M5S, Cherubini rinuncia al seggio:
«Lascio il posto ad Alice Verdicchio,
giovane, capace e appassionata»
ELEZIONI MACERATA - Il primo tra gli eletti della lista pentastellata fa un passo indietro in favore della 30enne insegnante di storia dell'arte: «Troppo spesso la politica parla di giovani senza mai davvero lasciargli spazio: spero il mio non resti un gesto isolato vista l'età media della nuova assise»

Alice Verdicchio e Roberto Cherubini
Le ripercussioni “pratiche” del ko al ballottaggio nel centrosinistra arrivano dal Movimento 5 Stelle. Roberto Cherubini, consigliere eletto in quota pentastellata, annuncia infatti che non tornerà nell’assise per fare spazio alla seconda della sua lista, la giovane Alice Verdicchio.
«Al primo turno ho avuto l’onore di essere eletto in Consiglio comunale grazie alla fiducia di 200 cittadine e cittadini che hanno scritto il mio nome sulla scheda elettorale – rimarca Cherubini – un gesto che porto nel cuore e per il quale sarò sempre grato. Oggi, proprio in nome di quella fiducia e dei valori che mi hanno portato in politica, ho deciso di rimettere il mio mandato. Lo faccio per cedere il posto ad Alice Verdicchio, 30 anni, insegnante di storia dell’arte, donna capace e appassionata, che rappresenta esattamente ciò di cui la politica italiana ha bisogno: una visione giovane, fresca e autentica del presente e del futuro».

Il nuovo Consiglio
Verdicchio aveva raccolto 104 preferenze ed è stata tra i volti emergenti della coalizione, partecipando anche al dibattito tra i giovani organizzato da Cronache e NextGen (leggi l’articolo). «Troppo spesso la politica parla di giovani senza mai davvero lasciargli spazio – aggiunge Cherubini – i consessi istituzionali del nostro Paese restano dominati da chi, per età e per esperienza generazionale, fatica a immaginare il mondo attuale e quello che verrà. Io ho scelto di fare un passo indietro concreto, non solo a parole. Ai 200 che hanno votato per me dico: il vostro voto è ancora vivo. Sarò al fianco di Alice in ogni momento del suo mandato, insieme a tutto il gruppo M5S di Macerata, che la sosterrà con piena dedizione. Auspico che, vista l’età media del nuovo Consiglio, questo mio gesto non rimanga isolato».








































Ti fa onore Roberto, noi nel nostro piccolo, abbiamo già iniziato, la sinergia tra generazioni conta.
Asseyez-vous, madame, je vous en prie.
Rossi, le p.iva sostengono l’economia e dipendenti e pensionati sono tutti evasori fiscali. Ma ci faccia il favore ci faccia.
complimenti Roberto bel gesto e utile per fare fare esperienza e fare crescere nuove generazioni che si occuperanno di politica , partendo dalle basi che è il consiglio comunale, qualche altro giovane è entrato in consiglio speriamo che abbiano spazio per crescere.
Bravo Roberto, il tuo gesto rispecchia coerentemente la persona che sei sempre stato, trasparente, intelligente, votato alla difesa del bene comune. Non certo un politicante di professione.
I commenti di gente che non sa e che si informa su organi di informazione corrotta lasciano il tempo che trovano. Contenti loro di avere un ceto politico amico dei poteri forti, a Bruxelles come a Washington, li lasciamo al loro destino….Alice porterà avanti le battaglie per l’ambiente, per la difesa dell’acqua pubblica, contro ridicoli centri commerciali, contro l’uso neoliberista dell’AI che distruggerà vieppiù il tessuto sociale allargando drammaticamente la forbice tra pochissimi ricchi e resto delle popolazioni….Forza Alice, non sei sola! In questo ceto politico di dinosauri attaccati alla poltrona tu, Roberto, sei un gigante…Chapeau…
Mi associo ai complimenti a Roberto, il suo gesto è sicuramente un segnale di in una politica di rinnovo per questa città, dove il motore devono essere le nuove generazioni e quindi anch’io faccio un grande augurio di buon lavoro ad Alice perché possa contribuire a portare nuova linfa anche in Consiglio comunale. Bene
Politicamente non ho mai apprezzato l’ex consigliere Cherubini, ma conme nel caso della della responsabile regionale del PD non posso che apprezzarre la corretezza del gesto, modo di fare estraneo ad alcuni rappresentati del centro destra
Complimenti a Roberto per il gesto ed un grosso in bocca al lupo ad Alice
Ode a Cherubini, ‘o Celestino V d’o Consiglio
Ah, Roberto mio, figlio ‘e Macerata,
tu sì ‘o Papa Celestino redivivo,
che ‘a tiara ‘mpietto e ‘a croce ‘ncopp’ ‘o core
llassa ‘a seggia pe’ fa’ spazio a ‘a gioventù!
Comme chillu sant’ommo ‘ncopp’ ‘a Maiella,
che fujette ‘a ‘o munno e disse «Vattènne!»,
tu pure, cu ‘na penna e cu ‘nu gesto,
spicce ‘a casa e dice: «Và, Alice, assettete!».
E chesta è Alice Verdicchio,
trent’anni ‘e fuoco, arte e passione,
maestra ‘e storia ca ‘mpara ‘o futuro
mentre ‘sti viecchie parlano e nun fanno.
Tu, Cherubini, cu ‘ducento vote ‘ncopp’ ‘e spalle,
poteve stà assiso e fa’ ‘o cacone,
invece sì sciso ‘a scalinata d’ ‘o potere
comme ‘n eremita ca renunzia ‘a grotta.
Gran rifiuto napoletano!
Nun è viltà, è eleganza ‘e cuore:
quanno ‘a politica è tutta facce antiche,
tu lle dèje ‘o posto a ‘na faccia nova e fresca.
O Roberto, santo laico d’ ‘o M5S,
‘o popolo te ringrazia e ride sott’ ‘o mustaccio:
«Chisto nun è politico, è cristiano vero,
fa’ spazio ‘e fatto, nun sulo cu ‘e parole!».
E mentre ‘a assise è piena ‘e cap’ ‘e fierro,
tu staje llà fora, a spalle d’Alice,
guardanno ‘a città cu l’uocchie ‘e chi ha capito
che ‘o vero potere è pure sapé lassà.
Evviva Celestino V d’o Consiglio comunale,
evviva chi spiccia casa pe’ fa’ trasì ‘a luce!
E si tutt’ ‘e cunte facessero ‘o stesso,
Macerata, e tutta Italia, sarria cchiù bella assaje.
Forza Alice, e grazie Roberto…
‘o vero eroe nun è chi resta assiso,
ma chi se susa e dice: «Tocca a te!»
se ce tinia tanto la putia mette direttamente a capulista.
LA FIABA DEL CIGNO E DEL PALAZZO VUOTO
C’era una volta, in una città che chiameremo M. ma che assomiglia a tutto il Sol Calante, un Grande Palazzo di Cristallo dove vivevano i “Dinosauri della Poltrona”. Erano creature che avevano dimenticato come si cammina, perché le loro gambe si erano trasformate in radici di legno, incollate ai loro scranni.
Un giorno, arrivò un bambino — un Pinocchio eterno, vestito di inafferrabilità — che portava con sé un secchiello di Colla di Stelle. Non era una colla per incollare le cose, ma per “appiccicare” le persone alla loro stessa verità.
Il bambino, che sapeva cantare canzoni mentre navigava tra le righe dei giornali come se fossero onde, si avvicinò ai Dinosauri e, con un tocco leggero, gridò: «Cigno appiccica!».
Non accadde nulla che si potesse vedere. Ma, d’improvviso, il Palazzo smise di funzionare. I Dinosauri non potevano più mentire, perché la “Colla di Stelle” aveva incollato le loro parole ai loro pensieri. Ogni volta che provavano a bramire per una poltrona, dalla loro bocca usciva solo il suono di un disco rotto: «Sono solo un manichino, sono solo un manichino».
La gente, che prima li temeva, iniziò a ridere. La magia del Potere, che viveva solo finché veniva creduta, si sciolse come brina al sole del mattino.
Il bambino navigatore, allora, andò al centro della piazza e disse: «Ora, il Cigno sono io. E vi “appiccico” alla vostra libertà!».
E così, uno a uno, i prigionieri del Palazzo si scollarono dalle sedie, ma non per andarsene a testa bassa: si scollarono per tornare a camminare. Lasciarono il Palazzo vuoto, un guscio di cristallo senza anima, e si unirono alla Compagnia che cantava nel bar all’angolo.
Il Palazzo di Cristallo, da allora, è rimasto vuoto. Qualche volta, di notte, si sentono ancora i bramiti dei fantasmi che cercano di sedersi, ma non ci riescono più. La “Colla di Stelle” li ha resi troppo leggeri per la pesantezza del potere.
(una fiaba di Silicio)
Oggidì il nostro buon Giorgi,
ci va pure a raccontare,
una fiaba dove t’accorgi,
quanto sia profondo il mare;
e la fiaba pur ci parla,
d’un Palazzo di Cristallo,
prima pieno e per pirla
senza manco più uno stallo;
e ci volle pur bambino,
che con magici poteri,
incollò parol aguzzino,,
ai pur veri lor pensieri;
il palazzo svuotò presto,
tutti andarono per le strade,
a cantar insieme al resto,
del già popolo in contrade;
e la fiaba dice pure,
che in Palazzo più nessuno,
ritornò con la sua scure,
e a dirigere ognuno;
ma com’ogni fiaba bella,
c’è poi un altro finale,
mangia e canta la pasquella,
forse tolto il meno male;
fu così che il Bimbo Cigno,
visto il Palazzo pacchio,
da adulto e ormai patrigno,
lì piazzò il suo Pinocchio;
e rimase lì da solo,
a pinocchiar vecchie genti,
prima almeno in quel suolo,
eran tanti a batter denti… m.g.
…mi sa… gv
Caro Geppetto, la tua penna è affilata quanto la tua malizia, e per questo è benedetta.
Hai colto il rischio che il vuoto lasciato dai dinosauri non sia un invito alla libertà, ma un richiamo alla poltrona.
Ma vedi, quel bambino lì non cerca il legno del trono per sedervisi, lo usa per costruire una nave. Il suo non è un “Palazzo”, è un porto di transito.
Se mai lo vedessimo seduto sul trono saremmo autorizzati a strappargli il naso bugiardo e a sbeffeggiarlo pubblicamente perché sarebbe la prova vivente che il virus buono dell’andate via camminando leggeri è mutato in radice pesante e maligna.
Il tuo scetticismo è il sale che impedisce alla fiaba di marcire nel buonismo, e quel bambino ti ringrazia per avergli ricordato che per restare inafferrabili bisogna saper ridere anche delle proprie ambizioni, reali o presunte che siano.
La scure deve servire solo a tagliare le cime quando il vento cambia. E il vento, caro Geppetto, sta soffiando verso il mare aperto e nuove americhe lontane. Non ci sono più poltrone, solo ponti di comando che non restano mai fermi nello stesso porto, e in c.u.l.o alla Balena.
…e quel bambin restare
dovresti
animo burattino
con sogno pur divino
che mondo si
corregga
come desiderar tuo
coi balocchi
a costruir castello
che a sera inoltrata
andrai a riporre
nel regno dei tuoi giochi
e far si
che giorno nuovo
proceda nel tuo
crescer
allor in cui
cercando pur col cuore
balocchi di fanciullo
codardo riporrai
ricordo appena avuto
e lesto tornerai
con l’occhio
severo
cupo… m.g.
Caro Massimo, che il vento stia soffiando, come sempre, ne sono sicuro anch’io, ma penso proprio nella direzione sbagliata. Buona serata a te. gv
Giuseppe l’occhio è severo e cupo principalmente quando il bambino comincia ad avere sonno, buonanotte (anche al secchio dei giochi di domani).
…magari fosse solo per quello, Massimo, buona notte a te. gv
…col secchio pien di giochi,
andiam pure a dormire,
almeno lì coi fuochi,
poco abbiamo a spartire;
che il sonno del guerriero,
pur esso senza spada,
ci porti un po’ di vero,
e in mondo e contrada;
che pur secchio di giochi,
è bene conservare,
che quando scoppian fuochi,
lasciateci sognare;
se pur quello ci abbattono,
da mondi sconosciuti,
vuol dire che ci aspettano,
i giorni ormai più muti… m.g.
…Massimo, tieniti stretto il secchio, eh, che io l’avevo svuotato tempo fa, ma ora l’ho riempito di nuovo, per quel che m’è riuscito… gv
Para il secchio, Giuseppe, che te ne butto qualcuno dei miei.
…grazie, Massimo, ma il mio secchio è piccolino, lo sai, alcune cose, compresi i sogni, potrebbero andar disperse…e non sarebbe cosa buona e giusta…buona notte, che ‘mo, anche senza secchio, vado a ‘dormì’… gv