Caso Emilio Moretti,
assolto il primario Oncini

MACERATA - "Il fatto non costituisce reato". Così la Corte d'appello di Ancona ha chiuso la vicenda giudiziaria per il radiologo, condannato in primo grado a un mese e 10 giorni. Archiviata anche l'indagine per gli oncologi
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L’avvocato Vando Scheggia

 

di Gianluca Ginella

Cure per metastasi inesistenti, assolto in Corte d’appello il primario di Radiologia Luigi Oncini. I giudici, dopo aver sentito il consulente della difesa, il medico legale Mariano Cingolani, hanno deciso di assolvere il medico perché «il fatto non costituisce reato». La sentenza è arrivata ieri. Si è chiusa così, con la sesta assoluzione (cinque erano arrivate già in primo grado), la vicenda giudiziaria legata ad un presunto caso di malasanità che ha coinvolto Emilio Moretti, 58 anni, sangiustese, che per cinque anni è stato curato con cicli di chemioterapia nella convinzione dei medici che avesse delle metastasi al fegato. Cure iniziate nel 2003 che si erano poi interrotte nel 2008 quando Moretti aveva scoperto di avere angiomi e non metastasi. Da lì c’erano state le denunce e due indagini parallele che hanno riguardato da un canto cinque radiologi e un chirurgo che lo avevano avuto in cura, dall’altro gli oncologi che avevano seguito il suo caso. Per gli oncologi, assistiti dall’avvocato Vando Scheggia, un mese fa l’indagine è stata archiviata.

Emilio Moretti durante una protesta davanti al tribunale

Emilio Moretti durante una protesta davanti al tribunale

Sono invece stati assolti con formula piena, in primo grado al tribunale di Macerata i radiologi Marcello Bartomioli, Tommaso Taccari, Stefania Lisi e Riccardo Lanza e il chirurgo Luigi Gigante. Unica condanna in quel processo quella del primario Oncini: un mese e 10 giorni. Il suo legale, l’avvocato Vando Scheggia aveva fatto appello. Sostenendo che il primario non aveva fatto una diagnosi su Moretti, ma aveva solo segnalato al chirurgo Gigante, che doveva operare il 58enne per un tumore ad un rene, che c’erano macchie anche nel fegato e chiedeva nel corso dell’intervento di verificare se fossero metastasi. «Quando Gigante ha visto il fegato durante l’operazione si è fidato del suo occhio clinico e ha detto che si trattava di metastasi, senza richiedere ulteriori esami» spiega Scheggia. Questo è stato l’argomento centrale dell’appello. «Il radiologo non fa la diagnosi, ma segnala il problema. E’ il chirurgo che deve dare una risposta» sintetizza l’avvocato Scheggia. I giudici d’Appello hanno accolto la richiesta del legale di sentire il suo consulente di parte che in primo grado non era stato ascoltato in udienza. Il medico legale Cingolani ha spiegato quali sono le competenze di chirurgo e radiologo. «Tutti i medici indagati per questa vicenda sono stati assolti o archiviati – dice Scheggia –. Anche per i tre oncologi (il primario Luciano Latini, Sonia Nacciarriti, Michele Valeri, ndr) la vicenda si è chiusa con l’archiviazione un mese fa».



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