Un “coro” di applausi per Batisti,
agli Antichi Forni regna Nabucco

MACERATA - Come ogni anno agli Aperitivi Culturali, l'appuntamento con il critico di Prato è tra i più attesi. Tema del giorno le innovazioni apportate da Verdi nell'opera che andrà in scena stasera, pioggia permettendo

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Alberto Batisti e Cinzia Maroni

di Marco Ribechi

La pioggia non guasta lo “spettacolo” di Alberto Batisti, agli Antichi Forni applausi per il suo Nabucco. Era uno degli ospiti più attesi della rassegna degli Aperitivi Culturali curati da Cinzia Maroni e l’incontro non ha tradito le aspettative. Alberto Batisti, celebre critico musicale, davanti al Maestro Fabrizio Maria Carminati che stasera dirigerà la Form, si è addentrato in un’analisi musicale dell’opera di Verdi che andrà in scena questa sera allo Sferisterio, rimarcandone soprattutto i tratti di novità rispetto alla tradizione precedente. Novità già anticipate da Rossini e Bellini ma che, con Verdi, assumono il carattere di innovazione assoluta.

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Alberto Batisti, alle sue spalle il Nabucco di William Blake

In particolare il ruolo del coro: «Il Nabucco può essere considerato la prima vera opera corale – spiega Batisti – abbiamo dei precedenti nel Semiramide di Rossini,una vera e propria bibbia dell’opera capace di influenzare praticamente tutti i compositori successivi. Un’opera monumentale che può anticipare le innovazioni di Verdi così come la Norma di Bellini che, in quanto tragedia lirica, chiama in causa il coro. Nessuna delle due però prevedere una partecipazione così importante del coro come nel Nabucco dove si incarna lo spirito di un popolo disperato».

Proprio per la presenza di un coro così importante, che ha la necessità di essere introdotto in scena, il Nabucco è anche costellato di marce: «Trabocca di marce proprio per il suo aspetto corale – spiega Batisti – viene fuori l’elemento marziale dell’opera, talmente militare che la sua protagonista stessa è una guerriera».

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Il riferimento è ad Abigaille, schiava che crede di essere la figlia primogenita di Nabucco: «Musicalmente gli viene attribuita una voce femminile temprata, con carattere – prosegue Batisti – Rossini che era abituato alla tradizione del bello non avrebbe mai potuto caratterizzarla così. Verdi invece mette i bastoni tra le ruote a questa tradizione brutalizzandone la voce e anche l’orchestra».

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Voce portata a tal punto verso l’esasperazione che esiste la credenza che il compositore l’avesse scritta per stroncare la carriera di Giuseppina Strepponi, prima Abigaille che in effetti dopo il ruolo dovette smettere di cantare. Un’opera quindi che può essere considerata sotto alcuni aspetti la prima di Verdi poiché il compositore in parte disconosceva i due esperimenti precedenti, nata in un periodo in cui il Maestro stava pensando di abbandonare i palchi ma che, al contrario, diventa uno spartiacque e che lancerà la sua carriera musicale.

Come al solito, quando le trattazioni si addentrano nella comprensione reale della lirica e della cultura a tutto tondo, il pubblico risponde con sinceri apprezzamenti e gli applausi tributati all’ospite si sono protratti per lunghi attimi.

Al termine l’abbondante aperitivo è stato offerto dal Bar Nino che ha accompagnato vari stuzzichini salati con un bicchiere di ottima Ribona.

Gli aperitivi torneranno venerdì prossimo con Annalisa Di Nuzzo che analizzerà il Trovatore con un approccio antropologico.

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