Centro storico: vivo, morto o X

IL CONSIGLIO COMUNALE APERTO - Tra nostalgiche rievocazioni del passato e buoni propositi per il futuro, la politica discute sulla salute di Macerata. Tanti interventi, ma non viene fuori niente di nuovo. Carbonari: "Città morta, ma possiamo resuscitarla". Menghi: "Sopravviviamo per merito della Madonna ". Il sindaco Carancini: "Basta disfattismi, da fuori ci invidiano"
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La sala consiliare gremita per il Consiglio comunale aperto sul centro storico

 

Luigi Mosciatti, commerciante

Luigi Mosciatti, commerciante

di Filippo Ciccarelli

Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali, ma non l’abbiamo fatto. Questa l’estrema sintesi del Consiglio comunale aperto sul centro storico di Macerata. Un consiglio anestetizzato dai consueti (per chi è avvezzo a presenziare agli incontri che si tengono in sedi anche non istituzionali) relatori, in cui sono state ripetute analisi e ricette per sbloccare la situazione del cuore cittadino. Prosegue la concertazione, avanza il confronto, aleggia la condivisione, impera l’ascolto ma balugina pure il sospetto che tutto finirà con l’ennesimo nulla di fatto. Eppure realizzare quelle poche cose che non costerebbero soldi e fatica, come la pedonalizzazione di corso Matteotti lasciando aperta al traffico via Gramsci (soluzione su cui tutti sembrano essere d’accordo), non dovrebbe essere complicato. I lavori si aprono con la potente – ma un po’ inquietante – voce fuori campo del sindaco Carancini, collegato da Milano (da qui è partito alla volta di Madrid per via del Macerata Opera Festival) tramite Skype e “sparato” nella gremita Sala Consiliare dagli altoparlanti montati in aula.

Massimiliano Sport Bianchini

Massimiliano Sport Bianchini e Gabriella Ciarlantini

Qualche intervento memorabile, a dire la verità, c’è stato: ma prima di arrivare al make up proposto dall’imprenditore Arrigo Antolini, alle convinzioni divine del consigliere Carbonari o all’autocoscienza del suo collega Garufi, andiamo con ordine. L’Assessore Stefania Monteverde, fresca di delega al centro storico (ereditata dall’Onorevole Irene Manzi) ha indicato il Consiglio comunale aperto come la tappa di un percorso fatto di confronti anche aspri, iniziato tre anni or sono. E ha propugnato una visione del centro storico non limitata alle mura, ma allargata a corso Cairoli e corso Cavour. Il Magnifico Rettore dell’Ateneo maceratese, Luigi Lacchè, è portavoce di un approccio al problema del centro storico “plurale, integrato e multidimensionale”, garantendo la volontà dell’Università di essere sempre più presente e integrata nel contesto del centro. Un segnale, dice Lacchè, “viene dalla Carta degli Studenti e dal Wi-fi libero”. Un primo passo per una integrazione sempre maggiore, ci permettiamo di suggerire, potrebbe essere quello di rimettersi a tavolino con il Comune per vedere cosa fare dello spazio abbandonato di via Illuminati, che giace da anni nell’insieme dei progetti rimasti in sospeso.

Ivano Tacconi

Ivano Tacconi

Massimiliano Sport Bianchini è intervenuto come Assessore provinciale, manifestando l’interesse dell’Ente verso le sorti della città e anche l’intenzione di finanziare opere strategiche come la bretella Mattei-La Pieve, ma anche la volontà di riportare in centro alcuni uffici che sono stati decentralizzati. Bisognerà fare presto, però, perché con l’aria che tira la spending review potrebbe tornare ad abbattersi sulle Province italiane, e questa volta il rischio cancellazione potrebbe essere ben più concreto. Il presidente dell’Apm Francesco Pallotta ha invece spiegato che, nonostante i tagli al trasporto pubblico locale, la Linea 11 e la Circolare C sono al servizio del centro storico, e l’azienda sta pensando di acquistare altri due autobus, uno di 8 e uno di 11 metri, oltre a misure come l’apertura del parcheggio Garibaldi (e dei suoi ascensori) anche nelle giornate festive. Elisa Bolognesi  di Confcommercio Macerata, si è lamentata delle nocive divisioni tra gli operatori economici della città e pure dell’immobilismo delle Amministrazioni che si sono susseguite. E se “abbassare i prezzi praticati dai negozi non è una soluzione, come non servono le operazioni di marketing di breve periodo come per esempio la notte dell’opera”, la Bolognesi vede come efficace la sosta gratis il sabato in centro storico ed il parcheggio mordi e fuggi per la durata di 20 minuti, perché “la gente preferisce i centri commerciali in quanto lì la sosta è gratuita”.

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L’intervento di Fabio Pistarelli

Andrea Netti

Andrea Netti

Con il tema accessibilità irrompe nella serata l’evergreen Rampa Zara. Serve? Non serve? Con l’eccezione di Tacconi, favorevole a chiunque voglia costruirlo (soggetto pubblico o privato), i consiglieri non optano per la chiarezza. Alberto Cicarè, dell’associazione Ciclo Stile, dice chiaro e tendo che secondo lui quel parcheggio non serve, perché “ce ne sono altri esistenti e sotto utilizzati” e poi esprime preoccupazione per l’eventualità che i progetti condivisi da commercianti e associazioni, realizzabili in un lasso di tempo di sei mesi, svaniscano per il progetto Rampa Zara che “se va bene sarà pronto in due anni”. Dalla Sala si leva una spontanea risata, pensando al fatto che del mitico parcheggio a Nord se ne parla da alcune decadi. Ma pure una considerazione; chi ha mai visto transitare qualcuno in bicicletta per il centro storico?
Patrizia Sagretti (coordinamento associazioni) chiede un “censimento degli immobili non utilizzati, come l’Upim, l’Oviesse, il cinema Corso” e spinge per la pedonalizzazione del centro, unita all’apertura costante degli attracchi meccanizzati.

Carlo Ballesi

Giorgio Ballesi

Vivace l’intervento di Arrigo Antolini, dell’associazione Idea Macerata, per cui la città non mostra chiari segni vitali. “Il centro di Macerata non suscita interesse, non è attraente né godibile. Analizziamolo come fosse un centro commerciale: i parcheggi sono insufficienti o mal dislocati. Certo, la situazione potrebbe cambiare, ad esempio con il parcheggio di Rampa Zara. La debolezza nel connettere centro e parcheggi sta nel fatto che le vie di collegamento sono scomode, lontane e con percorsi insoddisfacenti”. Per un attimo balena l’idea che per rendere più “attraenti e godibili” le insoddisfacenti vie del centro possano venire proposte le donnine recentemente avvistate in zona Don Bosco come ragazze immagine, ma per fortuna l’idea non salta fuori. Antolini prosegue con le sue idee: “L’offerta commerciale è insoddisfacente, gli orari di apertura dei negozi sono gli stessi degli anni ’70, la cosa non è più possibile. Abbiamo 14mila studenti, ma il Mc Donald’s è al Corridomnia. Manca una ristorazione contemporanea, fatta anche dai fast food. Se si vuole competere coi centri commerciali, bisogna pensare al centro storico come un centro commerciale. L’accessibilità va migliorata, le telecamere vanno spente alle 11.30 e non alle 12.30, il pomeriggio alle 18 e non alle 19, servono parcheggi gratuiti dalle 18 lungo le mura e dalle 13 alle 16 nel Silos”.

I banchi della maggioranza

I banchi della maggioranza

Andrea Venturino, portavoce dei commercianti: “Noi sposiamo il patto di cittadinanza al 99%, logicamente sulla pedonalizzazione e sull’accesso al centro storico, specialmente in un momento come questo, non siamo d’accordo. Chiediamo 40-50 posti auto in piazza della libertà ben delineati, e il parcheggio veloce, cioè della durata di 45 minuti o un’ora. Ora come ora si pagano di 2 euro per entrare, e si può sostare anche per 4 ore, la situazione è stagnante, serve movimento per dare ossigeno al commercio”. E‘ scoppiata la pace, visto il 99% di condivisione delle proposte sul centro storico? No. Perché, quell’unico punto percentuale di disaccordo pesa più delle intenzioni, pur nobilissime, ampiamente condivise dalle 11 associazioni. “Sembra che la nostra, dei commercianti, sia quella cattiva – conclude Venturino – perché siamo gli unici a non voler pedonalizzare, ma noi nel centro traiamo il sostentamento, chi ci vive no”.

Pedonalizzazione no, dunque, ma anche dove il traffico veicolare scorre le cose non vanno meglio. In corso Cavour, dove la sosta è consentita sul lato sinistro e la sera anche su quello destro, c’è il problema del “cecchinaggio dei vigili urbani”, pronti ad appioppare i fatidici 41 euro di multa, come spiega Luigi Mosciatti che lì ha aperto un negozio lo scorso 6 dicembre. Mosciatti nota anche come sia difficile portare gente a Macerata “se la domenica è tutto chiuso”. Carlo Cambi, noto giornalista e residente in centro,  fa notare che “se tra le corsie dei centri commerciali ci potessero passare le auto nessuno andrebbe a comprarci”, suscitando la ferma ma brevissima protesta di alcuni commercianti sistemati in fondo alla sala strapiena.

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Alcuni cittadini presenti

Alcuni cittadini presenti

Il tempo scorre. Complice l’ora tarda, dai banchi della politica si levano voci sincere. L’ingrato compito di informare per primo sul vero fine della serata spetta al consigliere Giorgio Ballesi: “guardate che questo consiglio comunale aperto al massimo produrrà un ordine del giorno, che non vincola l’Amministrazione a fare nulla di concreto”. Traduzione: non solo non vi stupiamo con effetti speciali, ma stiamo pure recitando un copione leggendo interventi già scritti prima di sentire chicchessia, perché sapevamo già chi avrebbe detto cosa e d’altra parte non fare una mazza è meno rischioso di proporre cose che potrebbero scontentare o chi in centro ci lavora e porta movimento, ricchezza, soldi o chi in centro  continua a viverci e a pagare fior di Imu, Tares e altri costi che non hanno un corrispettivo in servizio ricevuto pari al prezzo pagato, vista la situazione di strade, arredi urbani e immondizia a chiazze in giro per la città.

Siccome la finalità della serata non è quella di trovare soluzioni, ci si concede un bel tuffo nel passato. Perché è da lì che nascono tutti i problemi di Macerata, e qui l’accordo è bipartisan: l’opposizione critica il centrosinistra, il centrosinistra critica il vecchio centrosinistra. Il nuovo pensa a proposte con un costrutto ma un po’ arzigogolate che, tanto, “devono piacere al Pd” come sentenzia il consigliere Andrea Netti. Ma è con l’intervento del consigliere Pistarelli che si infiamma il dibattito: il capogruppo del Pdl parla del centro storico specchio del “declino” della città. Non l’avesse mai fatto: i suoi colleghi si sono scatenati nel fare diagnosi sulla città. Viva

Giuliano Meschini

Giuliano Meschini

o morta?
Giuliano Meschini: “Macerata non è morta, qui il turismo è in crescita, in controtendenza con le altre realtà”. Ivano Tacconi agogna i fasti dei tempi antichi, quando “Pesaro e Ascoli ci invidiavano (ma perché poi proprio Pesaro e Ascoli?), di questa città ci si innamora. Lasciamo però perdere altre realtà come Bolzano, che è irraggiungibile”. Guido Garufi soffia via la spirale del declinismo: “non siamo una necropoli. Paradossalmente la nostra storia è reclinante da quando hanno realizzato la superstrada, Macerata non è più quella di 20 o 40 anni fa. Io sono romantico a casa mia e propositivo qui in Consiglio. Capisco che le multe siano sgradevoli, ma anche a Pioraco, Esanatoglia e Forlì si vive di multe perché ormai i Comuni sono degli esattori”. L’argomento multe, sollevato dal commerciante Mosciatti, fa presa in Garufi che se la prende un po’ con le multe e un po’ con la magistratura: “Un cocainomane entra in carcere ed esce dopo due giorni e un cittadino sul parcheggio si piglia all’anno dai 150 ai 200 euro di sanzioni, altro che Imu! Questi 41 euro di multa per un parcheggio sono una gogna”. Poi lancia un messaggio criptico: “Fumo perché voglio morire”. Infine, Garufi propone di smascherare i consiglieri, chiedendo di votare una mozione che presenterà a breve, una bomba che rivitalizzerà il centro storico: spostarci gli uffici del Giudice di pace.

Guido Garufi

Guido Garufi

Garufi sfora nelle tempistiche, come tutti. Ma il suo roboante intervento ha ipnotizzato l’assise, pure il presidente del Consiglio comunale Romano Mari, che rinuncia a ricordargli il rispetto dei tempi col suo classico piglio istituzionale. E se Garufi riaccende il microfono con puntuale naturalezza, il dibattito su Macerata viva-morta prosegue. Claudio Carbonari lamenta le poche voci dei cittadini che si sono fatti avanti in Consiglio “perché in strada hanno critiche molto più precise e forti di quelle udite stasera”. Poi però sentenzia la morte di Macerata. Ma c’è una speranza: “la possiamo resuscitare, però servono azioni forti e decise che può prendere solo chi governa la città”.
Anna Menghi è più prudente, e rinunciando all’idea che i 40 consiglieri comunali di Macerata abbiano capacità divine, dice che la Macerata e il suo centro sopravvivono, forse perché “la città è consacrata alla Madonna”. La diagnosi sullo stato di salute del malato non è dissociata dagli errori del passato: “la rinuncia al parcheggio interrato di piazza Mazzini è l’esempio di una politica democristiana, non fu fatto per non scontentare qualche commerciante. La nostra è una città strana, probabilmente perché anche i maceratesi lo sono. Per anni abbiamo pagato mutui su piscine e interessi per opere che non vedremo mai, probabilmente, e nessuno si

Claudio Carbonari

L’intervento di Claudio Carbonari

è stupito di questo. La politica ha giocato sulle paure delle persone. Lo Sferisterio è il nostro fiore all’occhiello, suggerisco di sfruttarlo per più tempo nel corso dell’anno”. Per Fabrizio Nascimbeni il centro è meno vivo perché “è più difficile e costoso vivere in centro. Tante giovani coppie comprano casa altrove, oppure si spostano di pochi chilometri, a Corridonia, perché risparmiano. Se non ci sono agevolazioni e incentivi per la residenzialità in centro storico, il centro morirà”. Poi il consigliere di Macerata è nel Cuore fa una riflessione: “Se veramente si vuole bene al centro, perché non proponiamo un referendum per abolire minitematica e piano casa? Perché si è pensato ad aumentare la cubatura fuori dalle mura?”. E ancora: “Piazza Mazzini è l’emblema della politica che vuole accontentare tutti. Metà è pedonalizzata e metà no”. Stefano Blanchi sollecita un trasporto pubblico più efficiente, una navetta per portare la gente dai parcheggi in piazza, i suoi colleghi Tartabini e Ciarlantini provano a mettere dei distinguo sull’azione dell’Amministrazione, suscitando la reazione del sindaco.

Fabrizio Nascimbeni e Francesca D'Alessandro. In primo piano, Anna Menghi

Fabrizio Nascimbeni e Francesca D’Alessandro. In primo piano, Anna Menghi

Il primo cittadino, rimasto attento ascoltatore dal suo temporaneo alloggio meneghino, ha già resuscitato Macerata, compiendo il miracolo da Milano: “Smettiamo di dire che siamo in declino, che non va bene niente, perché non è vero. Da fuori ci invidiano” afferma, forse con una punta di ottimismo. La gente si guarda un po’ spaesata, qualcuno ipotizza che il sindaco si sia confuso con Macerata Feltria o Macerata Campania. Deborah Pantana si mette le mani nei capelli. “Macerata non è affatto morta – prosegue Carancini – il centro storico non si sta desertificando. Nel 1985 il centro storico aveva 2.587 residenti. Nel 1990, 2.513. Nel 2001, 2.224. Nel 2009, 2.377. Nel 2012, 2.315. In 25 anni questo spopolamento in realtà non c’è stato. C’è stato un calo fisiologico, ci sono possibili scelte sbagliate come penso che non aver fatto il parcheggio sotto piazza Mazzini sia stata una scelta sbagliata e che ancora oggi paghiamo. Ma serve ancora oggi attaccarci su scelte che valgono 20, 30, 40 anni fa?”. Il sindaco, evidentemente stufo pure lui di aver fatto la mezzanotte, si fa una domanda e si dà una risposta: “Ma si possono ascoltare interventi come quello di Tartabini (il consigliere tra le altre cose aveva detto che non avrebbe votato il bilancio se non ci fossero stati precisi capitoli di spesa per decine di migliaia di euro sul centro storico, ndr) ? Ottocentomila euro per il palazzo Buonaccorsi, il Wi-Fi libero, la Festa dell’Università, dell’Europa, della Musica, la Controra, il MOF, Musicultura, l’apertura delle consiglio aperto centro storico 2 (3)iniziative a corso Cairoli e Cavour sono niente per il centro storico?”. E ancora: “Non possiamo farci domande? Forse manca anche la capacità di poterci rinnovare. Gli stessi commercianti hanno capacità di rimettersi in gioco? Ognuno deve fare la propria parte, noi con la crisi che c’è non abbiamo concrete possibilità di investimento. L’Upim dopo 10 anni non riesce ad essere aperto perché le richieste dei privati sono fuori mercato. Perché non ce lo vogliamo dire che non possiamo incidere sui privati? E poi dico alla Ciarlantini che gli spazi di aggregazione non sono diminuiti, sono aumentati. Basta piangersi addosso”. Fortunatamente la maggioranza dei commercianti era fuoriuscita quando il sindaco ha pronunciato queste parole, altrimenti avremmo scommesso su un dibattito infuocato ma sterile. Però le considerazioni del sindaco meritano una riflessione ampia. Nelle pagine e pagine dei documenti presentati, non c’è mai stato un minimo di autocritica o di autoanalisi da parte dei commercianti, che lamentano la stagnazione della vita in centro.

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consiglio aperto centro storico (7)Associazioni e operatori economici chiedono al Comune di rinunciare a cospicue entrate economiche, anticipando l’orario di ingresso nella Ztl, o trasformando in gratis parcheggi che oggi sono a pagamento in determinate fasce orarie (oppure sempre, nel caso di breve sosta). Ma sembra non siano disposti ad altrettanti sacrifici per sostenere aperture domenicali (che sottraggono tempo alla vita privata, oppure costano soldi per pagare dipendenti che tengano il negozio aperto) o a rivedere la politica dei prezzi praticati. Elisa Bolognesi di Confcommercio dice che sarebbe inutile intervenire sui prezzi, ma almeno bisognerebbe spiegare perché lo stesso tipo di merce che si trova in centro può costare molto meno nello giro di pochi chilometri. E’ possibile che queste domande se le siano poste anche i commercianti: non lo sappiamo perché di queste scelte private non si parla. Eppure al Comune si chiede di aprire gli ascensori 24 ore al giorno, o di calmierare i prezzi degli affitti, cioè di intervenire sulle stesse scelte di altri privati. Ma è possibile questo, in un libero mercato? Evidentemente no, per la stessa legge della domanda e dell’offerta che spinge chi consiglio aperto centro storico 2 (6)ha un negozio o un ristorante o un qualsiasi altro tipo di attività a praticare prezzi più alti o più bassi.
In questo senso la vera novità è che la domanda di cambiamento viene da alcune, timide parole di imprenditori come Arrigo Antolini (“gli orari di apertura sono gli stessi di 40 anni fa”) o commercianti come Luigi Mosciatti (“perché la gente dovrebbe venire a Macerata invece di andare verso il mare se è tutto chiuso la domenica?”) riprese dal sindaco Carancini quando ha parlato della capacità di innovarsi da parte dei commercianti del centro storico. Chi si aspettava soluzioni dal Consiglio comunale aperto rimarrà deluso. Ma i fan di Luciano Ligabue saranno soddisfatti: per oltre tre ore si è discusso della salute di Macerata. Viva, morta oppure X? Il rocker di Correggio se l’era chiesto 18 anni fa…

(Foto Cronache Maceratesi – Vietata la riproduzione)

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