Giungla Sae, la denuncia:
«Senza contratti, né sicurezza
E ci hanno chiesto indietro i soldi»

VIDEO INTERVISTA - Tre operai raccontano la vita nelle aree in cui sono in corso i lavori per le casette. Tra promesse di denaro disattese, la richiesta di restituire quel poco che hanno guadagnato, la minaccia di venire mandati via dopo aver scioperato per quattro giorni, l'assenza di misure di protezione come i caschi e nessun giorno libero. La Cgil ha incontrato l'azienda: «Andremo a fondo di questa vicenda»
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L'intervista ad alcuni operai al lavoro nei cantieri sae

di Federica Nardi

Contratti inviati su Whatsapp, portati in provincia per lavorare nei cantieri delle casette da connazionali e da un responsabile di cantiere italiano. La promessa? 80 o addirittura 90 euro al giorno che poi diventano acconti da molto meno e soldi dati a mano e poi richiesti alla prima occasione.

lavoratoriDopo le segnalazioni degli operai romeni e di un italiano, questa volta sono alcuni egiziani a puntare il dito contro le condizioni di lavoro nei cantieri delle casette. Lo hanno fatto in una intervista, di cui proponiamo anche il video. «Lavorano per la ditta Gesti one srl – spiegano Daniel Taddei e Massimo De Luca della Cgil e della Fillea -. Questa ditta risulta al lavoro nei cantieri sae da luglio». Come la prima ditta dello scandalo, Europa, anche questa fa parte del consorzio Gips. Gli operai hanno prima scioperato («ci hanno minacciato di cacciarci senza paga», raccontano) e poi si sono rivolti alla Cgil di Macerata. La giungla delle Sae si fa sempre più fitta. E questa volta a parlare sono direttamente i lavoratori. Sono stuccatori, hanno il permesso di soggiorno, ma il loro contratto dice diversamente, per stessa ammissione dell’azienda, che stamattina ha incontrato la Cgil al campo base di Arcale (consorzio tra i vincitori dell’appalto per le sae del 2015) di Pieve Torina.

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Da sinistra Massimo De Luca e Daniel Taddei in sopralluogo nei cantieri

La proprietà non era presente. Per la trattativa con il sindacato si sono presentati «un responsabile di cantiere, un capo squadra e Ugo Gallo, che si è presentato come responsabile amministrativo della ditta. Ci hanno assicurato – dicono Taddei e De Luca – che i pagamenti sono stati effettuati nel frattempo. Ma siamo in attesa della documentazione che lo provi. Così come della verifica delle ore di lavoro straordinario e festivo e dell’applicazione del giusto contratto. Dato che la proprietà non si è presentata all’incontro nutriamo forti perplessità sul buon esito della trattativa. Per questo stiamo valutando se richiedere l’intervento diretto di Gips e Arcale. Andremo a fondo sulle irregolarità che i lavoratori hanno segnalato».

La segnalazione, in questo caso, arriva da tre operai che hanno lavorato da novembre fino ai primi di gennaio in alcuni cantieri del Maceratese.

Da dove arrivate?
Da Milano. Un nostro connazionale ci ha messo in contatto con il responsabile di cantiere. Ci aveva detto che c’era lavoro per noi. Ci hanno chiamato l’8 settembre, poi siamo arrivati a Muccia in pullman.

Quando siete arrivati siete stati visitati?
Visita medica? No, niente.

Vi hanno promesso dei soldi?
Sì, l’accordo era per il primo mese 85 euro al giorno, per il secondo 90 euro.

Avete mai avuto un contratto o firmato qualcosa? 
No, mai. Se non lo chiedevo non me lo davano. Alla fine me l’hanno mandato su Whatsapp (si tratta del modello Unilav, ndr). Mai ricevute nemmeno buste paga.

E pagamenti in contanti?
Sì, 500 euro. Ce li ha dati un responsabile di cantiere come saldo per il primo mese, perché era arrivato meno del previsto.

Poi vi ha chiesto di restituire i soldi?
Sì, ma non lui, qualcun altro. Un altro operaio egiziano.

Perché?
Era arrivato sul conto il saldo di novembre.

Ci sono mai stati controlli?
Sì, una volta. È venuto un addetto della cassa edile, ha chiesto i nostri documenti e anche la busta paga però non ce le avevamo. Una volta sono venuti i carabinieri, ma noi non c’eravamo.

Come mai?
Quel giorno abbiamo fatto sciopero perché non volevamo lavorare con questa ditta. Due giorni di sciopero. Poi abbiamo di nuovo lavorato due giorni e poi altri due giorni di sciopero.

Si sono arrabbiati? Che vi hanno detto?
Sì, si sono arrabbiati. Ci hanno detto: se non lavorate potete anche andare via.

Vi siete rivolti alla Cgil perché vi hanno minacciato di mandarvi via senza paga?
Sì.

E gli altri?
Hanno paura, hanno bisogno di lavorare sempre. Sono senza soldi.

Quanti soldi vi devono dare?
Non ci hanno pagato dicembre e nemmeno i giorni di gennaio.

Quanto vi hanno dato tra quelli in contanti e quelli sul conto?
Quasi 2mila. (Il sindacato spiega che si tratta di 1.500 euro per il mese di novembre e una parte di dicembre e 500 euro in contanti, che sono stati richiesti indietro, ndr)

Avevate anche carte prepagate?
Sì.

Qualcuno vi ha mai chiesto la password della carta?
Sì, ma io non gliel’ho data (risponde uno degli egiziani, ndr). Non sappiamo perché l’hanno chiesta.

Dove dormivate?
Al campo base di Pieve Torina.

Come stavate?
In 4 persone in due container (di circa 4 metri quadrati, ndr) più il bagno. Però non andava bene.

Avete lavorato solo a Muccia?
Anche a Ussita, Villa Sant’Antonio (Visso, ndr), Caldarola, Camerino.

Avevate un giorno libero?
No. Se c’è lavoro lavoriamo, se non c’è lavoro no.

Che tipo di lavoro facevate?
Noi siamo stuccatori. Abbiamo già fatto altre volte questo lavoro.

A che ora iniziavate a lavorare?
Uscivamo alle 6 e mezza, arrivavamo a lavoro alle 7,30-8, poi pausa pranzo e lavoravamo fino alle 17. Però aspettavamo il furgone per tornare, faceva tutto il giro dei cantieri.

Quante persone come voi hanno vissuto in queste condizioni?
Non so il numero, tante.

Avevate i caschi quando lavoravate, gli strumenti per la sicurezza?
No, niente.

Avevate un tesserino?
Sì, ce lo ha dato un responsabile di cantiere. (Un altro dice di non averlo mai avuto, ndr)

Avevate avuto contatti con altre ditte oltre alla vostra?
No.

Che cosa chiedete?
Di essere assunti con il contratto giusto, abbiamo quello da metalmeccanico prendiamo di meno (secondo il loro lavoro, spiega la Cgil, dovrebbero essere inquadrati nel contratto edile, che paga molto di più, ndr).

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