Rigopiano, indagati tre carabinieri:
il fratello di Marco Tanda
presenta una nuova denuncia

TRAGEDIA - Il legale della famiglia: «Soddisfazione per l’apertura di una nuova indagine, come nel caso Cucchi anche qui ci sono parenti che non si daranno pace finché non sarà accertata la verità»
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Strage di Rigopiano, tre carabinieri indagati per depistaggio. E il fratello di Marco Tanta presenta denuncia per capire se altre persone siano coinvolte. Il legale di Gianluca Tanda, l’avvocato Romolo Reboa, esprime la soddisfazione dei suoi assistiti «per l’apertura della nuova inchiesta sui fatti di Rigopiano. La meritoria opera del giornalismo d’inchiesta, unita alle indagini difensive fatte dagli avvocati, ha portato a scoprire che, nella vicenda, non vi sono stati solo dei fatti di depistaggio, ma una riunione carbonara per pianificarlo cui hanno partecipato funzionari di vertice. Il che significa che molte persone sapevano di avere sulla coscienza gravi responsabilità per la morte di 29 persone» dice Reboa, in seguito alla notizia dell’apertura del quarto fascicolo per la strage di Rigopiano. «Il 29 novembre – prosegue Reboa – il mio assistito, Gianluca Tanda, quale fratello della vittima Marco Tanda (di Castelraimondo, ndr) ha depositato una denuncia querela ove si chiede di accertare la posizione di ulteriori soggetti rispetto ai tre appartenenti all’Arma, e non dubito, avendo avuto modo di apprezzare l’operato dei Pm Serpi e Papalia, che essi valuteranno con attenzione anche tale atto. Quello che lascia perplessi in tutta questa grave vicenda è che non risultano atti di indagine interna da parte della Protezione civile, del ministero dell’Interno, della Regione Abruzzo e della provincia di Pescara: i fatti di depistaggio hanno dimostrato l’esistenza di un muro di omertà che coinvolge la pubblica amministrazione, la quale avrebbe il dovere di dimostrare alle vittime che lo vuole rimuovere e non che le istituzioni sono un comodo rifugio per mele marce». Le contestazioni, già rigettate dagli indagati, riguardano la mancanza di un timbro nell’allegato nel quale un agente di polizia, presente al Coc di Penne, avrebbe segnalato l’avvenuta telefonata di D’Angelo al mattino per chiedere l’evacuazione dell’hotel, documento che era stato girato ai carabinieri. L’altra contestazione riguarda una nota inviata dai carabinieri il 12 novembre 2018 dove si parlerebbe di questa telefonata già dal 27 gennaio 2017: i carabinieri avrebbero erroneamente scritto che questa annotazione era stata inviata alla procura. Il legale parla del caso Cucchi: «La verità è emersa per la tenacia di una sorella che ha portato i genitori a trovare la forza di lottare, nonostante il dolore per un figlio morto. A Rigopiano ci sono fratelli, genitori, figli che non avranno pace sintanto che la verità non emergerà nella propria interezza e che non si accontenteranno di agnelli sacrificali predestinati, ma chiedono che si arrivi ai vertici, i cui schermi burocratici che li hanno sinora protetti sono destinati a cadere». Oltre a Tanda tra le 29 vittime morte nella slavina che devastò l’abergo di Rigopiano il 18 gennaio 2017, c’era un altro giovane del Maceratese: Emanuele Bonifazi, di Pioraco.

 

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