Crac Banca Marche:
“Poche centinaia i risparmiatori
più esposti”

Sarebbero circa mille i clienti maggiormente danneggiati nel complesso dei quattro istituti andati in crisi. Le banche hanno calcolato la cifra considerando chi avesse risparmi inferiori ai 100mila euro e investimenti in sub superiori al 50%. Metà dei titoli sarebbero in mano a 2.450 clienti con portafogli superiori ai 250mila euro e titoli azzerati per in media 67mila euro. Alla procura di Ancona altri esposti su come sono state vendute azioni e obbligazioni
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La protesta dei risparmiatori a Roma

La protesta dei risparmiatori a Roma

di Marco Ricci

Sono appena più di mille i clienti di Banca Marche, Popolare dell’Etruria, Carichieti e Cassa di Risparmio di Ferrara i possessori di obbligazioni subordinate dei quattro istituti che con l’azzeramento del valore dei loro titoli hanno visto andare in fumo una parte consistente dei loro risparmi.  Lo hanno comunicato congiuntamente le nuove quattro banche, facendo il punto su chi  è rimasto più esposto al coinvolgimento delle obbligazioni subordinate nel piano di risoluzione. Gli istituti di credito hanno incluso in questa fascia di risparmiatori chi avesse risparmi inferiori ai 100mila euro e allo stesso ne avesse investiti più della metà in subordinate, uno 0,1% dei clienti delle quattro vecchie banche nei cui portafogli erano presenti subordinate per un totale di 27 milioni di euro.  “Questo dato fornisce il perimetro delle situazioni personali più delicate,  cui dare prioritaria attenzione- comunicano gli istituti – Il fondo di solidarietà è idoneo per capienza a coprire queste situazioni, che saranno valutate caso per caso”.

Per Banca Marche, contando come i possessori di subordinate fossero nel complesso un migliaio, i risparmiatori più esposti dovrebbero essere molti meno, anche se la loro esposizione rischia di essere in media più alta. Banca Marche, infatti, emise obbligazioni in buona parte con taglio di 50mila euro e destinate alla clientela istituzionale, a differenza di quanto accaduto in Carife e PopEtruria dove, a un maggior numero di clienti coinvolti – più o meno 10mila – fa da contraltare un taglio di 1000 euro, con le subordinate finite in tasca a chiunque.

BANCA MARCHE A PICCO“Le emissioni – proseguono le banche – sono state collocate tra il 2005 ed il 2013. Metà di queste prima della crisi Lehman Brothers (settembre 2008) che ha cambiato in tutti i cittadini la percezione del rischio e tutte le emissioni di obbligazioni sono antecedenti all’approvazione della Direttiva Europea sul bail-in. Circa la metà delle obbligazioni sono state collocate a investitori istituzionali mentre nel complesso i clienti retail, cioè privati, possessori di obbligazioni subordinate sono stimati essere circa 12.500 per un controvalore di circa 431 milioni di euro di capitale”. Sempre secondo i dati forniti, per 8200 clienti delle quattro vecchie banche la concentrazione nel portafoglio in obbligazioni subordinate è inferiore al 30% dei loro investimenti, mentre metà delle obbligazioni sono detenute da 2.450 clienti con patrimoni  presso le banche superiori ai 250mila euro e il cui investimento medio in subordinate è stato di 65mila euro.

Le banche dunque sembrano voler precisare come sia pochi i casi di risparmiatori letteralmente finiti sul lastrico per via dell’azzeramento delle obbligazioni subordinate, risparmiatori per i quali si presume possa intervenire il Fondo si solidarietà recentemente istituito da parte del Governo con una dote di 100 milioni di euro proveniente dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nelle prossime settimane il Mef emanerà le linee guida per accedere al sostegno e valutare chi possa essere stato posto in condizioni difficili per via di possedere subordinate. Sarà poi un arbitrato a valutare i singoli casi, con i risparmiatori a cui non sarà preclusa alcuna forma giudiziale di richiesta di risarcimento danni.

ESPOSTI – Per Banca Marche, lo ricordiamo, il problema maggiore riguarda i possessori di azioni per i quali però non è previsto da parte del governo alcun ristoro. Venendo comunque alla modalità con cui sono state vendute azioni e obbligazioni, la procura di Ancona avrebbe ricevuto diversi esposti dai clienti della banca. L’ipotesi di reato che si potrebbe configurare è quella di truffa. Qualora invece, magari dopo una vendita considerata ricattatoria per accedere a finanziamenti di cui si aveva necessità, non si può escludere che in alcuni frangenti si possa configurare anche il reato di estorsione.  I comportamenti dei dipendenti di Banca Marche, nella maggior parte dei casi, sarebbero stati piuttosto corretti, visto anche come tali prodotti non fossero mai stati oinvolti nei dissesti bancari e fossero ritenuti sicuri. Non si può però escludere che singoli direttori possano avere calcato la mano nell’offrire azioni e obbligazioni ai clienti.

 



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