Macerie, gli imprenditori:
“Non serve l’esercito,
smaltimento nelle cave dismesse”

PROPOSTA - Confartigianato, Confindustria e fondazione Symbola chiedono di integrare il sistema basato su Cosmari e Picenambiente con i procedimenti già adottati dall'Umbria. E di fronte all'ipotesi che arrivi il genio militare per spostare il materiale ancora da rimuovere: "Basta imprinting verticistico, serve più coinvolgimento del settore privato"
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Da sinistra Pacifico Berrè, Giorgio Menichelli, Fabio Renzi, Gianni Niccolò, Carlo Resparambia, Paola Barra e Manuela Berardinelli

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Recupero delle macerie da parte degli operatori Cosmari

 

di Federica Nardi

(foto di Fabio Falcioni)

La gestione delle macerie del terremoto va a rilento e con 5,5 milioni di tonnellate da smaltire su terreni sia pubblici che privati, la Regione starebbe pensando di chiamare l’esercito. Ma gli imprenditori del Maceratese non ci stanno e indicano la via: “Prendiamo a modello l’Umbria e smaltiamo le macerie anche nelle cave dismesse, così non dobbiamo spostarle di 70 chilometri alla volta per portarle al Cosmari”, dicono in coro Confartigianato, Confindustria e fondazione Symbola, che stamattina hanno presentato una proposta a tutto tondo che tenga conto non solo della rimozione ma anche del riutilizzo degli inerti per la ricostruzione.

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Fabio Renzi

IL MODELLO – “Meno genio miliare, più genio imprenditoriale – dice Fabio Renzi della fondazione Symbola -. Il modello che proponiamo non sostituisce i siti del Cosmari e Picenambiente ma è integrativo e si applicherebbe in quei Comuni come Castelsantangelo che sono molto distanti dai siti di stoccaggio. Distanza che costa in termini di trasporti, ambiente e tempistica”. L’opposto dei dettami dell’economia circolare, che invece predica “la prossimità – spiega Renzi -. In Umbria le macerie vengono portate in cave dismesse del territorio dove vengono ulteriormente separate, poi trattate e gli inerti restano a disposizione gratuitamente dei Comuni per la ricostruzione”. Un modello che sarebbe “meno costoso e più veloce. Se per ipotesi fosse adottato domani (servirebbe una legge regionale o un decreto della struttura commissariale, ndr) potrebbe essere attivo in una settimana”. Un’ipotesi che potrebbe anche riqualificare le cave dismesse, che nel territorio maceratese sono centinaia.

 

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LA FILIERA – A un anno dal terremoto sono circa 100mila le tonnellate di macerie rimosse (solo per la parte pubblica). La rimozione delle macerie è “un passo fondamentale – dice Giorgio Menichelli di Confartigianato – per velocizzare tutte le altre fasi della ricostruzione. Non solo quindi da un punto di vista simbolico e psicologico ma anche a livello pratico”. Al momento sono 30 le imprese che nel territorio hanno le competenze per occuparsi di macerie e che sarebbero pronte a collaborare con una potenzialità di smaltimento di 40mila tonnellate all’anno. “Una filiera consolidata – spiega Carlo Resparambia di Confindustria – che ha già superato la crisi del pre-terremoto. Visti i volumi delle macerie e i tempi, la collaborazione con il privato non solo è necessaria ma obbligatoria”. Anche se il rischio è che “con tanto flusso in entrata di materiale se manca una linea chiara sui prezzi e le procedure i siti di stoccaggio si riempiano di materiale e non riescano a reimmetterlo sul mercato per il riutilizzo”. Per questo serve “responsabilità – dice Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata – in tutta la filiera della ricostruzione, soprattutto da parte del pubblico che non può continuare con la via dell’imprinting verticistico”.

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