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L’inferno di Rigopiano,
solidarietà alla famiglia di Emanuele:
“Ci ha telefonato tutta Italia”

TRAGEDIA SOTTO IL GRAN SASSO - Il papà del 31enne di Pioraco, Egidio Bonifazi: "Ieri sera c'è stato il riconoscimento. Mi ha fatto molto piacere la telefonata di condoglianze del vice ministro Bubbico". Al centro operativo di Penne l'abbraccio col capo della protezione civile Fabrizio Curcio. Il corpo del giovane trovato tra il bar e la hall. Il funerale potrebbe svolgersi sabato. Da fissare l'ultimo saluto al 25enne di Castelraimondo, Marco Tanda
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di Gianluca Ginella

È il giorno del dolore dopo la tragedia di Rigopiano, il giorno degli abbracci e delle lacrime in questa provincia stanca per le scosse di terremoto, provata dalle intense nevicate, e adesso sconvolta per il dramma del resort sotto il Gran Sasso dove tra i 29 morti ci sono anche due ragazzi di qui. Cresciuti vicini, Marco Tanda, 25 anni, a Castelraimondo, Emanuele Bonifazi, 31, a Pioraco, anche se non si conoscevano. Fino a ieri sera era rimasta una pur piccolissima speranza, quella legata al fatto che non fosse stato ufficializzato il ritrovamento dei corpi dei due ragazzi. Poi, dopo le 20, prima Gianluca Tanda ha riconosciuto il corpo del fratello, poi Egidio Bonifazi quello del figlio. «Lo hanno trovato tra il bar e la hall, questa l’ipotesi. Ambienti che comunque si trovano a 4-5 metri di distanza – dice Egidio Bonifazi –. Oggi abbiamo ricevuto telefonate da tutto il Paese. Quella che mi ha fatto molto piacere mi è arrivata questa mattina alle 8,30 o alle 9. Mi ha chiamato il vice ministro Bubbico per farmi le condoglianze».

Emanuele Bonifazi

Poi Bonifazi, un’ora dopo quella chiamata è stato al Centro operativo di Penne «quando sono arrivato erano tutti in riunione. L’hanno interrotta per venirmi a fare le condoglianze – dice Bonifazi –. Il capo della protezione civile Curcio mi ha abbracciato. Io ho fatto i complimenti a tutti quanti. Sono grandi persone. Per trovare mio figlio, dal momento che la macchina si è mossa, hanno fatto tutto il possibile e io sono testimone di questo. Purtroppo il destino quel giorno si è accanito su Rigopiano». Per ora un giorno certo sul funerale di Emanuele non c’è, «forse lo facciamo sabato alle 14,30 a Pioraco, ma ancora dobbiamo vedere dove farlo perché la chiesa è inagibile» dice il papà. Il funerale di Marco Tanda si svolgerà invece a Castelraimondo (anche in questo caso la data non è stata ancora definita) dove il pilota della Ryanair ha vissuto fino a 14 anni prima di trasferirsi a Roma per frequentare l’Accademia militare. A Castelraimondo vive ancora la mamma di Marco, Elma. Oggi al centro operativo di Penne si è svolta la conferenza stampa per parlare della fine dell’intervento di soccorso a Rigopiano. Presente il capo del Dipartimento nazionale della protezione civile, Fabrizio Curcio, il prefetto di Pescara Francesco Provolo, il questore Francesco Guglielmo Misiti, il vice ministro dell’Interno Filippo Bubbico.

Marco Tanda

«Da parte di tutti i soccorritori c’è stata grande professionalità, resa ancora più preziosa dal senso di umanità, coraggio, generosità che ciascuno degli operatori ha saputo manifestare nella consapevolezza di agire per salvare il maggior numero di vite. E di questo l’intero Paese è grato» ha detto Bubbico. «Gli operatori hanno portato all’estremo alcune attività operative, per tentare di salvare il maggior numero di vite – ha detto Curcio –. Abbiamo gioito quando questo è avvenuto e ci siamo rattristati quando non ce l’abbiamo fatta. Ma si è lavorato incessantemente». Alla fine il bilancio del dramma all’hotel Rigopiano, su cui il pomeriggio del 18 gennaio si è abbattuta una enorme valanga dal peso di 4mila tir a carico completo, è di 29 morti e undici sopravvissuti. Tra chi si è salvato c’è Samuel Di Michelangelo, 7 anni. I suoi genitori, il poliziotto Domenico Di Michelangelo, e la mamma Marina Serraiocco, commerciante, residenti a Osimo ma d’origine abruzzese, non ce l’hanno fatta. Stanotte a Rigopiano non si cercheranno più corpi, le luci di fari e torce, che per una settimana hanno illuminato le nevi sotto il Gran Sasso, non ci saranno più. Rimarranno però le domande di molti, due su tutti: se si poteva evitare e se si poteva intervenire prima. La procura di Pescara la scorsa settimana ha aperto un’indagine sui fatti di Rigopiano. Ora a far luce dovrà essere la giustizia, per capire se vi siano state responsabilità e, nel caso, di chi.

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