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Quante coincidenze drammatiche
con Rigopiano nella tragedia di Bolognola

Nella valanga nel ‘30 e nel ‘34 ogni volta 19 morti rinvenuti nelle case di Villa di Mezzo seppellite dalla neve all’ombra del Vettore e di Pizzo Tre Vescovi che richiama nel nome la sciagura aviatoria in Provenza ed un analogo caso sui Sibillini
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Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

Pizzo Tre Vescovi negli anni 50/60 come Massif de Trois Eveches in Provenza nel 2015? Villa di Mezzo (Bolognola, paese martire del sisma) nel 1930 e ’34 come Rigopiano il 18 gennaio scorso? Ecco il secondo lato del triangolo delle Bermude al centro dei Sibillini e della maledizione medievale che volle Pilato sprofondare nel laghetto azzurro che ora il terremoto ha reso inaccessibile spaccando uno dei sentieri che porta da Forca di Presta al Vettore, ‘il grande malato’. Il terzo lato del ‘triangolo’? il Vettore, la strada (ferita) delle Fate, se volete. E al centro ‘l’Urlo della Profetessa’, il profilo della Sibilla fotografato il 4 luglio 2015 da tre ‘Indiana Jones’ umbri giunti dopo rilevazioni astronomiche (affidandosi all’esoterismo quando la scienza non è stata ragion sufficiente) sul Pizzo della Regina, più evocativamente Parete della Priora. “E’ un urlo di dolore” hanno dichiarato tre giovani, ora 36enni, provenienti dall’Umbria dopo lo scoop fotografico divenuto virale nei social del Belpaese (leggi l’articolo).

 

La slavina di Bolognola del 1930 nelle foto del Fondo Balelli

Ecco dunque il triangolo delle Bermude calato nell’oceano verde dei ‘Monti Azzurri’ con tutto il suo corteo di tradizioni nella storia millenaria del Centro Italia di cui la catena rappresenta il cuore pulsante ed insieme affascinante, che per tutta la sua vita non dimenticò, facendone meta delle sue passeggiate in montagna, un ispettore di Bankitalia a Macerata: Carlo Azeglio Ciampi.
Se la morte di un pilota alla guida di un aereo militare, schiantatosi circa 60 anni fa a Pizzo Tre vescovi contro la parete Quarto San Lorenzo del Vettore sopra il Lago di Pilato (leggi l’articolo) richiama la morte di Andreas Lubitz e di altre 150 persone, copilota dell’Airbus A312 della Germanvings che lui diresse contro il Massif de Trois Eveches (in francese Pizzo tre Vescovi), l’immensa tragedia di Rigopiano non può non richiamare la doppia sciagura di Bolognola. La frazione a nord del comune sotto il Petrano e Sassotetto – teatro di un altro mistero senza fine: il caso della baronessa De Rothschild – fu completamente distrutta nello spazio di 4 anni dal 1930 e nel 1934. Ogni volta con un identico bilancio di morti accertati (19) ed un alto carico di dispersi: oltre una dozzina e feriti. Quaranta, tutti, case ed edifici travolti dall’immensa massa nevosa precipitata a valle dal Petrano e da Sassotetto “tra boati spaventosi e scrosci infernali” (come riferiva il cronista).

In quella antica cronaca del 23 febbraio 1930 quante coincidenze con l’orribile dramma che viviamo giorno dopo giorno, ora dopo ora con tutti i tg collegati da Rigopiano. Leggiamola.
MACERATA. Nel pomeriggio di ieri giungeva una triste, gravissima notizia da Bolognola, la meta preferita da tutti gli sciatori marchigiani, comune che sorge sulle pendici del monte Petrano. La notizia parlava di una grossissima valanga caduta da una frazione di Bolognola (Villa di Mezzo o Pepoli ndr), seppellendo tutto il considerevole gruppo di case e seminando la strage con numerosi morti, con feriti e con dispersi. Sulle prime si sperò che la notizia fosse qui giunta in forma esagerata e che la disgrazia non fosse così terribilmente grave ma quando poi venne confermata ed anzi accresciuta di gravità, col giungersi di successivi particolari destando come ben si comprende, profonda, dolorosissima impressione”.

Sulle prime si parlò di 14 morti e 12 dispersi sotto le macerie di case e palazzetti antichi le cui parti più voluminose erano rappresentate dai comignoli. L’arte fotografica di Carlo Balelli ci ha lasciato anche in questo caso un documento eccezionale. Tutto sommerso, come il resort del vicino Abruzzo. Così pure andò nel 1934. E quante similitudini nei ‘soccorsi difficili’ come titolarono anche allora i giornali. L’enorme valanga staccatosi da Petrano e Sassotetto (dominati dalla Forcella del Fargno tra monte Rotondo e il dominante Pizzo Tre Vescovi) aveva letteralmente sommerso la provinciale da Pintura a Villa di Mezzo e come da Farindola a Rigopiano dopo 87 anni, i primi soccorritori arrivarono con gli sci. Non c’erano ruspe, non c’erano turbine, né elicotteri: solo pale e tanta volontà. Pochissimi, compresi nel numero delle dita di una mano perdipiù monca, riuscirono a salvarsi.

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