«Saltamartini stabilizzi il personale
Il Covid hospital scelta miope»

L'INTERVENTO di Elisabetta Guglielmi del sindacato Nursind: «Quella struttura non è un ospedale. La promiscuità degli operatori che arrivano anche da fuori crea non poche difficoltà con pericolose ricadute anche sulle persone ricoverate». Altra richiesta all'assessore: «Faccia rimanere i nostri giovani colleghi in regione. Sono chiamati da altre aziende sanitarie italiane a tempo indeterminato e con pochissimo preavviso vanno via»
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C’è chi fa anche 150 km al giorno per prestare servizio al Covid hospital di Civitanova, senza aver fatto mai le ferie e senza certezze sul contratto. Nel frattempo per allestire il nuovo modulo si stanno prendendo arredi, letti e materiali dalla Medicina di Civitanova. A denunciare tutele difficoltà che vivono sulla loro pelle infermieri ed oss è Elisabetta Guglielmi, segretaria provinciale del Nursind Macerata.

«Si è riattivato il Covid Hospital di Civitanova, soprattutto a seguito di una maggiore richiesta di posti letto nella Regione Marche, con la volontà di mantenere puliti i tre presidiare ospedalieri dell’Area vasta 3. Ad oggi il reparto di malattie infettive di Macerata è praticamente saturo, i pronto soccorso, medicina d’urgenza  e container sono trasformati in aree di degenza Covid, diversi reparti hanno ricoverati in stanze grigie pazienti positivi. La settimana scorsa sono stati attivati 2 moduli di medicina Covid al Covid Hospital di Civitanova ed in questi giorni se ne prevede uno ulteriore in attivazione. Una struttura Covid che non essendo un ospedale non è autonoma con tempi di diagnosi e problematiche moltiplicate. La promiscuità di personale provenienti da diversi ambiti lavorativi, anche da altre aree vaste, ed aziende ospedaliere con competenze professionali diverse, con conoscenze sulle strumentazione e documentazione diversa, crea non poche difficoltà organizzative-gestionali e clinico assistenziali con pericolose ricadute anche sulle persone ricoverate».

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Elisabetta Guglielmi

La sindacalista sottolinea come il personale del Covid di Civitanova, provenga in gran parte dall’Area vasta 3: «Tranne per 10 unità infermieristiche, provenienti dalle aziende ospedaliere la complessa organizzazione è ricaduta tutta sull’Area vasta 3. Dall’oggi al domani tanti colleghi si sono trovati con le ferie revocate ed ordini di servizio per andare a lavorare al Covid hospital di Civitanova Marche, tanti di loro senza aver ancora fatto le ferie estive e sottoposti a turni massacranti con decine di chilometri al giorno per recarsi al lavoro. Chiediamo all’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini il perché di tale scelta e soprattutto quale sia il valore aggiunto, visto anche l’andamento epidemiologico, porterà a rivedere le scelte miopi iniziali ovvero il Covid hospital di Civitanova. Crediamo che riattivare i percorsi già strutturati, collaudati e funzionali sarebbe stata la scelta migliore, il personale formato già pronto nei propri ambienti e soprattutto dentro un ospedale».

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Il Covid hospital di Civitanova

La richiesta è quella di un rapido intervento di Saltamartini, che consenta di stabilizzare il personale, dando loro certezze operative, sottolinea Guglielmi: «Lo scorso 6 novembre la direzione medica ha stabilito la riorganizzazione di diversi reparti in Area vasta 3, senza condividere le scelte e le loro ricadute con il servizio professioni sanitarie, dando mandato solo di reclutare il personale. Si vuole mantenere quasi tutto ma con quale personale? Gli ospedali sono stati svuotati da medici ed infermieri per andare ad aprire Il Covid hospital. Hanno svuotato la medicina di Civitanova Marche, compresi gli arredi e presto verrà chiusa la lungodegenza di San Severino. Per il personale alcuni sono retribuiti con prestazioni aggiuntive, altri con ordini di servizio e lavorano senza la sicurezza di un rinnovo stabile del contratto di lavoro. Chiediamo con urgenza il suo intervento assessore Saltamartini, iniziando dalle stabilizzazioni, alla rapidissima conclusione dei  concorsi per infermieri, operatori socio sanitari, tecnici sanitari radiologia medica, autisti, in modo da far rimanere i nostri giovani colleghi in regione. Sono chiamati da altre aziende sanitarie italiane  a tempo indeterminato e con pochissimo preavviso vanno via. Chiediamo l’utilizzo delle graduatorie di concorsi per l’immissione in ruolo, così che  questa ulteriore emorragia di professionalità venga evitata». Non c’è più tempo da perdere, evidenzia la sindacalista, la situazione dei pronto soccorso in particolare desta preoccupazione: «Chiediamo risposte tempestive visto che i pronto soccorso sono strapieni e devono affrontare un imbuto per ricoverare i pazienti. Il silenzio assordante sulla loro situazione, non vuol dire che va tutto bene anzi. Al pronto soccorso di Macerata si cercano spazi aggiuntivi perché i container ormai utilizzati come reparti sono pieni, 9 posti letto per ciascun container, con letti appiccicati. Negli ambulatori destinati ai codici rossi si ricoverano pazienti, la stanza dei sospetti accogli i positivi, tutta questa situazione va a sporcare il pronto soccorso non rendendolo più  sicuro per evitare i contagi. A Civitanova in pronto soccorso, i pazienti positivi hanno trovato allocazione negli studi dei medici o della farmacia, tutti con la necessità di fare ossigeno terapia. La situazione è al limite con pazienti in barella lungo corridoi  anche per diversi giorni con le bombole di ossigeno portatili, trasformati in reparti. Si parla di 22,24 pazienti  complessi gestiti da un medico e da 2 infermieri ed un oss».

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Filippo Saltamartini

Conclude con grande preoccupazione Elisabetta Guglielmi: «Non vorremmo vedere le code delle ambulanze con i pazienti che sostano in attesa di poter accedere al pronto soccorso o in attesa di risposte o di posti letto e non vorremmo che i sanitari debbano decidere chi ricoverare o meno. Siamo consapevoli che dover dare risposte in piena emergenza Covid non sia cosa semplice, ma le possiamo assicurare assessore Saltamartini, che per gli operatori sanitari, che indossano tute per 8 ore consecutive sudando, con visiere o occhiali appannati e dispositivi che rendono il lavoro 3 volte più pesante, lo è ancor di più. I professionisti sanitari sono sotto pressione da marzo, i professionisti sono al loro posto e stanno combattendo al fianco dei cittadini ma ora più che mai abbiamo bisogno del vostro sostegno e di essere coinvolti anche nelle scelte».

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