«Il pronto soccorso di Civitanova
trasformato in un reparto Covid»
Ossigeno: ci si arrangia con prolunghe

LA DENUNCIA di Francesco Micucci, ex consigliere regionale, e Giulio Silenzi, capogruppo dem: «Una scelta sanitaria sbagliata, che mette a rischio la sicurezza di pazienti e operatori, e sulla quale il sindaco non dice una parola». Una foto scattata all'interno del reparto mostra la situazione. Intanto la clinica Villa Pini esclude la possibilità di essere riconvertita in Covid hospital
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Una prolunga per l’ossigeno realizzata al pronto soccorso di Civitanova

 

di Laura Boccanera

«Il pronto soccorso di Civitanova è stato trasformato in un ospedale Covid, scelta sanitaria sbagliata nel silenzio delle istituzioni». Ad oggi sono 19 i ricoveri all’interno del pronto soccorso cittadino nonostante la struttura del Covid hospital alla fiera. Una situazione sanitaria al collasso per la città con i pazienti sulle barelle e il rischio della promiscuità per chi necessita della struttura di emergenza.

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Francesco Micucci, ex consigliere regionale

Il grido di allarme arriva stavolta dall’ex consigliere regionale Francesco Micucci e dal capogruppo del Pd di Civitanova Giulio Silenzi. I due esponenti democrat definiscono il pronto soccorso un “parcheggio” per malati Covid, lo scenario che non doveva ripresentarsi vista la struttura della fiera. «La scelta di parcheggiare i malati Covid nel pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova è assurda – dicono Silenzi e Micuccinon c’è nessuna logica medica in questa decisione e in questo caos Civitanova paga il prezzo più alto. Nei locali del pronto soccorso dell’ospedale e nel container adiacente risultano ricoverati ventuno pazienti positivi al Coronavirus (i dati ufficiali della Regione parlano di 19 pazienti, ndr), e ciò significa che il Dipartimento si è trasformato a tutti gli effetti in un reparto di degenza per malati Covid senza le attenzioni che richiede un reparto dedicato al Covid. Una scelta sanitaria sbagliata, che mette a rischio la sicurezza di pazienti e operatori, e sulla quale il sindaco di Civitanova non dice una parola». Critici anche verso la giunta regionale e il presidente Acquaroli circa la possibilità di concedere un modulo del Covid hospital all’Umbria che ha scarsità di posti di terapia intensiva e semi intensiva: «E’ assurdo, concediamo posti letto e il pronto soccorso scoppia. Ma come si può immaginare di andare avanti così? Oggi il sindaco di Macerata, Parcaroli, pone la questione e lancia l’allarme per le condizioni in cui stanno lavorando i pronto soccorso in provincia e in particolare nell’ospedale del capoluogo e chiede la trasformazione di una struttura ospedaliera in presidio Covid. Ciarapica che dice? Fa rumore il suo silenzio davanti al collasso del reparto di emergenza dell’ospedale di Civitanova in una sanità che impone invece il massimo impegno per dare risposte e soluzioni ai problemi dei cittadini e soprattutto delle persone malate, che non possono essere parcheggiate in un container o in un reparto. Tutto questo mentre nell’Area Vasta 3 manca un direttore generale che la nuova giunta Acquaroli non ha ancora nominato mentre i problemi si aggravano e gli ospedali non sanno più come gestire i contagiati».

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Il pronto soccorso di Civitanova

Nei giorni scorsi il sindaco di Montelupone Rolando Pecora aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto che all’ospedale non c’erano più prese sufficienti per l’ossigeno. Tanto che gli operatori sono costretti ad arrangiarsi come possono. La foto che pubblichiamo in alto è stata scattata proprio all’interno del pronto soccorso di Civitanova e parla da sola. Per far sì che che l’ossigeno arrivi su una delle prese disponibili è stata creata una sorta di “prolunga”. Insomma una situazione al limite in una giornata in cui il numero dei ricoveri è 606 sul territorio regionale. Sono 98 invece i ricoverati nel Maceratese: 55 al Covid center tra intensivi e non e 43 all’ex Malattie infettive di Macerata. A cui si aggiungono i 38 pazienti “parcheggiati” nei pronto soccorso di Civitanova, Macerata e Camerino.

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Enrico Brizioli, ad gruppo Kos

Dati che potrebbero portare nei prossimi giorni la giunta ad individuare ospedale da trasformare in strutture Covid come avvenuto nella prima ondata.  Tra queste non c’è la clinica privata civitanovese Villa dei Pini nonostante voci che si rincorrevano e che davano l’ipotesi di una trasformazione in struttura Covid. A dirlo è direttamente l’Ad Enrico Brizioli: «Non corrisponde al vero – asserisce – anzi  Villa dei Pini come è noto, sta invece proseguendo in massima sicurezza la sua attività ordinaria sia per le prestazioni di ricovero che in quelle ambulatoriali, con esecuzione di doppio tampone in modo sistematico, prima di ogni ricovero e tamponi anche per le prestazioni ambulatoriali a maggior esposizione. Tutto il personale, inoltre, è sottoposto a continua attività di screening mediante tampone ogni 15 giorni. Villa dei Pini, dunque, continua, e continuerà ad operare per la sua attività corrente non-covid ed offre percorsi sicuri e monitorati a tutti i pazienti». La clinica la scorsa primavera ha collaborato con la sanità pubblica nel periodo emergenziale quando i ricoveri di pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali marchigiani arrivarono alla soglia dei 90. «In questa fase ci sentiamo di dover rafforzare una funzione non-covid a copertura della parziale conversione degli ospedali per garantire l’esecuzione di prestazioni mediche, chirurgiche e diagnostiche che altrimenti resterebbero inevase. In questa ottica abbiano già dato la disponibilità a supportare l’attività chirurgica degli ospedali sia fornendo sedute operatorie che anestesisti, in parziale sostituzione di quelli che saranno impiegati nel Covid hospital della Fiera».

 

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