BM, la spiegazione di Bankitalia:
“L’Ue bloccò l’intervento del Fondo di garanzia”

In commissione finanze della Camera il responsabile dipartimento Vigilanza Carmelo Barbagallo ha illustrato in un lungo intervento come si è proceduto nei casi BM, Carife, PopEtruria e Carichieti. "L'attenzione su queste banche è stata continua, di intensità crescente al peggioramento della situazione aziendale". Poi i ripetuti no della Commissione europea e il coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati. Il dg di Abi Sabatini: "Serve un quadro normativo più ampio"
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Carmelo Barbagallo

Carmelo Barbagallo

di Marco Ricci

Continuano a tenere banco, non solo nei territori, i dissesti di Banca Marche, Carife, Carichieti e Popolare dell’Etruria e gli effetti pagati dai piccoli investitori. Dopo la pioggia di emendamenti alla legge di stabilità caduta sulla commissione Bilancio della Camera per ristorare almeno in parte i possessori di obbligazionisti subordinati e forse anche degli azionisti, oggi l’argomento è stata materia di discussione in commissione Finanze, dove sono stati ascoltati nel pomeriggio il direttore generale dell’Abi, Giovanni  Sabatini, e il responsabile del dipartimento di Vigilanza in capo a Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo. Sotto la lente l’operazione che ha portato alla nascita delle quattro banche, il comportamento tenuto dagli istituti di credito nell’offrire ai piccoli risparmiatori azioni e subordinate, il loro azzeramento, il possibile ristoro per gli investitori, i niet della Commissione europea all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), ma anche l’efficienza della vigilanza, le gestioni commissariali, le informazioni rese pubbliche sulla risoluzione dei quattro vecchi istituti e il valore delle sofferenze cedute alla bad bank.

Il responsabile della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, ha iniziato il suo intervento spiegando quali sono i poteri della Vigilanza, illustrando come più volte la Banca d’Italia abbia chiesto che questi poterifossero accresciuti, così come oggi prevedono le norme europee entrate in vigore in Italia solo il 16 novembre scorso. “L’impianto di vigilanza italiano ha recepito standard internazionali sempre più severi in materia di patrimonio e di presidio dei rischi, ma i poteri di intervento e sanzionatori sono divenuti sempre meno adeguati. A lungo, in più occasioni, abbiamo segnalato la necessità di rafforzarli facendo eco alle sollecitazioni del Fmi. Solo nei mesi più recenti sono stati attribuiti alla Vigilanza poteri che le permettono di intervenire in maniera efficace, senza dover aspettare che la situazione aziendale risulti degradata fino al punto da richiedere l’attuazione delle procedure di rigore previste dalla legge. In futuro gli amministratori potranno essere rimossi, singolarmente o collettivamente e nei casi più gravi ad essi potrà essere interdetta la possibilità di ricoprire cariche presso tutti gli intermediari finanziari. L’apparato sanzionatorio è stato potenziato e sono stati previsti interventi precoci”.

Barbagallo è così passato ad illustrare cosa è avvenuto per le quattro banche, parlando di come per Banca Marche la situazione sia andata rapidamente degradandosi dal 2010. “La vigilanza su queste banche è stata continua, di intensità crescente al peggioramento della situazione aziendale e ha utilizzato l’intero spettro degli strumenti disponibili. All’emergere dei problemi è stata richiesta la modifica dei controlli interni, la revisione delle procedure di erogazione del credito, l’innalzamento delle svalutazioni. Quando opportuno, è stata chiesta, pur in assenza di formali poteri in tal senso, la sostituzione degli organi aziendali e sono state imposte particolari misure prudenziali”. Tra 2010 e 2011, lo ricordiamo, Banca Marche fu oggetto di durissimi verbali ispettivi che pubblicammo in anteprima, verbali a cui seguirono due ulteriori comunicazioni di Bankitalia contenenti tra l’altro l’input di inseire in Cda elementi di comprovata qualità e la richiesta di allontanare l’ex direttore generale, Massimo Bianconi, a cui poi la banca concesse una buonuscita di 2.3 milioni di euro.

Foto d'archivio

Foto d’archivio

“Quando il patrimonio, eroso da perdite crescenti, si è attestato su livelli  che, pur superiori ai minimi, non consentivano di proseguire la normale attività creditizia, sono stati chiesti piani di ricapitalizzazione – ha proseguito Barbagallo nella sua ricostruzione davanti ai deputati – e ove necessario è stata sollecitata la fusione con un altro idoneo intermediario. Si tratta di azioni in linea con le regole e con le prassi internazionali di Vigilanza, oggi seguite dallo stesso meccanismo di Vigilanza unico europeo. Il commissariamento è stato attuato al verificarsi dei presupposti di legge, accertati in sede ispettiva, quando i coefficienti patrimoniali inferiori ai minimi erano associati a gravi irregolarità. Gli esponenti aziendali sono stati rimossi e sono state comminate sanzioni pecuniarie nei limiti massimi consentiti dalle norme  in proporzione alle responsabilità accertate. Si è sempre tempestivamente informata l’Autorità giudiziaria, in un contesto di continua e reciproca collaborazione. Nel corso della gestione delle quattro banche, i commissari hanno fatto emergere l’effettiva qualità dell’attivo e hanno verificato le irregolarità, anche per valutare l’esercizio dell’azione di responsabilità”.

Venendo alle diverse soluzioni tentate, Barbagallo ha illustrato come i commissariamenti si siano protratti a lungo per la difficoltà di trovare soluzioni di mercato, “pur intensamente ricercate dai commissari”. Ciò non si è concretizzata per l’indisponibilità delle banche potenziali acquirenti ad assorbire l’elevato ammontare dei crediti deteriorati, che ne avrebbero appesantito gli attivi a rischio. “Quando si arriva a percentuali anche del 40% per le partite anomale è difficile trovare acquirenti”, ha spiegato Barbagallo. Così, senza una soluzione di mercato, si è attivato il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. “Per Banca Marche si è pensato ad un aumento di capitale rivolto a chi ci voleva e poteva essere della partita, da soggetti istituzionali agli imprenditori locali. Del problema dell’ammontare delle sofferenze si faceva carico il Fitd per 800 milioni. Cosa è successo? Uno stand still, cioè un avvertimento a non procedere verso quella strada da parte della Direzione competition della Commissione europea che avrebbe potuto considerare l’intervento un aiuto di stato. Nel frattempo c’è stato l’apertura di una procedura di infrazione riguardante il caso Tercas, intervento percepito come un potenziale rischio da parte di tutti i soggetti privati che potevano intervenire nell’aumento di capitale. Non era una norma di legge, ma se la Dg competition non autorizza, cosa si può fare? Chiedere risorse ai privati con questa mannaia è molto difficile, con la Bce, che per la sua autorizzazione, chiede il consenso della Commissione europea”.

La sede di Banca d'Italia a Roma

La sede di Banca d’Italia a Roma

Dunque si arriva al secondo intervento del Fitd, una deliberazione che nel complesso dei 2 miliardi di euro riservati ai quattro istituti, avrebbe destinato 1.2 miliardi di euro per ripatrimonializzare Banca Marche. “La Commissione stabiliva comunque che andassero coinvolte le obbligazioni subordinate, come da una comunicazione dell’agosto 2013 che pone questo come condizione per l’intervento del Fitd. Nell’interpretazione concreta significa dover coinvolgere tutti i subordinati, nessuno escluso. La Dg competition è sempre stata estremamente chiara su questo punto, ma per procedere era necessaria la norma che consentisse il loro coinvolgimento per salvare la banca. Quando la norma [i decreti attuativi della Brrd, NdA] è stata emanata, dalla Commissione ci viene detto però che anche questo intervento del Fondo di garanzia dei depositi sarebbe stato configurabile come un aiuto di stato”. A quel punto rimanevano due prospettive, oltre alla risoluzione che è poi stata avviata costringendo all’azzeramento delle obbligazioni subordinate. O il bail-in o la liquidazione coatta amministrativa. “Con il bail-in, le nuove norme avrebbero costretto a coinvolgere, oltre alle azioni e ai titoli subordinati, i circa 12 miliardi di euro di massa non protetta delle quattro banche, inclusi i 2,4 miliardi di obbligazioni non subordinate. Con la liquidazione atomistica, non sarebbe stata assicurata la continuità delle funzioni essenziali delle quattro banche. Alle 200.000 piccole imprese affidate si sarebbe dovuto chiedere il rientro immediato, con danni ingentissimi per le economie locali. Sarebbero stati tutelati i soli portatori di depositi garantiti, sacrificando i crediti di un milione di risparmiatori e i posti di quasi seimila lavoratori, con una devastante distruzione di valore”.

BCE di notteDopo aver poi spiegato le linee dell’intervento che hanno portato alla Nuova Banca delle Marche ma anche alla nascita dei tre nuovi istituti ad Arezzo, Ferrara e Chieti, il direttore della Vigilanza non si è sottratto al tema della valutazione delle sofferenze conferite alla bad bank. “Le perdite sono state rilevate secondo la metodologia imposta di fatto dalla Commissione europea, che richiede che la valutazione delle sofferenze sia effettuata assumendo come indicatori i prezzi presumibili in caso di immediata cessione sul mercato, anziché i valori coerenti con le ordinarie prassi contabili, valori che tengono conto della capienza delle garanzie e della presumibile durata delle procedure di recupero. Per poter utilizzare le risorse del Fondo di Risoluzione è stato necessario procedere preliminarmente, come richiesto sempre dalla direzione generale della Concorrenza, alla integrale svalutazione delle azioni e dei prestiti subordinati”.


La Banca d’Italia –  sempre nelle parole di Barbagallo – guarda adesso “con attenzione alla forme di tutela di cui si sta dibattendo in questi giorni”, probabile riferimento agli interventi mitigatori per azionisti e obbligazioni subordinati.
Sul punto Barbagallo ha ricordato come la Banca d’Italia abbia più volte pubblicamente sollecitato interventi normativi che vietassero il collocamento degli strumenti più rischiosi presso i piccoli risparmiatori, limitando l’acquisto di questi titoli a operatori specializzati.  Allo stesso tempo il direttore della Vigilanza ha ricordato lungamente  non solo come gli interventi preventivi effettuati dal Fitd – e previsti dalla direttiva europea sul sistema di garanzia dei depositi – avrebbero avuto effetti meno devastanti e sarebbero risultati meno costosi per il sistema, ma come  – durante i negoziati per la stesura della Brrd – Bankitalia avesse anche perorato approcci alternativi al bail-in, approcci “in base ai quali si sarebbero potute imporre perdite ai creditori solo in presenza di apposite clausole contrattuali di subordinazione”.

Per il futuro, oltre ad affermare come le nuove quattro banche siano adesso ben patrimonializzate, Barbagallo ha spiegato come la procedura che si attiverà per arrivare a una soluzione di mercato sarà quella dell’asta pubblica, così come stabilito dalla direttiva Brrd. “Mi auguro – ha concluso – che al momento della cessione di queste banche, compatibilmente  con le norme, siano prese in considerazione soluzioni che non snaturino la natura locale degli istituti”.

Giovanni sabatini, dg di Abi

Giovanni sabatini, dg di Abi

GIOVANNI SABATINI (ABI): “IL FONDO ERA LA SOLUZIONE PIU’ COERENTE CON LE NORME EUROPEE” – Prima di Barbagallo era intervenuto il direttore generale dell’Abi. “L’intervento da due miliardi di euro del Fitd, già deliberato a luglio, a nostro avviso era coerente con le nuove norme europee e non ravvisavamo gli estremi per rilevare aiuti di stato. Le interlocuzioni – ha spiegato Sabatini alla commissione – sono state svolte dalle istituzioni, ma non vi è mai stata l’avvio di una contestazione formalizzata sull’intervento del Fitd con una specifica posizione contraria della Commissione europea, il che rende oggi impossibile un ricorso alla Corte di giustizia. Come Abi abbiamo preso atto domenica dell’avvio della risoluzione e il conto è stato una legnata per il settore bancario che ha perso per il 2015 oltre la metà dei propri utili netti. Ai quattro salvataggi – ha concluso il passaggio – hanno contribuito 5 milioni di azionisti delle banche italiane”. Venendo alla risoluzione, secondo Sabatini, si è proceduto nella maniera più coerente, seguendo le regole europee nel caso di avvio di una risoluzione. “Possiamo avere il nostro giudizio su queste regole ma anche prima che fossero recepite le indicazioni europee contenute nella Brrd, se fosse stata avviata la liquidazione coatta amministrativa di questi istituti, gli unici tutelati sarebbero stati i depositanti sotto i 100mila euro. Dunque ci sarebbe stato il sacrificio di azionisti, obbligazionisti subordinati ma anche obbligazionisti semplici e forse anche dei correntisti con depositi superiori ai 100mila euro”.  Sulla bad bank, Sabbatini ha ricordato come  sia stata costituita all’interno della procedura di risoluzione e che dunque verrà gestita dal Fondo di Risoluzione. Dunque l’idea di creare una società con diversi soggetti avrebbe bisogno, per il direttore dell’Abi, “di un quadro normativo diverso e più ampio”.

ASSEMBLEA A JESI – M5s chiama a raccolta venerdì prossimo gli azionisti e obbligazionisti subordinati di Banca Marche all’Hotel Federico II di Jesi. Alla presenza dei deputati cinque stelle in commissione Finanze, l’appuntamento è per il pomeriggio alle 17.30.

 

 

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