I Queen “visti” da Massarini a Popsophia:
«Ecco cosa li rende unici.
Sempre felice di tornare al festival»
CIVITANOVA - Intervista allo storico giornalista musicale, per anni protagonista di Mister Fantasy. Questa sera sarà protagonista alle 21,30 del philoshow che dà il titolo all'intera edizione: "The show must go on. La filosofia dei Queen"

Carlo Massarini e Lucrezia Ercoli
Volto storico del giornalismo musicale italiano, per anni protagonista di Mister Fantasy, Carlo Massarini torna anche quest’anno sul palco di Popsophia, dove affiancherà la direttrice artistica Lucrezia Ercoli nel philoshow dedicato agli ottant’anni dalla nascita di Freddie Mercury.

Torna ancora una volta a Popsophia. Cosa la convince ogni anno a tornare e che cosa trova qui che altrove non c’è?
«Io torno molto volentieri a Popsophia ogni anno perché mi piace molto il formato. Trovo che Lucrezia sia molto brava a trovare degli angoli insoliti nel descrivere cantanti e gruppi. Riesce a cogliere dei sottotesti, delle nuance che la maggior parte di coloro che ascoltano la musica probabilmente non riescono a cogliere, e forse manco ci pensano. Stiamo parlando sempre di una musica piuttosto corposa, densa di significati che possono essere naturalmente musicali, ma nel caso specifico anche spesso filosofici; se pensiamo a quelli che abbiamo fatto negli anni, pensiamo a Bowie, pensiamo a Franco Battiato, pensiamo a Lucio Dalla, i Doors, è tutta gente che, al di là del successo che ha avuto, ha lasciato un’impronta molto forte per la loro capacità di creare il nuovo in una maniera molto sofisticata. Certo, il rock è più immediato della musica di Battiato, ma sia i Doors che Battiato hanno dietro delle storie importanti da un punto di vista personale, di crescita umana. Io faccio la parte legata più alla musica, che non è raccontare la biografia, ma cogliere degli aspetti di evoluzione musicale. Lei coglie invece gli aspetti di evoluzione della filosofia di questi gruppi. Sono molto felice di tornare ogni anno».
Popsophia festeggia quindici anni con un festival intitolato “The show must go on”. Quanto è ancora attuale oggi il messaggio dei Queen?

«”The show must go on”, “lo spettacolo deve comunque andare avanti”, è una vecchia regola del mondo dello spettacolo: qualsiasi cosa succeda, anche di fronte a una tragedia, lo spettacolo deve comunque continuare. Collegandomi agli ultimi mesi di vita di Freddie Mercury, la cosa era particolarmente vera nel suo caso, perché lui aveva ormai capito che la malattia, l’Aids, lo stava portando verso la conclusione della sua vita terrena, però aveva questa voglia infinita di continuare comunque a lavorare, a fare, a creare, a stare con i suoi compagni. Tanto è vero che nelle ultimissime incisioni in studio lui continuava a dire ai suoi compagni: “Scrivete del materiale, fatemi cantare, fatemi lavorare, fatemi mettere la voce su più musica possibile”. Questo dà proprio il senso di una persona che aveva come missione l’entertainment. Lui l’ha sempre detto: “Io non sono un politico, non voglio fare messaggi, io voglio semplicemente regalare mezz’ora di divertimento alle persone. E quando la gente viene via da un concerto dei Queen ed è soddisfatta, vuol dire che noi abbiamo fatto il nostro, che è comunque intrattenere, divertire, far sentire della musica che possa sollevare gli spiriti”. Questa è stata un po’ la missione di Freddie fino alla fine dei suoi giorni, fino al 1991, quando poi ci ha lasciato».
Lei ha raccontato la musica in televisione e dal vivo per decenni. Cosa rende i Queen diversi da tutte le altre grandi band del rock?
«È sempre molto difficile fare dei paragoni fra le grandi band del rock, perché ognuno ha avuto una sua personalità. Quello che rese i Queen diversi sono molteplici caratteristiche. Uno: un frontman straordinario, uno dei più magnetici, uno dei più leggendari, come lui stesso ha detto, quando disse “Non voglio diventare una star, voglio diventare una leggenda”. La forza del frontman è stata sicuramente un elemento determinante. Però lui sosteneva sempre che era un quarto della band, che i Queen in realtà erano quattro persone, ognuno autore a modo suo, e tutti quanti hanno scritto hit. Sono hit che hanno fatto la storia dei Queen, perché una ventina di pezzi memorabili i Queen li hanno fatti, e non tutte le band ci riescono. Spesso una band è famosa, ma se poi chiedi “cantami una loro canzone”, uno non sa cosa cantare. I Queen invece erano veramente una macchina da hit assolutamente straordinaria. E dato che ognuno dei quattro componeva ed era molto diverso dall’altro come personalità, come stile, come influenze musicali, i Queen hanno avuto una serie di hit e di album con una grande ecletticità. Puoi passare dal rockabilly all’elettronica, dall’heavy metal rock all’opera. I Queen hanno messo tante cose dentro la loro musica, e questo si è tradotto nei dischi.»
Chi vede oggi, sulla scena musicale internazionale, come più vicino allo spirito di Freddie Mercury? E perché?
«Non so se ci sono degli altri performer come Freddie Mercury in giro, probabilmente no. Anche perché la musica è parecchio cambiata rispetto ad allora: sono in fondo una band degli anni ’70 che poi ha continuato negli anni ’80, ma fondamentalmente negli anni ’70 la parola chiave era rock. Adesso la parola chiave non è più rock, è pop. E quindi si parte da una base diversa: i gruppi di adesso sono gruppi rock ma senza la grandiosità dei Queen, oppure sono gruppi pop che fanno una musica anche di successo, anche di classifica, ma non più con quell’ispirazione originale che avevano i Queen. Credo che quello che li differisce dalle band di adesso sia proprio il periodo in cui sono nati. Loro erano molto vari, molto eclettici, però comunque la matrice era una matrice rock».
Popsophia prosegue nel pomeriggio (nessuna variazione al momento per il meteo): dopo il debutto dedicato al mondo del musical la seconda giornata di Popsophia porta al centro la musica come fenomeno culturale capace di raccontare il nostro tempo, dagli artisti che oggi dominano le classifiche mondiali fino ai miti che hanno riscritto la storia del rock.

Il pomeriggio, nell’auditorium San Francesco a partire dalle 18, attraverserà tre universi musicali lontanissimi tra loro ma accomunati da un impatto straordinario sull’immaginario collettivo. Apre gli incontri Alessandro Alfieri con una riflessione su Bad Bunny, cantante e wrestler portoricano considerato il “Bob Marley” contemporaneo. Segue la giornalista Viola Stefanello, che con “La fine di un’era e l’inizio di un’epoca” analizzerà il successo di Taylor Swift, la popstar che più di ogni altra ha ridefinito il rapporto tra musica, industria culturale e comunità di fan. Chiude il pomeriggio Davide Sisto, che a un anno dalla scomparsa racconterà il genio e la follia del “Principe delle Tenebre”, Ozzy Osbourne.

Alle 21,30 piazza della Libertà ospiterà il philoshow che dà il titolo all’intera edizione: “The show must go on. La filosofia dei Queen”, omaggio agli ottant’anni dalla nascita di Freddie Mercury. Accanto a Lucrezia Ercoli salirà sul palco Carlo Massarini, che accompagnerà il pubblico dentro il mito dei Queen attraverso racconti, videoclip e immagini d’epoca. La serata ripercorrerà brani come I want to break free, Bohemian rhapsody, Somebody to love e Who wants to live forever, fino a The show must go on, con le esecuzioni dal vivo della Factory che faranno rivivere anche Radio Ga ga, A kind of magic e Barcelona.
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