“Tra i mille obbligazionisti,
200 dipendenti”
L’intervista video a Luciano Goffi

Per l'ad sono un centinaio i clienti di Nbm in difficoltà per via delle obbligazioni subordinate. “Il 95% delle emissioni era antecedente al 2007, cioè alle regole Mifid e al crack Lehman Brothers. La rete ha agito in buona fede”. Sulle Fondazioni: “Non hanno voluto o potuto ridurre le loro esposizioni come chiedeva il Mef. Per loro l'impatto sarebbe stato minore”. Il 17 gennaio il tour a casa Bianconi
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La video intervista a Luciano Goffi (prima e seconda parte)
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Luciano Goffi durante l’intervista di Marco Ricci

di Marco Ricci

Non è difficile pensare come oggi la Nuova Banca delle Marche – dopo mesi e mesi di ispezioni di Vigilanza condotte nel vecchio istituto di credito e dopo la cessione delle sofferenze – sia  una delle banche più pulite del sistema. E se all’orizzonte c’è adesso il futuro ingresso in un grande gruppo bancario, profonde sono ancora le ferite rimaste tra i dipendenti, i clienti e il territorio per le conseguenze del dissesto.
Un tema su cui Goffi non ha certo evitato di parlare in un’intervista video a Cronache Maceratesi, partendo dalle perdite per gli azionisti e gli obbligazionisti. “Quando una qualsiasi impresa perde patrimonio – ha spiegato – ci sono due possibilità. O riesci a ricapitalizzarla o l’impresa va in fallimento. Per le banche c’è una terza via, l’intervento del Fondo di risoluzione alimentato dalle banche. Ma l’uso del fondo ha richiesto necessariamente, per via delle norme europee, l’azzeramento delle obbligazioni subordinate. Per le azioni – ha allargato le braccia l’ad di Nbm – il loro valore si era azzerato per via delle perdite pregresse”.

Luciano Goffi ha chiarito alcuni passaggi, dall’emissione nel giugno 2013 di obbligazioni subordinate Upper Tier II, alla cordata locale, al ruolo delle Fondazioni. “Quell’emissione sottoscritta da due delle tre fondazioni era necessario per portare avanti il progetto di ricapitalizzazione ipotizzato dalle Fondazioni e che prevedevano una ricapitalizzazione attraverso le forze del territorio. Quando la cordata locale non si è realizzata, alla banca non è rimasto altro che il commissariamento”. Goffi, a una domanda sulle condizioni in cui versano oggi le Fondazioni, ha ricordato come il Mef da tempo spingesse perché queste istituzioni riducessero il loro impegno nelle banche conferitarie. “Le Fondazioni azioniste di BM non hanno potuto o voluto ridurre le loro quote – ha spiegato Goffi – se l’avessero fatto, durante gli anni precedenti, per loro l’impatto del dissesto sarebbe stato ridotto. Mi auguro che possano proseguire la loro attività, magari riorganizzandosi”.

L’ad è poi tornato sulla questione delle obbligazioni subordinate. “I 100 milioni del Fitd sono una bella risposta per gli investitori che hanno perso una parte consistente dei loro risparmi”, ha detto Goffi, prima di ricordare come siano circa mille clienti di Nbm in possesso di subordinate. “Quasi duecento di questi possessori di subordinate sono dipendenti. Dei rimanenti 730 obbligazionisti, il 62% aveva investito in questi titoli meno del 30% dei propri risparmi. Coloro per cui c’è davvero un problema da risolvere, ammontano per l’ex Banca Marche a un centinaio.”

bm 1Goffi, rimarcando durante l’intervista a Cronache Maceratesi come si prenderanno tutti i provvedimenti del caso davanti a eventuali comportamenti scorretti di singoli dipendenti, ha voluto sottolineare come la rete abbia agito nella massima buona fede, come testimoniato dai tanti dipendenti in possesso di azioni e obbligazioni. “Oltre il 95% delle subordinate è stato emesso tra il 2005 e il 2007, prima che entrassero in vigore le norme Mifid e prima che avvenisse il crack di Lehman Brothers. In passato la percezione del rischio di questi titoli era molto basso, non c’era davvero la consapevolezza che fossero titoli rischiosi e tutte le banche hanno venduto questi prodotti ai clienti che garantivano qualche percentuale in più. Era normale anche per le azioni, poiché si veniva a creare un mutuo appoggio tra territorio e banca, senza che questo scivolasse in comportamenti scorretti”. Era insomma un altro mondo, lontano anni luce dall’entrata in vigore delle nuove norme sui salvataggi bancari. “Questi clienti sono arrabbiati – ha continuato l’ad – è comprensibile e mi auguro che in Europa sia la prima e l’ultima volta che accade qualcosa del genere. Da oggi la Vigilanza ha più poteri è più modi per evitare che si arrivi a questo punto, intervenendo prima che si compiano i dissesti”. Così Goffi ha ricordato le molte segnalazioni ispettive giunte in Banca Marche, come avevamo segnalato in un articolo dei giorni scorsi.

Tornando alle subordinate e agli azionisti, la banca si è detta disponibile a fornire ai clienti tutta la documentazione relativa al portafoglio titoli per chiunque, in qualsiasi sede, volesse intentare cause risarcitorie.

IL TOUR DEGLI ONESTI – Continuano ad aumentare le adesioni per il tour degli onesti sotto casa di Massimo Bianconi, l’ex dg di Banca Marche, a Roma organizzato da Daniele Crognaletti, imprenditore di Jesi che ha messo a disposizione due pullman, atri verranno forniti da altri operatori tra i quali Macerata Bus (leggi l’articolo). Il tour previsto inizialmente per il 17 dicembre si terrà il 17 gennaio: l’obiettivo è una pacifica dimostrazione sotto casa dell’ex manager, al centro di inchieste delle Procure di Ancona e di Roma sul dissesto dell’istituto di credito.



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