Metano, chiude dopo i prezzi alle stelle
«Da 3.500 a 500 chili venduti al giorno
Non riesco a credere sia tutto finito»
CIVITANOVA - Lo storico distributore di via Fontenalla, dopo aver toccato i 3,49 euro a chilo, è stato costretto a fermarsi. Benedetti: «Non si sa fino a quando, vedo che pochissimi sono gli impianti rimasti aperti e per lo più sono solo quelli col prezzo bloccato. Temo che rimarremo tutti a piedi, anche benzina, gpl ed energia stanno aumentando»

Il cartello all’ingresso dell’impianto
di Laura Boccanera
Distributore di metano vuoto e senza più clienti: dopo essere stato costretto ad alzare il prezzo fino a 3,49 euro a chilo, si ferma momentaneamente lo storico impianto di via Fontanella a Civitanova: «I ricavi non coprivano le spese, costretti allo stop».

Al centro Goffredo Benedetti assieme ai figli Luca e Danilo la scorsa estate all’inaugurazione del nuovo autolavaggio e punto ricarica auto elettriche
Per Goffredo Benedetti è un pugno al cuore: aveva 25 anni quando nel 1977 ha aperto quella struttura per il rifornimento delle auto a metano, un apripista nel suo settore, che ha saputo ogni volta investire in nuove tecnologie trasmettendo anche l’etica del lavoro ai figli che a loro volta lo hanno affiancato nell’apertura di attività di famiglia (l’ultima un autolavaggio, sempre in via Fontanelle e punto di ricarica per veicoli elettrici). E oggi a 70 anni dover dire “stop” senza avere la certezza di una data certa di ripartenza è difficile da accettare: «Non si sa fino a quando saremo chiusi – dice l’imprenditore – siamo passati dopo i rincari che già c’erano stati da 3500 chili di gas venduto a 500, praticamente è zero. Spero che la situazione si risolva, ma vedo che pochissimi sono gli impianti rimasti aperti e per lo più sono solo quelli col prezzo bloccato».
L’oscillazione del prezzo del metano infatti non è determinata dai gestori degli impianti, ma varia perché variano le forme di reperimento della materia prima e dei contratti. Chi la la fornitura diretta infatti è tenuto alla variazione del prezzo in base al mercato ed il prezzo è indicizzato. Chi invece ha il Gnl, sostanzialmente fino alla prossima fornitura, riesce a tenere il prezzo bloccato per qualche settimana. Poi ci sono anche quelli che hanno un contratto con prezzo bloccato dal 2018 e fino al rinnovo potranno sopperire più facilmente ai rincari prodotti dalla crisi legata al conflitto in Ucraina.
«Rimarremo tutti a piedi – commenta sconsolato Benedetti – non è solo il metano ad aumentare, ma anche la benzina, il gpl e l’energia. Ho dato la vita per questa attività, c’ho messo dentro i miei anni migliori e c’ho cresciuto due figli, difficile accettare che possa essere tutto finito».
Ufficialmente l’impianto è chiuso per manutenzione e anche i due dipendenti che si occupavano del servizio al pubblico sono attualmente ancora assunti e stanno smaltendo le ferie accumulate. Per questo tipo di problematiche infatti, come lamentato anche dalla categoria dei pescatori che questa settimana hanno lasciato le barche al porto senza andare in mare, non è prevista la cassa integrazione.
Metano alle stelle: a Civitanova arriva a 3,49 euro E’ il più caro delle Marche
Articoli correlati



















Questa situazione è senza ombra di dubbio colpa dei presunti ambientalisti (attenzione presunti ambientalisti ideologizzati) ben noti e politicamente individuabili che non hanno consentito la diversificazione dell’approvvigionamento energetico in Italia con i loro no. Così oggi il nostro Paese rischia di perdere gran parte della sua industria manufatturiera il che significa disoccupazione e povertà diffusa. E’ mancata colpevolmente una strategia politica estera che avrebbe salvaguardato l’Italia dalla tragedia economica a cui ci stiamo affacciando, come era doveroso fare. Ma così NON è stato grazie all’incompetenza di certi politici a cui andrebbe presentato il conto.
…si si, gli abbiettalisti, i nuovi eroi della decrepita infelice!!! gv
benvenuta globalizzazione
L’Italia e’ una repubblica non fondata sul lavoro ma sulle tasse dei lavoratori dipendenti.
La colpa sono le sanzioni alla Russia.
Se vogliamo salvarci bisogna ripensarci.
Il gene dello schiavo che ha bisogno di trovare in altri poveracci la causa del proprio male persiste nonostante il libero accesso all informazione. Tanto valeva nascere in siberia.
Tutti in malattia, nella certificazione, da scrivere: “impossibilitati a raggiungere il posto di lavoro”.