“Lo spopolamento del centro storico è frutto di precise scelte”

MACERATA - I consiglieri comunali Conti (Lista Conti – Macerata vince), D’Alessandro e Nascimbeni (Macerata è nel cuore) accusano l'amministrazione di non avere una progettualità. Chiede una riflessione approfondita anche l'associazione Maceratiamo: "Negli ultimi 50 anni l'urbanistica ha solo definito nuovi insediamenti abbandonando i vecchi"
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Da sinistra Francesca D'Alessandro, Fabio Massimo Conti e Fabrizio Nascinbeni

Da sinistra Francesca D’Alessandro, Fabio Massimo Conti e Fabrizio Nascimbeni

Dai consiglieri comunali Fabio Massimo Conti (Lista Conti – Macerata vince), Francesca D’Alessandro e Fabrizio Nascimbeni (Macerata è nel cuore) riceviamo: 

«E’ nostra intenzione intervenire riguardo la situazione che sta vivendo il centro storico di Macerata e i problemi ad esso legati quali la viabilità, i parcheggi, il commercio e la sua progressiva desertificazione.
E’ sotto gli occhi di tutti che oramai anche nei giorni in cui solitamente la parte antica della nostra città vedeva il maggior numero di presenze di concittadini e non, queste non sono più quelle di una volta. Ad esempio il mercato settimanale del mercoledì, da rivedere nella sua organizzazione, è diventato un appuntamento per pochi.
I colpevoli hanno nome e cognome, e sono gli amministratori che hanno governato la nostra città negli ultimi 15 anni. Non è un caso, infatti, che nel lungo periodo il centro sia stato privato di importanti uffici statali, della Banca d’Italia (unica sede marchigiana chiusa) e di alcuni istituti di credito.
Enti ed esercizi commerciali sono stati costretti a spostarsi a causa di lucide e mirate scelte dettate da precisi interessi che non hanno fatto altro che spegnere la vitalità del centro ed il fervore economico e commerciale. Sono purtroppo evidenti i risultati di queste scelte scriteriate, e non ci meravigliano affatto lo spopolamento del centro storico e la chiusura di importanti attività commerciali quali, solo per citarne alcune, l’Oviesse, Intimissimi, lo storico bar Pierino che cambia gestione, ed altri ancora. Di questo passo il centro propulsivo della città è destinato a spegnersi definitivamente.
Questa amministrazione e il suo partito di maggioranza, il PD, non hanno infatti alcuna progettualità per il centro e sono i veri colpevoli. Come potrebbe infatti trovare una soluzione chi ha voluto coscientemente che si arrivasse a questo punto? Di certo il centro non si salverà con eventi sporadici, male organizzati e più funzionali ad una spicciola propaganda che ad una seria politica volta a contrastare una situazione di crisi. Condanniamo duramente la fase di lassismo di questa Amministrazione di centro sinistra, che vede colpevoli politicamente tutti coloro che ne fanno parte, perché se si amministra e si ama la propria città si devono impegnare le migliori energie e si deve avere la volontà politica di affrontare i problemi per risolverli».

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(Foto Alberto Cicarè)

Dall’associazione Maceratiamo riceviamo: 
«Qualche istantanea per descrivere il centro storico di Macerata. Via don Minzoni, uno dei percorsi più importanti perchè tracciato per collegare i due nuclei principali della nascente Macerata, è oggi una strada difficile da percorrere, con pedoni che passano in mezzo a furgoni malamente parcheggiati e automezzi che transitano a singhiozzo, tutti che non possono accorgersi che su di essa si allineano i palazzi più importanti e più belli della città; stesso discorso per via Garibaldi, il cui aspetto attuale è frutto di eventi importanti per Macerata. Via Mozzi e via Crispi sono un susseguirsi di persiane chiuse, troppe volte in edifici sempre più vuoti e fatiscenti. Via Crescimbeni desolatamente percorsa dalle sole automobili, mentre in via Berardi l’ingresso alla prestigiosa Accademia avviene tra buche di asfalto e cemento conseguenti ai lavori di restauro della stessa Accademia. Piazza della Libertà è un grande parcheggio mezzo pieno (o mezzo vuoto, se si è pessimisti) accessibile a pochi privilegiati mentre Piazza Vittorio Veneto (o San Giovanni, che dir si voglia) rimane in parte vuota di auto (ma anche di persone) solo perchè è stato montato un filare irregolare di dissuasori in ghisa; piazza Mazzini soffre della stessa crisi di identità e il cantiere del palazzo Legato – Filati non è servito a restituirgliela.
La buona volontà dei singoli e la riuscita delle occasionali manifestazioni che vi si svolgono non bilanciano questo quadro desolato in cui sono purtroppo quasi completamente assenti residenti e fruitori del centro.
Quanto detto sinora non vuole essere l’ennesima lamentela del cittadino insoddisfatto ma il punto di partenza, anche se doloroso, per proporre un ragionamento sul Centro Storico di Macerata. La prospettiva che si assume è basata sull’analisi della gestione della politica urbanistica maceratese.
Il Piano Regolatore Generale (P.R.G.) è lo strumento attraverso il quale tale politica si attua ed anche l’elemento che ne verifica l’efficacia. Macerata ha un P.R.G. del 1966, aggiornato con successive Varianti (ultima la cosiddetta Minitematica del 2011). Trait d’union di tutte le varianti è la risposta ad un’unica necessità: quella di prevedere nuove volumetrie edificabili. Da notare come al contempo non si siano verificati sostanziali aumenti della popolazione (dal 1984 al 2007 la popolazione maceratese è diminuita da 43.618 a 42.896 unità, mentre le superfici di territorio coperte da edifici sono aumentate di oltre il 16%, passando da 728,79 a 908,21 ettari, dati certificati della regione Marche).
In soldoni, la politica urbanistica maceratese, da oltre cinquant’anni a questa parte, si è occupata quasi esclusivamente di definire nuovi insediamenti, tralasciando completamente la gestione di quelli che pian piano diventavano vecchi, come se tutto il costruito funzionasse perfettamente, abbandonando al proprio destino anche il Centro Storico, il suo nucleo originario. Vediamo ora quali sono i contenuti degli strumenti che regolano la vita e l’organizzazione del Centro Storico.
Il primo a cui far riferimento è il Piano di Recupero. Di fatto un rilievo dell’esistente, o poco più, che si limita a normare gli interventi edilizi realizzabili per ogni singolo edificio: sono previsti tipo di finiture esterne, coloriture degli intonaci, degli infissi, etc. Per quanto riguarda gli spazi aperti, il piano non indica nessun tipo di scelta, ma compie una descrizione dello stato attuale attraverso una loro classificazione dimensionale (al massimo contiene delle previsioni sui materiali da utilizzare).
Anche nel P.R.G. si rivela l’assoluta mancanza di prescrizioni di carattere funzionale degli spazi aperti della città costruita. Le sue Norme Tecniche di Attuazione e il Regolamento Edilizio Comunale sanciscono solamente i relativi aspetti quantitativi (definendone le dimensioni minime) ma non toccano minimamente, anche perchè non è loro compito, la qualità e le funzioni.
L’unico strumento che compie delle scelte qualitative sugli tali spazi è il criticato Piano Urbano del Traffico (P.U.T.) del 1995, le cui direttive e le cui scelte (legate comunque alla sola mobilità veicolare, e non ad altri tipi di fruizione degli spazi) sono ad oggi inattuate quando non superate da frammentarie ordinanze della polizia urbana o da delibere Comunali.
In conclusione, gli strumenti con cui si dovrebbero compiere delle scelte legate alla vita della città e alla sua gestione riescono a riconoscere solo questioni di carattere edilizio. Lo spazio aperto, sia esso una strada o una piazza, non è considerato, come se la città fosse costituita dalla semplice sommatoria di singoli edifici affiancati, trascurando completamente le relazioni esistenti o da creare tra le diverse parti e tra i suoi abitanti. I problemi legati alla congestione del quartiere di Santa Lucia o quelli del quartiere La Pace o del Centro Storico di fatto non esistono nella pianificazione urbanistica attuata sino ad oggi perchè i suoi strumenti non sono utilizzati in maniera adeguata per cogliere le questioni e i problemi della città costruita (se l’utilizzo fosse appropriato, quegli strumenti sarebbero capaci di rilevarli e risolverli).
Quando si parla di Centro Storico abbandonato a se stesso ci si riferisce alle istantanee iniziali, e non è un semplice slogan per definire un malessere generico che non sempre riusciamo a spiegare. La strada, la piazza, la via, sono i luoghi in cui il motivo fondante di ogni città, cioè la vita in comune, si realizza: non avere strategie per affrontare i problemi di quei luoghi (o evitare di averle) così come oggi sta avvenendo significa in pratica negare le possibilità di vita della comunità cittadina, della sua civiltà. Non a caso le parole città e civiltà hanno un’etimologia comune; la parola civiltà, a detta di qualcuno più intuitivo di chi sta scrivendo, in fondo significa niente più che vivere nella città… Avere un Centro Storico abbandonato come quello di Macerata significa vivere in una città incivile, una contraddizione di fatto non più sostenibile e risolvibile soltanto approntando una seria riflessione sugli spazi aperti e sulla possibile vita che in essi auspichiamo.

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Ieri l’intervento del consigliere del Pdl Marco Guzzini (leggi l’articolo)

 

 



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