo però la fine è tragica, con la gelosia che sovrasta ogni altro sentimento, mentre in Chaplin a trionfare è la dolcezza poiché egli decide di sacrificare il proprio amore per assicurare una vita felice alla sua amata».

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Il pubblico degli Antichi Forni

Ma nell’opera c’è anche un altro capovolgimento, quello che scambia la realtà con la messa in scena, con la finzione. «La vita e il teatro non sono la stessa cosa dice Pagliaccio quando viene punzecchiato sulla fedeltà coniugale – continua l’ospite – questo è il capovolgimento tipico della maschera. Lo stesso vale per Charlot ma al contrario poiché lui non è in grado di recitare il buffo ma solo di viverlo». Ecco quindi che si delinea il comico come avvertimento del contrario, come un sentimento che ha anche una componente tragica. «Il capovolgimento continuo è l’essenza del pagliaccio, la sua stessa ragione d’esistere – conclude Ercolani – Il comico può essere inoltre declinato come superiorità satanica, chi ride infatti si mette al di sopra degli altri, oppure come elemento salvifico di dialogo col divino. Lo stesso Chaplin in alcune analisi filosofiche viene visto come una figura cristologica. La follia può sempre avere questa doppia accezione che si fonde nell’immagine del clown, spesso dannato per se stesso ma divertente per gli altri». L’incontro molto partecipato  si è concluso con un aperitivo offerto dal locale Il Quartino di corso della Repubblica. La prossima settimana, l’ultima degli Aperitivi Culturali, sarà dedicata soprattutto alla terza opera, Il barbiere di Siviglia. Venerdì l’ospite sarà Filippo la Porta che insieme al direttore Alessandro Bonato e al regista Daniele Menghini faranno un viaggio nella genesi de “Il musicista favoloso”.

 

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Cinzia Maroni con il proprietario de Il Quartino

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