Caso Moretti, battaglia sulla perizia
La difesa: “Ci dà ragione”

MALASANITA' - Udienza di fuoco: il 56enne allontanato dall'aula dal giudice dopo aver iniziato ad urlare. La parte civile: "I consulenti dicono che le condotte dei radiologi non sono condivisibili". Secondo la Ctu i cicli di chemioterapia cui fu erroneamente sottoposto il sangiustese non hanno provocato patologie ma si sono esauriti una volta termiante le cure

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giustozzi moretti emilioDiagnosi o puri referti. Questa la chiave di interpretazione della perizia svolta dai consulenti del tribunale di Macerata per il caso di Emilio Moretti. In aula scontro tra difesa e parte civile sulle risultanze della perizia che era stata disposta dal giudice Daniela Bellesi, del tribunale di Macerata, per far luce sul caso di Emilio Moretti, che per cinque anni (dal 2003 al 2008) è stato curato per delle metastasi che non aveva. Pesanti cicli di chemioterapia che ne minarono il fisico, tanto da dover lasciare il suo impiego come giardiniere del comune di Monte San Giusto. Ma per i periti del giudice, che lo hanno visitato durante lo svolgimento della perizia, le conseguenze dei cicli di chemioterapia non avrebbero lasciato strascichi sul suo fisico e si sarebbero esauriti con la fine della chemioterapia. Questo dice la perizia che oggi è stata depositata in udienza e dicono i consulenti che sono stati sentiti in aula. Per i consulenti “i radiologi non hanno responsabilità, erano stati chiamati dagli oncologi a verificare lo stato delle metastasi e non hanno fatto diagnosi, ma referti. E i referti sono stati svolti correttamente” dice l’avvocato Vando Scheggia, che assiste uno dei sei radiologi. I periti hanno valutato anche l’operato degli oncologi (tre sono quelli indagati): “nessun addebito può infine essere formulato all’oncologo” scrivono i consulenti, riferendosi non ad un medico preciso, ma proprio all’operato della figura dell’oncologo in questa vicenda. Inoltre i consulenti hanno detto, rispondendo alla domanda del pm Claudio Rastrelli, che nessuna delle patologie riscontrate a Moretti durante la loro visita è riferibile alle cure di chemioterapia. “La perizia dice che qualora gli accertamenti fossero stati richiesti a scopo diagnostico, allora la condotta dei sanitari non sarebbe condivisibile” dice l’avvocato Sandro Giustozzi, che assiste Moretti, parte civile al processo.

L'avvocato Vando Scheggia

L’avvocato Vando Scheggia

I consulenti rilevano il fatto che la diagnosi del primario Luigi Oncini, imputato al processo, è stata fatta “con accertamenti che non sono sufficienti, perché fatti senza liquido di contrasto”. Infine Giustozzi dice: “Chiederò che sia il procuratore Giorgio a seguire la pratica degli oncologi”. Nel corso dell’udienza l’avvocato Sandro Giustozzi, che assiste Moretti, costituitosi parte civile, ha chiesto la nullità della perizia perché uno dei consulenti aveva già svolto in passato una consulenza su Moretti. Il giudice Daniela Bellesi ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per questa richiesta e l’ha rigettata. In aula, poi, nel pomeriggio è stata bufera. Moretti, presente in udienza, ha iniziato ad urlare e a battere le mani, e alla fine il giudice lo ha fatto allontanare dall’aula. La prossima udienza del processo è stata fissata il 3 dicembre. Imputati sono, oltre al primario Oncini, 60 anni (difeso dall’avvocato Scheggia), responsabile dell’unità operativa di Radiologia di Macerata, i radiologi Luigi Gigante, 67, Marcello Bartomioli, 64, Tommaso Taccari, 52, Stefania Lisi, 53 e Riccardo Lanza, 74. Sono difesi dagli avvocati David Zanforlini, Giancarlo Nascimbeni, Jacopo Allegri, Stefano Gregorio, Ruggero Gregorio, Vito Iorio.

(Gian. Gin.)


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