Export, calo nelle Marche
dei distretti industriali:
pelletterie di Tolentino a -40,2%

L'ANALISI dei dati del primo semestre effettuata dalla Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. La direttrice regionale Balbo: «Una così incerta evoluzione dei mercati rende ancor più fondamentale mettere a disposizione delle nostre aziende strumenti rapidi e facilmente accessibili»
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Cristina Balbo, direttore regionale Intesa San Paolo

 

Calo dell’export soprattutto nel settore moda. Basti pensare che il settore pelletteria di Tolentino registra una riduzione del 40,2%. E’ quanto emerge dall’analisi del commercio internazionale nel primo semestre 2020 in cui è possibile effettuare una prima valutazione degli effetti a livello territoriale della crisi in corso e di come le misure di contenimento e la sospensione di diverse attività nei mesi di marzo e aprile abbiano impattato sulle diverse specializzazioni.
Tutti i nove distretti regionali, si evince dal Monitor dei Distretti Industriali delle Marche a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – presentano un andamento negativo dell’export nel periodo gennaio-giugno. «Il calo dell’export dei distretti marchigiani è stato pari al 27,7%, inasprendo la situazione sfavorevole del 2019 che aveva fatto registrare un calo del 7,4%.  Il sistema moda risulta essere quello maggiormente colpito dalla crisi: Calzature di Fermo (-31,4%), Abbigliamento (-28,5%), Pelletteria di Tolentino (-40,2%) e Jeans valley del Montefeltro ( -32,1%). Pesantemente colpiti anche i distretti del sistema casa: Cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano (-28,5%) e Cucine di Pesaro (-13,2%), nonostante sia uno dei migliori distretti del legno-arredo in Italia per tenuta nel primo semestre 2020. Andamento negativo anche per Macchine utensili e per il legno di Pesaro (-21,6%), Cartario di Fabriano (-14,2%), Strumenti musicali di Castelfidardo (-17,3%). Il trend è determinato sia dai mercati emergenti (-27,7%), sia dai mercati maturi (-27,8%), in evidenza i cali registrati in Cina e Hong Konge in Russia, dovuti prevalentemente alle Calzature di Fermo».

«I dati del semestre vanno ovviamente interpretati alla luce della crisi generata dal Covid, che nelle Marche è intervenuta in un contesto già indebolito dalle crisi del passato e dagli eventi sismici. Gli indicatori inerenti la primissima parte del secondo semestre lasciano intravedere segnali di ripresa ma l’evoluzione della situazione sanitaria, ad aggi incerta, sarà ovviamente determinante – sottolinea Cristina Balbo, direttore regionale di Intesa Sanpaolo -. Per quanto ci riguarda una così incerta evoluzione dei mercati rende ancor più fondamentale mettere a disposizione delle nostre aziende strumenti rapidi e facilmente accessibili: nei primi nove mesi dell’anno abbiamo erogato un miliardo di euro di nuovo credito alle imprese marchigiane ed attivato 10mila moratorie ad aziende per 1,5 miliardi di debito residuo. L’ulteriore plafond da 10 miliardi che destiniamo al nostro Programma Filiere – che consente alle piccole imprese di ottenere un migliore e più conveniente accesso al credito facendo leva sulla solidità delle aziende capofiliera – è il segno tangibile della nostra fiducia nella ripresa del sistema: nelle Marche ad oggi vi hanno aderito 17 aziende capofila con oltre 1.800 dipendenti, 350 imprese fornitrici e un giro d’affari complessivo di 1,7 miliardi di euro».
Le ultime informazioni disponibili sul terzo trimestre segnalano un rimbalzo importante dell’attività produttiva e delle esportazioni. La capacità di recupero varia da settore a settore. Secondo lo studio, lo scenario resta molto incerto e fortemente condizionato dall’evoluzione della pandemia. Tuttavia, diversamente dalla scorsa primavera, l’intensità di eventuali misure restrittive potrà essere contenuta dalla miglior preparazione di imprese e individui. La crisi in corso rappresenta un momento di grande discontinuità che porta con sé anche opportunità che, se colte, possono contribuire al rilancio dell’economia e più in particolare dei distretti industriali. I problemi di interruzione delle forniture osservati nei mesi primaverili del lockdown possono portare a un ripensamento delle catene del valore, soprattutto di quelle organizzate su scala globale che spesso sono eccessivamente frazionate. Una loro riorganizzazione su base continentale può rappresentare un’opportunità per i distretti industriali che hanno al proprio interno filiere di fornitura ravvicinate, in grado di realizzare ogni tipo di lavorazione. Nei distretti la presenza di relazioni di partnership possono anche facilitare il tracciamento delle filiere e l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. Si tratta di vantaggi importanti che vanno accompagnati da opportuni investimenti in digitalizzazione, da introdurre nei processi di produzione, logistici e di vendita e da implementare e supportare con adeguati percorsi di formazione.

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