La sanità nelle mani dei privati,
il Pd verso la resa

IL COMMENTO - La quarta commissione consiliare della Regione ha appena approvato un disegno di legge che di fatto introduce la partnership con aziende non pubbliche. Una riforma che, nel colpevole silenzio di tutta la maggioranza, porta la firma del peggior governatore che le Marche abbiano mai avuto. Per la Kos di De Benedetti sarebbe l'affare del millennio. L'ultima speranza è nel voto dell'assemblea legislativa
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di Fabrizio Cambriani

Altri tempi quelli della Democrazia Cristiana. Quelli in cui, appena le elezioni segnalavano una pur impercettibile flessione, tutta la sua classe dirigente si chiudeva in un monastero per tre o quattro giorni, dormendo per terra e con il cilicio stretto intorno alla vita in segno di penitenza. Qui, tuttavia, si riscrivevano interi programmi politici e si rivedeva tutta l’agenda delle priorità. Ma soprattutto si ascoltavano le istanze che l’elettorato aveva avanzato con il proprio voto. Nelle Marche evidentemente non c’è questa esigenza. Il monocolore Pd che ci governa da tre anni non ha nulla di che discutere. O di cui pentirsi. È passato dal 35% delle regionali del 2015 al 21% delle politiche di marzo. Un crollo che, tradotto in consiglieri, li vedrebbe passare da sedici (la maggioranza assoluta) ad appena cinque eletti. Eppure, si va avanti così, con lo stesso identico programma. Anzi, se possibile, accelerando il passo sulle riforme che gli elettori hanno, da poco, sonoramente bocciato.

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Ceriscioli con Renzi

In tema di sanità la quarta commissione consiliare ha appena approvato un disegno di legge (il numero 145 del 14/06/2017 a firma di tutta la giunta) che di fatto introduce la partnership con i privati. Si tratta di una sperimentazione di sei anni che prevede pure la gestione da parte di privati di strutture ospedaliere pubbliche (art. 2 comma 6). La commissione l’ha approvata così come pervenuta. Senza nessuna modifica. Manco fosse lo Zibaldone di Leopardi. Invece sono dieci articoli scritti con i piedi da cui traspare chiaramente la volontà accentratrice e la più totale discrezionalità data in capo alla giunta regionale. Come per esempio riaprire reparti chiusi o ripristinare posti letto, già tagliati in precedenza, affidandoli in convenzione, ai privati. Con ciò socializzando ogni forma di perdita, ma privatizzando ogni utile. Un concentrato di protervia e dispotismo da far impallidire pure Luigi XVI.  Politicamente, si tratterà di una rivoluzione culturale che vedrà la luce alla chetichella. Nel più grave momento di crisi della storia della sinistra italiana. Quindi un tradimento bello e buono per tutti i suoi elettori. Ma anche degli storici valori di riferimento che da sempre volevano la sacralità della salute sottoposta, solamente alla potestà dello Stato. Giammai da consegnare ai privati, poiché essi hanno nell’esclusiva ricerca del profitto, il loro unico interesse.

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Rodolfo e Carlo De Benedetti

Una riforma che – nel colpevole silenzio di tutta la maggioranza – porta la firma del peggior governatore che la Regione Marche abbia mai registrato nei suoi annali. Che ha tenuto per sé la delicatissima e complicata delega alla sanità non volendola mollare nemmeno dopo i vari e sempre più distruttivi terremoti. Ma neanche dopo il disastro elettorale dell’altro ieri. Ben consapevole, anzi del tutto incurante del fatto che – come risulta dalle carte – metà della sua campagna elettorale sia stata finanziata dagli operatori della sanità privata. Uno sputo in faccia al senso del pudore prima che a quello dell’opportunità. Dire partner privato nelle Marche significa dire Santo Stefano, cioè Kos. «Kos – come si legge nella pagina web di presentazione – è un gruppo privato che opera nel settore della salute e della cura delle persone, area in forte e costante cambiamento. Il suo obiettivo è essere attore di innovazione e soggetto erogatore di servizi personalizzati e di qualità, anche al fianco della sanità pubblica». Ma K0s è un marchio della Cir, il cui presidente è Rodolfo De Benedetti, il primogenito del più famoso Carlo, tessera numero uno del Partito Democratico. Praticamente il vero dominus del centrosinistra italiano, editore di Repubblica, La Stampa ed Espresso. Per dire della sua familiarità con il potere, leggete quello che affermava nel febbraio del 2016 quando era ancora presidente del Gruppo Espresso: «Normalmente con Renzi facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi» e con Maria Elena Boschi «sono molto amico, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra (…) del governo vedo sovente la Boschi, Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta». Evidentemente sua moglie è un’ottima cuoca.

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Ceriscioli e Maria Elena Boschi

Dunque, la Kos di De Benedetti è il quarto gruppo italiano per fatturato nell’intero settore della sanità privata. È invece il primo assoluto per ricavi e posti letto nell’ambito delle residenze sanitarie assistenziali. Conta in tutte le Marche ben ventinove centri tra cliniche e ambulatori. Nel 2016 ha registrato 105 milioni di ricavi. Seconda solo ai 152 milioni della Lombardia che censisce, però, sei volte e mezzo gli abitanti della nostra regione. Per la Kos, entrare come partner privato nel mondo della sanità marchigiana, potrebbe rivelarsi l’affare del millennio. Verosimilmente la farebbe avanzare di qualche gradino nella classifica dei fatturati. Per il Partito Democratico, viceversa, si tratterebbe di una resa incondizionata a ogni sorta di mercato. Perfino quello della salute. E, anche qui, del tutto verosimilmente il partito perderebbe altri milioni di elettori, precipitando vorticosamente nella classifica di gradimento popolare.  Da qui al totale fallimento di un intero progetto politico c’è solo il voto dell’assemblea legislativa. Mi auguro che consiglieri regionali dell’intero centrosinistra sappiano quali responsabilità abbiano davvero sulle spalle, con quel voto.

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