Macerata ha avuto un infarto
Il vecchio cuore non ha retto al Suap

Carancini spieghi, se può, come stanno insieme le promesse per il Centro storico e la delibera su via dei Velini
- caricamento letture

cuore maceratese

 

Carlo Cambi

Carlo Cambi

di Carlo Cambi

C’è un’icastica frase di Giuseppe Mazzini che ho mandato a memoria da adolescente. Recita: “Negare e reprimere è la prassi dei tiranni che cadono”. Forse il nostro Sindaco, Romano Carancini, anche se è uomo di cultura, non la conosce e a lui comunque non si attaglia essendo tutto tranne che un tiranno. A lui si addice invece una parafrasi che mi è venuta spontanea leggendo qui su Cronache Maceratesi il resoconto della seduta consiliare (leggi l’articolo) in cui in fretta e furia si è approvata l’adozione del Suap (Sportello unico per le attività produttive) per consentire di colare altro cemento sulla città e di varare un nuovo centro commerciale in via dei Velini.  La parafrasi è “blandire e nascondere è la prassi delle giunte che cadono”.  Confesso che martedì 21 maggio quando c’è stato il Consiglio Comunale aperto dedicato al Centro Storico ho avuto un nuovo moto d’innamoramento per la mia città – è vero Sindaco ci risiedo da meno di dieci anni, ma l’ho scelta e Macerata mi ha accolto e io la amo – e mi sono anche pentito di aver spesso pensato che chi la governa fosse sordo ad ogni suggerimento, ad ogni critica costruttiva. Ero convinto che l’aver accettato di discutere in modo aperto del problema dei problemi che ha Macerata – la sua perdita di centralità rispetto alla provincia per effetto del degrado del suo centro storico che essendo il luogo dell’identità va preservato per garantire a Macerata la leadership territoriale che la Storia le ha assegnato ma che le prassi di governo le hanno fatto via via perdere – fosse un segno di ritrovata spinta ideale. Del resto il lodevole lavoro svolto dal Coordinamento delle associazioni per il centro storico e il fatto che gli amministratori locali fossero pronti al confronto sulle tesi raccolte nel documento programmatico delle Associazioni medesime consentiva un’apertura di credito. Trovo anche che nei commenti del giorno dopo si siano operate eccessive semplificazioni e non si sia colto il senso profondo di questo tentativo di democrazia costruttiva dal basso. Ma ora mi tocca di esprimere una mia profonda delusione. Mi sento preso in giro come cittadino di Macerata da quella delibera portata in Consiglio alla chetichella, ostinatamente posta in approvazione, assolutamente non motivata. Sono profondamente deluso e quella che per me era un’apertura di credito si è immediatamente trasformata in una sensazione di ostilità. Ma i fatti miei non interessano a nessuno. Resta però un dato: la mia delusione è un sentimento soggettivo che origina da una constatazione oggettiva. E ora cercherò di motivare il perché.

Il consiglio comunale aperto sul centro storico di martedì sera

Il consiglio comunale aperto sul centro storico

Il Consiglio Comunale aperto sul centro storico ha posto in evidenza come buona parte dei commercianti – non tutti per la verità – imputino la sclerosi del cuore di Macerata alla chiusura (peraltro tartufesca: un po’ sì un po’ no come ha messo in luce il consigliere di Macerata è nel Cuore Fabrizio Nascimbeni) alle auto delle strade medievali e rinascimentali e delle nostre stupende piazze, ai parcheggi malserviti e scarsi, alla perdita di attrattività del centro medesimo. Personalmente – e nel corso di quella adunanza l’ho esplicitato – sono persuaso che per ridare vita al Centro storico bisognerebbe pedonalizzarlo del tutto facendo sì che i parcheggi siano ben serviti e che questa chiusura sia assistita da accessi meccanizzati alla città oltre a servizi di consegna dello shopping al domicilio del cliente (o alla sua auto) e incremento di attrattività attraverso la promozione di luoghi di aggregazione, di produzione culturale, di esperienza dell’identità della città. Sono convinto che un centro completamente pedonalizzato, magari assistito da mobilità elettrica, magari qualificato con spazi per i bambini e per gli anziani, magari vitalizzato da proposte multitarget, poiché più fruibile sarebbe più attrattivo e si trasformerebbe in un incentivo per le attività commerciali oltre a migliorare la qualità dell’offerta (che va comunque innalzata sul piano della proposta commerciale) e la qualità della vita in centro. Del pari sono persuaso che le attività commerciali, ovunque ma a maggior ragione nei piccoli paesi e nei centri storici, svolgano anche una funzione sociale: sono un presidio di socialità, sono un luogo di aggregazione, sono espressioni vitali di una comunità poiché ne soddisfano i bisogni. Del resto le città sono nate in epoca medievale come “mercatali” e come luoghi d’incontro, le piazze erano insieme foro e mercato, luogo di scambio commerciale e di incontro sociale perciò svolgevano un ruolo contemporaneamente economico, politico e di costruzione dell’identità con un alto valore antropologico. Tutelare questa integrità è condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per mantenere e se possibile rilanciare il centro storico rivitalizzando così la capacità attrattiva di Macerata e assegnandole di nuovo il suo ruolo di leadership territoriale.

consiglio aperto centro storico 2 (2)Nel mio intervento nel Consiglio Comunale aperto ho messo in evidenza altri due elementi che a me paiono vitali. Il primo quello di rilanciare la residenzialità in centro storico che significa riqualificare il senso dell’abitare il centro. Lo dico per inciso: abitare deriva da habitus, l’abito è qualcosa che si indossa da cui ci si fa avvolgere è l’identità della città. Mi è scappata qualche tempo fa una battuta su Macerata e ho affermato come le mura per questa città non sono inclusive, cioè racchiudono e tendono a rendere coesa la comunità, ma sono esclusive: servono solo per tenere lontani gli altri. Macerata non si vive più come luogo di scambio e d’incontro per questo perde centralità. Rilanciare la residenzialità significa riportare anche gli artigiani in centro, significa occuparsi degli anziani, significa curare l’arredo urbano, significa gestire al meglio quelle che in marketing territoriale si chiamano le aree di conflitto tra residenti e studenti, tra eventi e dormienti, significa aumentare la sicurezza, mantenere la città, riqualificare i nostri magnifici palazzi. Significa combattere l’evasione degli affitti in nero e accertare le condizioni delle case che vengono locate agli studenti e il diritto di residenza di signorine che in centro esercitano antichi mestieri e di altri che abusivamente fanno piccolo commercio. Significa per esempio immaginare di trasformare il Palazzo degli Studi in un beaubourg delle attività culturali, inserire a Palazzo Bonaccorsi occasioni di cultura viva ma anche di cultura materiale come la gastronomia, usare lo Sferisterio come manufatto non solo come palcoscenico, far diventare Piazza Mazzini il luogo delle botteghe, creare residenze dove anziani e giovani convivano per creare nuove botteghe artigiane scambiando trasmissione di esperienza con assistenza.   Ho offerto all’Amministrazione gli strumenti dell’Imu, della Tarsu (che diventerà Tares: pagheremo anche un’illuminazione in centro che non c’è), delle addizionali Irpef come leve per incentivare la qualificazione e orientare l’uso del centro storico. E molto altro si dovrebbe fare. In quell’intervento ho fatto notare come aver fatto smottare la città a valle creando Mace-donia (lo sciagurato e speculativo incontro sulle rive del Chienti di Macerata e Corridonia), il non avere incrementato la viabilità di accesso a Macerata città, l’aver favorito l’urbanizzazione delle periferie peraltro prive di identità (la plastica rappresentazione è il fatto che non abbiano piazze: basta andare a Corneto, alle Vergini o a Collevario, a Villa Potenza come a Sforzacosta per non dire di Piediripa per rendersi conto che gli unici spazi pubblici e relazionali sono rappresentati o dai non luoghi dei centri commerciali o dagli uffici burocratici) l’aver immaginato un piano casa per milioni di metri cubi a fronte di un diagramma demografico piatto ha di fatto svuotato di contenuto il centro storico banalizzandolo come contenitore. Una dimostrazione? Ci sono meno banche in centro che in periferia il che la dice lunga sia sull’immiserimento economico del centro sia sulla sua desertificazione antropologica.

A queste mie considerazioni il Sindaco Carancini ha mostrato una qualche attenzione e ancor di più l’assessore Stefania Monteverde che ho motivo di ritenere tutt’ora sincera nel suo interessamento.

Mi chiedo allora come si possa adottare una delibera come quella assunta in maniera forzosa e tartufesca sul Suap di via dei Velini. Come si può pensare di superare le resistenze dei commercianti del centro ad una pedonalizzazione se a una settimana da quel dibattito li si penalizza de facto aprendo un altro supermercato quando i troppi che già ci sono languono? Come si può dare credito a un’ idea di rinnovata residenzialità del centro storico se tutte le delibere urbanistiche, peraltro proposte in Consiglio con modalità che fanno dubitare, s’indirizzano a generare una forza centrifuga dal centro? Mi chiedo come si può generare una città satellite come Corneto aggiustando a posteriori gli indici urbanistici quando si promette che si farà di tutto per qualificare il centro storico?

Chiedo al Sindaco Romano Carancini, augurandomi che voglia rispondermi, non vede in questo una contraddizion che nol consente? Lei Sindaco è uomo di legge e provo a spiegarmi con un brocardo. Se è vero come è vero che il Centro storico vive e si ripopola a condizione che non si costruisca ancora fuori dalle mura, se è vero come  è vero che le attività commerciali (e io mi augurerei anche artigiane e culturali) del Centro vivono a condizione di poter competere ad armi pari con i loro concorrenti, può lei sostenere come ha fatto, sia pure collegato in diretta da Milano, che c’invidiano, che il Centro non è morto e che lei s’impegnerà per riqualificarlo al massimo e al tempo stesso far passare una delibera come quella su via dei Velini o come altre sciagurate lottizzazioni degli ultimi tempi (a tacere delle minitematica)? Non le pare che simul stabunt simul cadent? Sicuramente questo è accaduto alla mia rinnovata fiducia nell’Amministrazione, al mio reinnamoramento per Macerata, alla mia (a questo punto illusoria) convinzione che si potesse portare un contributo, sia pur minimo, alla città che è il nostro bene comune. Ma condizione perché tutto questo s’inverasse era ed è che non fossero compiuti atti che vanno nella direzione opposta. E invece…simul stabunt simul cadent. Ma vede signor Sindaco di questo passo cadono anche le giunte. 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X