Tra Moulin Rouge, Cats e Chicago:
se Popsophia diventa musical
CIVITANOVA - Dalla Parigi ottocentesca all'epoca del proibizionismo alla New York anni '80: opulento e ricchissimo il primo philoshow, un viaggio tra opere indimenticabili

Un racconto di storie di vita e spettacolo, che contrappongono apparenza e realtà, palcoscenico e retroscena, perché, come dice Lucrezia Ercoli “Il musical espande la vita”. Opulento e ricchissimo il primo philoshow che ha aperto l’edizione civitanovese del festival, dedicato al tema “The show must go on”, una nuova produzione di Popsophia dedicata al genere del musical e caratterizzato da una ricchezza visiva ed estetica che ha regalato al pubblico due ore di vero show in piazza della Libertà.

Lucrezia Ercoli e Ilaria Gaspari
Si è aperta così ieri a Civitanova Alta l’edizione anniversario per i 15 anni del festival. Lo spettacolo deve continuare, sempre. Anche quando il sipario cala, quando il corpo cede, quando il personaggio rischia di divorare la persona. È da questa intuizione, ispirata alla celebre canzone dei Queen ma nata nel mondo del circo, che prende forma il nuovo philoshow “È nata una stella. Filosofia del musical”.
Sul palco le musiche dal vivo della Factory che ha ripercorso i brani più intensi di musical come Chicago, All that jazz, Rent, Cats, Il fantasma dell’opera, Moulin Rouge e una chiusura tutta da ballare con “Stayin’ alive” e La febbre del sabato sera con la frontman Ludovica Gasparri in versione “cabaret” che si è cimentata anche nell’interpretazione scenica.

Ad accompagnare le riflessioni la direttrice artistica Lucrezia Ercoli e la scrittrice Ilaria Gaspari che hanno mostrato come il musical sia molto più di un semplice intrattenimento: un laboratorio filosofico in cui convivono amore e morte, identità e maschera, desiderio e fallimento. «Tutto il mondo è un palcoscenico», ricorda Ilaria Gaspari, richiamando Shakespeare. Un’idea che attraversa l’intero racconto, dal backstage cinico di All That Jazz, dove Bob Fosse mette in scena la propria vita e la propria morte, fino alla potenza emotiva di Rent, riscrittura contemporanea della Bohème di Puccini.

Dalla tisi all’Aids, dalla Parigi ottocentesca alla New York degli anni Ottanta, cambiano le epoche ma resta intatto il nucleo della storia: la vulnerabilità della giovinezza, il desiderio di vivere e di amare.

«L’unico tempo davvero misurabile è quello dell’amore», sottolinea Ercoli, facendo riecheggiare il motto del musical: No day but today. Il viaggio attraversa poi Chicago, dove il jazz diventa il linguaggio della liberazione e della trasgressione negli anni del proibizionismo; Cats, tratto dai versi di T. S. Eliot, che riflette sul tempo, sulla memoria e sul rimpianto di chi non è più sotto i riflettori; fino a Moulin Rouge straordinaria macchina narrativa che intreccia la Bohème, Toulouse-Lautrec e il teatro nel teatro in una continua vertigine di citazioni e mise en abyme.

A portare il saluto delle istituzioni sono stati il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, e la presidente dei Teatri di Civitanova Maria Luce Centioni. Ciarapica ha sottolineato il valore ormai consolidato della manifestazione, «tra i festival pop più curiosi e apprezzati a livello non solo regionale ma nazionale capace di rendere accessibile il pensiero filosofico e di farlo dialogare con cinema e musica rivolgendosi a pubblici diversi». Centioni ha invece posto l’accento sulla dimensione comunitaria dell’evento, «una rassegna che racchiude tanta cultura e bellezza e anche senso di comunità capace di trattare temi importanti con leggerezza davanti a una piazza che si ritrova insieme».

Il pomeriggio si era aperto con un approfondimento su tre figure femminili entrate nell’immaginario collettivo pur rappresentando modelli di celebrità profondamente diversi. Guido Vitiello ha raccontato Marilyn Monroe come la diva assoluta della modernità, sospesa tra donna reale e immagine eterna. La sua morte, ha spiegato, trasforma definitivamente il corpo in icona: le serigrafie di Andy Warhol la consacrano a una sorta di santa laica della cultura pop, una figura che vive ormai più nella riproduzione infinita della sua immagine che nella biografia della persona.

Con Brigitte Bardot, al centro dell’intervento di Stefano Ivo Germano, cambia completamente il paradigma. Bardot non è soltanto una diva del cinema, ma il simbolo della nascente società dei consumi. Saint-Tropez, il bikini, la vacanza glamour, la leggerezza, il corpo libero: attorno a lei nasce un immaginario che anticipa il culto dell’influencer e dell’esposizione permanente, infine Gennaro Carillo ha riportato il pubblico nell’età d’oro del cinema italiano con Claudia Cardinale, figura che sfugge alla riduzione a semplice icona erotica. Attrice dalla presenza magnetica ma spesso privata della propria voce attraverso il doppiaggio, Cardinale trova con Fellini, in Otto e mezzo, il riconoscimento pieno della sua identità artistica, diventando il volto di una stagione irripetibile del cinema italiano, più interprete che mito irraggiungibile.

Da sinistra Lucrezia Ercoli, Ivo Stefano Germano, Gennaro Carillo e Guido Vitiello
Il festival dopo il focus sulla musica e sui Queen di oggi domani chiude con un omaggio a Cesare Paciotti che prese parte alla prima edizione nel 2011 con un incontro dedicato alla filosofia della scarpa, da Van Gogh a Sex and the city e con un philoshow serale tutto da ballare con le musiche di Lucio Battisti e la narrazione di Leo Turrini.






