Pari opportunità, lavoro e appalti:
i sindacati chiedono nuove leggi regionali
I 12 punti sottoposti ai candidati

REGIONALI 2020 - I segretari di Cgil, Cisl e Uil delle Marche: «Serve un modello di sviluppo che coniughi lavoro e diritti delle persone, innovazione e territorio, coesione e sostenibilità». Dalla sanità alla ricostruzione, sono diversi gli aspetti che saranno sul tavolo del confronto con chi è in corsa per diventare governatore
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Da sinistra: Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche, Sauro Rossi, segretario Cisl Marche e Claudia Mazzuchelli, segretaria Uil Marche

 

Dodici punti per costruire le Marche di domani, diverse anche le richieste di nuove leggi regionali, come quella sulle pari opportunità, quella sul lavoro, e una quarta concernente gli appalti. Sono le proposte di Cgil, Cisl, Uil sottoposte ai candidati governatore e che si dividono in lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo. Il documento, che sarà poi oggetto di confronto con i candidati, è stato presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa, da Daniela Barbaresi, Sauro Rossi e Claudia Mazzucchelli, segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Marche. «Di fronte alla profonda trasformazione nella struttura economica e sociale in termini di quantità e qualità dell’occupazione – dicono le tre sigle sindacali -, reddito e sicurezza sociale, occorrono risposte nuove e inedite puntando su lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo con investimenti pubblici e privati, innovazione, accompagnamento nei processi di riconversione e transizione verso un’economica verde, digitale e interconnessa riconoscendo il valore del lavoro. Un nuovo modello di sviluppo che coniughi lavoro e diritti delle persone, innovazione e territorio, coesione e sostenibilità e che sia alla base per un Patto tra la Regione e le Parti sociali ed economiche delle Marche».

Al primo dei dodici punti di quelle che sono le priorità ci sono: «sviluppo sostenibile, riconversione produttiva e rilancio del Made in Italy. La Regione deve promuovere, sostenere e accompagnare i processi di transizione tecnologica e digitale e quella ecologica attraverso politiche e interventi integrati: politiche industriali, politiche di sviluppo, creazione, sostegno e tutela del lavoro, formazione. Vanno sostenute le filiere produttive, qualificando i servizi a supporto a internazionalizzazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, con attenzione alle piccole e medie imprese. Con la nuova programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 vanno garantiti tempestività, selettività negli interventi, priorità ai progetti di maggiori dimensioni e di sistema, partecipazione».

infortunio-sul-lavoro-2-650x365Al secondo punto ci sono le politiche per il lavoro di qualità: «La priorità per la nuova legislatura deve essere il lavoro e la sua qualità, contrastando precarietà e lavoro discontinuo, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Sono fondamentali politiche attive per il lavoro adeguate e un ruolo centrale dei Servizi  per l’Impiego pubblici, in sinergia e con il supporto dei servizi privati accreditati, con adeguate risorse professionali ed economiche. E’ necessario che la Regione si doti di una nuova legge regionale sul lavoro per rendere il mercato del lavoro più inclusivo, più equo e rispondente ai nuovi e mutati bisogni, valorizzando la partecipazione e la concertazione con le parti sociali». Attenzione a legalità, trasparenza negli appalti e sicurezza sul lavoro: è questa la terza priorità secondo i sindacati: «La Regione deve dotarsi di una specifica legge regionale su legalità, appalti e contrasto al lavoro nero e irregolare che preveda anche l’adozione del Durc con indici di congruità, anche in considerazione della ricostruzione post sisma. Serve un forte impegno della regione sulla prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro». Al quarto punto ci sono istruzione, formazione e ricerca: «Occorre investire e valorizzare il sistema della conoscenza: istruzione, università, ricerca, formazione e diritto allo studio, fondamentali per coniugare qualità del lavoro e innovazione». Al quinto punto ci sono le politiche di genere e parità: «Vanno sviluppate azioni a garanzia della parità di genere e di contrasto a ogni forma di discriminazione. Necessaria una Legge regionale sulla parità e le pari opportunità». Le infrastrutture sono al sesto punto: «Lo sviluppo sostenibile richiede un’adeguata ed efficiente rete infrastrutturale, materiali e immateriali, a partire dalle infrastrutture digitali soprattutto nelle aree interne per connettere le persone, i territori e i sistemi produttivi. Fondamentali il completamento e realizzazione di opere quali Fano-Grosseto, “Quadrilatero”, variante Falconara-Baraccola, linea ferroviaria Orte-Falconara, Salaria, terza corsia dell’A14 a sud, riqualificazione del Porto di Ancona e raccordo con la grande viabilità, facilitando integrazione e cooperazione con le aree territoriali vicine. Vanno completate rapidamente le opere di edilizia ospedaliera e realizzati i nuovi ospedali ricorrendo all’appalto e superando la scelta del project financing».

sisma-4-650x433La ricostruzione è al settimo punto: «A quattro anni dal terremoto, gli enormi ritardi vanno colmati, ricostruendo territori e comunità, e contrastando i rischi di spopolamento. La Regione deve recuperare un forte ruolo di coordinamento e controllo nella ricostruzione, garantendo massima attenzione alle condizioni dei cittadini e allo stesso tempo vigilando sul rispetto della legalità e delle norme sul lavoro, per dare prospettive certe alle comunità e rendere attrattivi i territori». Un’altra sfida, all’ottavo punto, è quella di rigenerare i territori: «Vanno integrati i sistemi sanitario, sociale e del lavoro, portando a sintesi un percorso di omogeneizzazione dei rispettivi sistemi locali: Distretti sanitari, Ambiti territoriali sociali e Centri per l’Impiego. Questa è una condizione necessaria per integrare le rispettive attività e rispondere in modo multidisciplinare a bisogni lavorativi, sociali, sanitari, abitativi».

Ospedale_CUP_FF-10-650x434Sanità e politiche sociali sono al nono punto: «riqualificazione della rete ospedaliera, ma soprattutto investimenti in prevenzione e servizi territoriali. Va completata la realizzazione di una rete diffusa e qualificata di Ospedali di comunità e Case della salute, le cui attività vanno integrate in modo efficace con il sistema di emergenza e delle Cure primarie. Vanno ridotti i tempi di attesa e la mobilità extraregionale governando e contenendo l’offerta di servizi privati. Il personale va valorizzato, vanno portate a termine le stabilizzazioni e garantite nuove assunzioni. Prioritaria è riqualificare l’assistenza alle persone non autosufficienti a partire dagli anziani: occorre una Legge regionale per la non autosufficienza e l’invecchiamento attivo con adeguati finanziamenti. Le politiche sociali devono essere una priorità e contando su adeguati finanziamenti, per garantire coesione e superamento di diseguaglianze e condizioni di disagio. Va ripristinato il Fondo regionale indistinto per le politiche sociali e garantita un’adeguata rete di servizi per l’infanzia e l’adolescenza a partire dall’ampliamento della rete dagli asili nido». Decimo punto, le politiche tributarie e tariffarie: «Va rafforzato il carattere progressivo dell’addizionale Irpef regionale e va rivista la struttura dell’Irap superando forme agevolative non giustificabili. L’indicatore dell’Isee va assunto in modo generalizzato dalle attività regolamentate dalla Regione». Altra sfida (undicesimo punto) è quella del riordino istituzionale: «La Regione deve promuovere e sostenere forme di gestione associata e di fusione dei Comuni per garantire efficienza e adeguatezza nell’esercizio delle funzioni locali. Per quanto concerne il regionalismo differenziato occorre ribadire che una maggiore autonomia è possibile solo in un quadro solidaristico e unitario del Paese e garantendo i livelli essenziali delle prestazioni a livello nazionale». Dodicesimo punto le «Relazioni sindacali: E’ indispensabile restituire pieno significato al concetto di partecipazione democratica attraverso un fattivo e costante confronto tra Istituzioni e parti sociali».

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