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Una folla al palazzetto
per l’addio a Emanuele

TRAGEDIA SOTTO IL GRAN SASSO - Centinaia di persone oggi pomeriggio, a Pioraco, hanno partecipato al funerale del 31enne morto nel dramma di Rigopiano. L'arcivescovo Brugnaro: "Non dobbiamo pensare di essere padroni della natura". Il sindaco Luisella Tamagnini: "Per una settimana abbiamo sperato in una bella notizia. Questo dolore deve renderci cittadini migliori"
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Il comandante dei vigili del fuoco con il padre di Emanuele

 

di Leonardo Giorgi

(Foto di Federico De Marco)

Si è fermata tutta Pioraco oggi pomeriggio per l’ultimo saluto a Emanuele Bonifazi, il 31enne dipendente dell’hotel Rigopiano morto a causa della slavina che ha travolto l’albergo il 18 gennaio. Il piccolo comune dell’entroterra è una distesa di neve e silenzio. Fuori dal palazzetto dove l’arcivescovo di Camerino, Francesco Brugnaro, ha celebrato il funerale del giovane solo il rumore dei passi delle centinaia di persone arrivate per stringersi attorno alla famiglia di “Manu”, molto conosciuta nella zona. Lentamente, in tanti si avvicinano per abbracciare i genitori Egidio e Paola, oltre al fratello minore Enrico. Insieme ad amici e parenti, presenti anche il comandante dei vigili del fuoco di Macerata, Achille Cipriani, il vicecomandante dei carabinieri di Macerata, il colonnello Patrizio Florio, il comandante della Guardia di finanza, Amedeo Gravina, il prefetto di Macerata, Roberta Preziotti, il questore Giancarlo Pallini e Renzo Marinelli, sindaco di Castelraimondo, comune di origine dell’altro maceratese scomparso nella tragedia del Rigopiano, il pilota 25enne Marco Tanda. Con loro, decine di uomini della Protezione civile e del corpo dei vigili del fuoco, arrivati per stringersi attorno papà Egidio, coordinatore della Protezione civile di Pioraco.

Emanuele Bonifazi

L’arcivescovo Brugnaro, durante l’omelia, ha fatto una riflessione su quanto accaduto e sulla fragilità dell’uomo davanti alla natura. «Come diceva Galilei, per capire la natura bisogna sottomettersi ad essa, non pensare di esserne padroni. Conta la nostra intelligenza, la nostra capacità di prevedere e di cambiare. Un esercizio di responsabilità non solo verso noi stessi e la comunità, ma verso la natura stessa». Quella natura fatta di scosse e ghiaccio ricordata anche nel commovente discorso del sindaco di Pioraco, Luisella Tamagnini. «Non avrei mai creduto che al dolore di questo terremoto interminabile, avremmo dovuto aggiungere la perdita di Emanuele» ha detto il primo cittadino, in lacrime. Un “terremoto interminabile” che ha costretto la celebrazione della messa per Emanuele a spostarsi al palazzetto, dato che a Pioraco non ci sono al momento chiese agibili.

Luisella Tamagnini

«Siamo stati tutti lì, una settimana intera davanti al televisore per aspettare la notizia bella – racconta il sindaco -, quella che tutti aspettavamo. Siamo stati su quella neve immensa, infinita, insieme a quegli splendidi soccorritori a cui noi tutti gridavamo “Andate avanti, non vi fermate, salvateli”. C’è tanta angoscia per chi, come il papà di Emanuele si adopera nella vita a fare il bene per gli altri. A noi resta il dolore, che dobbiamo comunque elaborare e vivere. A Emanuele diciamo “riposa in pace”. Dopo tanti brutti momenti, è il momento di riposare. Questo dolore – conclude – ci deve portare ad essere cittadini migliori, nella dolcezza e nel rispetto del ricordo di Emanuele». Tra i saluti, anche quello di un’amica speciale, Maila Santarelli, che conosceva il 31enne dalla nascita. «Non ci sono parole per descrivere questo dolore – ha detto Maila –. Siamo stati amici per 31 anni. Ora voglio credere che in cielo sei la stella più splendente del firmamento, che brillerai per tutti noi e ci proteggerai. Ti voglio bene».

 

(Servizio aggiornato alle 18,30)

 

 

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