Nuovo ospedale, Sciapichetti accusa:
«Parcaroli racconta favole da 6 anni.
I soldi per le opere murarie non ci sono»
MACERATA - Il segretario provinciale del Pd all'attacco sulla struttura sanitaria: «Sono previsti 180 milioni, ad oggi ce ne sono solo 69. Come si può procedere ad un appalto senza soldi, senza esproprio dell'area, senza progetto esecutivo?»

Il rendering del nuovo ospedale
di Luca Patrassi
Nuovo ospedale alla Pieve. Il governatore della Regione, Francesco Acquaroli, ha ribadito anche nei giorni scorsi la presenza di tutti i fondi necessari e la volontà di partire a breve termine con le opere, di diverso avviso i democrat e in particolare il segretario provinciale Angelo Sciapichetti: «Sull’ospedale di Macerata, il sindaco Sandro Parcaroli da sei anni continua a raccontare favole purtroppo non a lieto fine per i maceratesi.

Angelo Sciapichetti
La giunta regionale nei giorni scorsi ha approvato il piano delle opere pubbliche nel quale per il nuovo ospedale di Macerata sono previsti: 5 milioni 249mila euro per il 2026, 3 milioni per il 2027 e il resto, 284 milioni di euro previsti per il dopo 2028. Quindi a fronte dei 180 milioni necessari per le opere murarie certamente sottostimati con gli aumenti dei prezzi in edilizia degli ultimi anni, ad oggi ci sono solo 69,5 milioni di cui 55 lasciati dalla passata amministrazione».
Sciapichetti solleva alcune perplessità: «Come si può procedere ad un appalto senza soldi, senza esproprio dell’area (ad oggi, non ancora definito), senza progetto esecutivo, (manca addirittura il progetto di fattibilità tecnico economica che doveva essere consegnato entro giugno 2025: qualcuno sa dire che fine ha fatto?).
Le amministrazioni pubbliche parlano con gli atti e quelli ufficiali smentiscono clamorosamente la propaganda politica della destra. Stante questa situazione che si evince dagli atti ufficiali che tutti possono andare a consultare con quale coraggio caro Sandro vai in giro a dire che nel 2026 inizieranno i lavori per il nuovo ospedale? Non ti rendi conto che così facendo crei un grave danno alla credibilità delle istituzioni già peraltro fortemente compromessa?».
La riflessione finale dell’esponente provinciale Democrat: « A questo punto delle due l ‘una: o le bugie te le raccontano i tuoi alleati in regione e tu non sei in grado di valutare i percorsi amministrativi o tu racconti favole che però i maceratesi non meritano».







































L’ospedale nuovo?? È per questo che vi smontano quello vecchio???
No Money no party.
Carissimo, non e’ assolutamente vero che PARCAROLI in 6 anni che ha raccontato favole, siete stati voi che le avete raccontato in 20anni di governo della citta’.
Ma il progetto è saccheggiare quello che c’è mentre si PROMETTE di costruire quello che verrà. Mai così in basso. Che la popolazione chieda chiarimenti. I dati rendono ingiustificabili e oscene certe decisioni per cui il sindaco non solo ha obbedito, ma è stato colpevolmente in silenzio.
Continuate pure con la favoletta dei “13 ospedali chiusi”, ma la realtà è un’altra.
Quelle strutture furono riconvertite a seguito della legge nazionale del governo Monti-Balduzzi sulla spending review, che impose alle Regioni il limite di 3,7 posti letto ogni 1.000 abitanti.
Le Regioni dovettero adeguarsi alla nuova legge….
trasformando molti piccoli ospedali in “Case della Salute” o strutture territoriali
….Punto…
Magari il rispetto delle regole non va giù proprio a tutti
Ma per certa propaganda è più facile urlare slogan che studiare i fatti. E infatti i pecoroni abboccano sempre.
Il limite di 3,7 posti letto ogni 1.000 abitanti non fu il frutto di un’imposizione, ma di un provvedimento legislativo approvato a larghissima maggioranza da quasi tutto l’arco parlamentare dell’epoca.
Ecco la dinamica esatta dei fatti:
1. La base legale: il Decreto “Spending Review”
Il tetto dei 3,7 posti letto fu introdotto con l’articolo 15, comma 13, lettera c del Decreto Legge 95/2012 (noto come “Spending Review bis”). Il testo stabiliva che le Regioni dovevano riorganizzare le proprie reti ospedaliere per rientrare in questo standard entro il 2012. [1, 2, 3, 4]
2. Il ruolo del Parlamento (PD e PdL)
Contrariamente alla tesi dell’imposizione, il decreto fu convertito in legge dal Parlamento (Legge 135/2012) con una maggioranza schiacciante:
• Voto di fiducia: Il governo pose la fiducia per accelerare l’approvazione, ma questa fu votata favorevolmente dal Popolo della Libertà (PdL) di Berlusconi e dal Partito Democratico (PD) di Bersani.
• Numeri alla Camera: Il decreto passò con 371 voti favorevoli, 86 contrari e 22 astenuti.
• Chi si oppose?: Gli unici a votare contro furono i partiti che non facevano parte della “grande coalizione”, principalmente la Lega Nord e l’Italia dei Valori. [1, 2, 3]
3. La “patente” tecnica: il Decreto Balduzzi
L’attuazione tecnica di quel limite fu affidata al Ministro della Salute dell’epoca, Renato Balduzzi, che avviò il lavoro sugli standard qualitativi. Quel percorso si concluse poi formalmente anni dopo con il DM 70/2015 (Regolamento standard ospedalieri), firmato dal successivo governo Renzi, confermando che quel parametro era diventato un pilastro condiviso della programmazione sanitaria.
(Gemini AI)
La narrazione di una sorta di “dittatura di coppia” Monti-Balduzzi è storicamente infondata. Renato Balduzzi non era un politico di carriera, ma un tecnico di alto profilo: un professore ordinario di Diritto Costituzionale con una lunga esperienza come consulente giuridico per vari governi (sia di centrodestra che di centrosinistra) e come presidente dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).
Ecco alcuni punti chiave per inquadrare correttamente la sua figura e smontare la tesi del “potere assoluto”:
1. Un profilo tecnico super partes
Balduzzi fu scelto proprio per la sua competenza in diritto sanitario e costituzionale. Prima di diventare ministro nel 2011, era già stato capo dell’ufficio legislativo del Ministero della Sanità (1997-1999) e aveva collaborato con ministri come Rosy Bindi (centrosinistra) e, precedentemente, con ministri della Difesa di area democristiana. Non era, insomma, un “uomo di Monti” spuntato dal nulla.
2. Il “Decreto Balduzzi”: una riforma votata da tutti
La cosiddetta “Riforma Balduzzi” (DL 158/2012) non fu un’imposizione arbitraria, ma un pacchetto di norme che toccava temi molto diversi, spesso anche popolari:
• Assistenza territoriale: Il tentativo di potenziare i medici di base per evitare che tutti andassero al pronto soccorso (le attuali “Case della Comunità” affondano le radici lì).
• Responsabilità medica: Introdusse lo scudo per la “colpa lieve” dei medici, una misura chiesta a gran voce dalla categoria per ridurre la medicina difensiva.
• Salute pubblica: Introdusse il divieto di vendita di sigarette ai minori di 18 anni e regolamentò il gioco d’azzardo.
• Defibrillatori: Rese obbligatori i defibrillatori per le società sportive.
3. La “catena del comando” era parlamentare
Ogni sua iniziativa, incluso il citato tetto sui posti letto, dovette passare per il voto del Parlamento.
• Se il governo fosse stato una “dittatura”, non avrebbe avuto bisogno del voto favorevole di 371 deputati (tra cui quasi tutto il PD e il PdL dell’epoca) per approvare le riforme [risposta precedente].
• Il “governo dei tecnici” nacque proprio perché i partiti non volevano assumersi la responsabilità diretta di tagli impopolari, ma restavano loro a tenere il “telecomando” dei voti in aula.
In conclusione: Balduzzi fu un ministro tecnico che operò all’interno di un sistema democratico dove la sua “forza” dipendeva esclusivamente dal fatto che i partiti di maggioranza (compresi quelli di chi oggi critica) alzassero la mano per approvare i suoi decreti.
(Gemini AI)
L’ospedale sullo stretto !
Comunque, secondo me, il rendering migliore degli ospedali pubblici italiani del futuro lo fece involontariamente Sergio Endrigo nel 1969, con una cover d’un pezzo di Vinicius de Moraes:
https://www.youtube.com/watch?v=7bAjpdITNJM
Alcuni commentatori hanno già chiaramente dimostrato la narrativa fake degli ospedali non corrisponde a verità, e su questo non mi dilungo . certo è che il sistema sanitario regionale e quello maceratese in particolare non è mai stato in difficoltà come ora e per avere contezza basta parlare con chi negli ospedali e nel territorio ci lavora. nel frattempo si sono persi 6 anni nella realizzazione di un nuovo moderno ospedale con il rischio serissimo che la nostra provincia si veda marginalizzata a scapito di altre vicine (fermo) . la responsabilità dei ritardi e delle prestazioni peggiorate e’ tutto della politica che governa la regione, la provincia e la nostra città. un sindaco incapace di difendere il suo ospedale che è stato scippato di servizi di eccellenza unicamente per motivi di campanilismo politico .
Ancora una volta la dimostrazione, ove è ne sia ancora bisogno, che Parcaroli non sa di cosa parla. Per fare un appalto ci vuole il finanziamento dell’intera opera, per fare un esproprio ci vuole la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, ma come si fa’ a dichiarare di pubblica utilità un’opera di cui non esiste il progetto? Dunque solo balle raccontate da Parcaroli e da tutta la filiera di centrodestra comune-regione -Stato. Quando si sveglieranno i maceratesi che ancora li votano?