Curato per metastasi che non c’erano
Condannato primario,
assolti cinque medici
CASO MORETTI - Un mese e 10 giorni per il radiologo Luigi Oncini, tutti gli altri imputati prosciolti per non aver commesso il fatto. Il sangiustese: "Per me non è una vittoria". I legali: "Nessuno ha avuto responsabilità"
di Gianluca Ginella
Una sentenza che non ha soddisfatto nessuno, né chi è stato assolto né chi era parte offesa: si è chiuso così, tra l’amarezza espressa da tutti, il processo per la vicenda di Emilio Moretti, il 57enne di Monte San Giusto che era stato curato per cinque anni per delle metastasi che invece risultarono essere degli angiomi. Una condanna, quella del primario di Radiologia Luigi Oncini e cinque assoluzioni con formula piena, per un chirurgo e quattro radiologi. E mentre Moretti, che in questi giorni ha manifestato davanti al tribunale, ha detto che non è stata una vittoria e che continuerà a protestare, anche i difensori degli imputati hanno voluto dire la loro, convinti che nessuno dei medici avesse delle responsabilità nell’accaduto.
Una però il giudice Daniela Bellesi del tribunale di Macerata l’ha stabilita: quella di Luigi Oncini, che è stato condannato ad un mese e 10 giorni. Il pm Claudio Rastrelli aveva chiesto la condanna a 3 mesi (ritenendo che non si limitò a fare un referto ma fece anche una diagnosi per Moretti relativamente ad una ecografia e disse che le macchie che vi si vedevano erano compatibili con lesioni secondarie (metastasi). Per gli altri medici, il chirurgo Luigi Gigante e i radiologi Marcello Bartomioli, Tommaso Taccari, Stefania Lisi e Riccardo Lanza il giudice ha deciso l’assoluzione con formula piena «perché il fatto non sussiste». Ha inoltre stabilito che il risarcimento venga definito in sede civile. Il processo, dopo la denuncia di Moretti, nel 2008, quando scoprì di essere stato curato con cicli di chemioterapia per degli angiomi, si era aperto nel 2013. «Sono molto dispiaciuto di questa sentenza, il referto che ha fatto Oncini era correttissimo – ha commentato l’avvocato Vando Scheggia, difensore di Oncini –, e lui non poteva approfondire alcunché se non segnalare al chirurgo qual era la problematica al fegato. Sicuramente faremo appello, leggerò accuratamente le motivazioni del giudice, ma ritengono che la condotta del mio cliente non sia rimproverabile sotto alcun profilo. Ha fatto un ottimo referto che è quello che si chiede ad un radiologo».
L’avvocato Giancarlo Nascimbeni, legale di Taccari, si è detto soddisfatto per l’assoluzione del suo cliente. Il legale nel corso del processo ha contrastato le tesi dell’accusa per far emerge la sua convinzione che non solo il suo cliente ma anche gli altri medici non avessero responsabilità in ciò che è accaduto a Moretti. Una convinzione che aveva anche l’avvocato Jacopo Allegri, che assiste Bartomioli: «La mia soddisfazione per l’assoluzione è molto limitata dall’amarezza per una condanna ingiusta: Oncini è stato ineccepibile professionalmente – ha detto l’avvocato Allegri –. Moretti quello che ha subito nessuno lo mette in discussione, se lo dimostra, e non lo ha dimostrato. L’eccesso di cure ci sono state, principalmente per il fatto che all’epoca le strumentazioni e la sua condizione clinica non consentivano accertamenti migliori di quelli fatti, è successo nel 2008 quando i macchinari si erano evoluti. Una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati sarebbe stata rispettabilissima. Vorrei dare atto che il pm ha modificato le sue iniziali posizioni perché emergevano prove a discarico di alcuni imputati, Moretti questa distinzione non l’ha mia fatta». Dal canto suo Emilio Moretti ha detto che «questa per me non è una vittoria, e ho deciso di continuare a manifestare. Non posso chiamare questa una vittoria dopo i 12 anni che ho passato. Mi ritengo ancora una vittima». Al processo si era costituito parte civile, assistito dall’avvocato Sandro Giustozzi.










