Allevatori, i soldi non arrivano:
«Mi restano 60 centesimi in banca,
la Regione ci tuteli»

LA RABBIA - Nell'Alto Maceratese chi ha aziende zootecniche lamenta di non ricevere i fondi che gli spettano dal 2016. C'è chi attende oltre 50mila euro. Agostino Batassa (Castelsantangelo): «Ci stanno disconoscendo, ci vogliono cacciare via». Paolo Strada (Serravalle): «Non abbiamo da mangiare. Dicono che siamo tutelati, ma non è così». Luigi Crocetti: «Vogliamo solo quello che ci spetta, basta prese in giro. Siamo con l'acqua alla gola»
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Una tensostruttura d’emergenza a Bolognola. Distrutta l’anno scorso a causa di vento e neve (foto del 18 gennaio 2018)

di Federica Nardi

Dalle Regioni, ad agosto, 160 milioni di euro in più per gli agricoltori e allevatori colpiti dal sisma. Ma quanti ne sono arrivati nelle loro tasche? In molti casi, zero. Idem per le altre indennità del Programma di sviluppo rurale marchigiano (Psr). Non arrivano dal 2016, dicono gli allevatori. «Non abbiamo da mangiare per le nostre famiglie – è la denuncia di Paolo Strada, allevatore che vive a Bavareto, frazione di Serravalle –. Nel mio conto in banca ci sono 60 centesimi. Siamo tutti nella stessa barca, ed è una brutta barca. Chi lavora onestamente non deve essere trattato in questa maniera. Dicono che l’agricoltura è tutelata ma non è così». Strada aspetta 17mila e 500 euro per il contributo del biologico nel 2016 e circa 50mila euro tra indennità e contributi vari per il 2017. Il suo allevamento è anche certificato per il benessere animale. Non pervenuti anche i danni per i lupi. «Si vengono a mangiare i vitelli dentro i recinti – dice Strada – ma la Regione non paga i danni dal 2010. Non capisco nemmeno a chi andare a chiedere. Qua ci sono persone che devono prendere anche più soldi di me. Non capiscono che siamo messi male. Faccio questo lavoro con passione perché pensavo, come mio padre che aveva sostenuto la famiglia dignitosamente, di farlo anche io. E invece, con tutti i sacrifici che questo lavoro comporta, stiamo anche senza mangiare. È brutto quando lavori dalla mattina alla sera, ti portano a odiare il tuo lavoro». Strada sta anche aspettando di poter fare i controlli di legge ai vitelli per venderli. «Ho i compratori e non posso venderli. Sto senza soldi e nel fango. Qualcuno dovrebbe ricordarsi che se non ci sono più vacche nemmeno loro lavorano».

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Agostino Batassa

A Castelsantangelo Agostino Batassa vive ancora in roulotte dal sisma dell’anno scorso. Nemmeno a lui arrivano i contributi dal 2016, oltre 10mila euro. «Devono capire – dice Batassa – che noi gestiamo queste montagne. Ci stanno disconoscendo, ci vogliono cacciare via tutti quanti. Qualcuno che sta fuori dal cratere già le ha prese le indennità. La Regione si dovrebbe vergognare di tenerci in queste condizioni. Perché un paese terremotato come il nostro viene bistrattato? La Regione dovrebbe pagare i contributi del 2016, siamo nel 2018. Non si vergognano questi amministratori regionali?». E poi l’autonoma sistemazione. «Ottobre, novembre e dicembre la mia autonoma sistemazione non l’ho presa – prosegue Batassa -. E la Regione la dovrebbe pagare a noi che non abbiamo più una casa. Dei contributi agricoli non ho preso un centesimo. E significa che vorrei vendermi tutto, lasciare il territorio. Il Comune mi manda anche i conti delle bollette, a me, che sto in roulotte».

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Una tensostruttura a Fiastra (foto di Fabio Falcioni)

«Voglio i soldi che spettano a me e agli altri allevatori, basta prenderci in giro, la Regione si dia una mossa e ci tuteli – dice Luigi Crocetti, allevatore di Pieve Torina -. Dovrebbero avere un fondo di solidarietà, perché non lo utilizzano? Abbiamo chiesto aiuto. Si vantano di noi per il biologico mentre noi siamo con l’acqua alla gola. Le indennità non sono arrivate. Tutti noi allevatori, di cui io mi faccio portavoce, hanno immediato bisogno di liquidità. Noi chiediamo fatti alla Regione, non chiacchiere. Non voglio l’elemosina ma quello che mi spetta. Spendo 20 euro al quintale per il foraggio perché la stagione è stata pessima e noi non siamo riusciti a produrlo. Ho 200 animali, non ho più soldi per nutrirli e a malapena quelli per comprarmi da mangiare». Una cifra, quella che Crocetti dice di spendere per il foraggio, molto superiore ai prezzi indicati dai listini della Camera di commercio di Macerata, che indicano nelle ultime settimane prezzi dai 5,50 euro ai 15, a seconda del tipo di foraggio. Ma non è l’unico. Anche Stefano Forti, allevatore di Muccia, paga il foraggio a peso d’oro e non capisce perché. «Sto comprando la paglia 23 euro a rotoballa, me ne serve una al giorno. Al mese quanto devo spendere? Alcuni non fanno nemmeno la fattura e lo vendono al doppio del prezzo di listino. Così ci rimetto il guadagno dei prossimi tre anni». Anche Forti in attesa di parte delle indennità, dopo il terremoto lavora poco o niente. Prima vendeva la carne, ma ora in zona mancano i compratori: i residenti. «In questo lavoro – dice – ho investito tutti i miei risparmi». E le donazioni di foraggio arrivate nelle zone del sisma? «A me non è arrivato quasi niente – dice Forti – da quel che ho visto io sono andate anche ad aziende che ne hanno così tanto da doverselo rivendere».

Ma i contributi chi li deve pagare? LAgenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) di Roma. Così dice l’accordo, firmato tra Agea e Regione ad aprile. Nonostante sui pagamenti precedenti al 2014 ci fossero già stati stati fuoco e fiamme per i ritardi. Nel 2016 Anna Casini, vicepresidente del Consiglio regionale, aveva chiesto «pagamenti più veloci per le aree colpite dal sisma». Niente da fare. Fondi con il contagocce, nonostante ci siano decreti su decreti già firmati in Regione che assegnano quei finanziamenti. Che vanno a uno dei vanti delle Marche: il biologico. Solo che il biologico costa e parecchio a chi lo fa. La bontà ha un prezzo, così come la tutela del territorio: per questo esistono i contributi. Senza, e con il sisma di mezzo, si fallisce o ci si arrende.



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