La casa della comunità è realtà,
taglio del nastro per il nuovo presidio.
«Già a lavoro, non è apertura simbolica»
CIVITANOVA - Sorge di fronte al poliambulatorio ed è già attiva all'interno la Guardia medica. L'inaugurazione salutata come il punto di avvio di una riforma in grado di dare risposte alle esigenze sanitarie e sgravare i codici bianchi dal pronto soccorso. Il dg dell'Ast Alessandro Marini: «Stiamo riformando il sistema sanitario. Abbiamo già assunto 101 infermieri e altre 15 altre figure professionali sono in arrivo». Il governatore Francesco Acquaroli: «Oggi qui si riaccende il faro sul territorio che per troppo tempo è stato depotenziato»

La nuova casa della comunità di Civitanova
di Laura Boccanera
«Non è una scatola vuota, 101 infermieri già assunti nell’Ast e 15 altre figure professionali in arrivo. Stiamo riformando il sistema sanitario». Così il direttore generale dell’Ast Alessandro Marini ha salutato l’apertura della nuova casa di comunità di Civitanova che sorge di fianco al poliambulatorio.

Il taglio del nastro
Una struttura da 400 metri quadrati per piano, sviluppata su due piani, che ha l’obiettivo di riportare la sanità sul territorio, sgravando il pronto soccorso e le acuzie da quei casi che potrebbero essere trattati dai medici di medicina generale e dagli specialisti.

L’assessore Paolo Calcinaro con il governatore Francesco Acquaroli e il sindaco Fabrizio Ciarapica mentre visitano la struttura
Il nuovo complesso, già attivo da qualche giorno, è stato inaugurato sotto il sole del pomeriggio alla presenza della autorità regionali: c’erano il presidente Francesco Acquaroli, l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro, i consiglieri regionali Pierpaolo Borroni e Renzo Marinelli, il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, i primari dell’ospedale. Un’inaugurazione che arriva con i primi utenti che già entrano nella struttura, tanto che, consapevole delle polemiche per l’apertura un po’ in sordina e che ha escluso parte della società civile, Marini mette le mani avanti e inizia con le scuse per tutti coloro che viste le tempistiche stringenti, non sono stati invitati in tempo.

Da sinistra l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro, il sindaco Fabrizio Ciarapica, il governatore Francesco Acquaroli, il direttore generale dell’Ast Alessandro Marini, il direttore socio sanitario Massimiliano Cannas e la direttrice sanitaria Daniela Corsi
La struttura sorge sul terreno ceduto dal Comune ed è stata realizzata coi fondi del Pnrr e regionali ed è costata 3,8 milioni di euro. È distribuita su due piani: al piano terra trovano posto l’ingresso principale, uno spazio destinato alle attività della comunità e delle associazioni, i servizi igienici e i locali tecnici. Al piano superiore sono stati realizzati gli ambulatori specialistici che si trovavano precedentemente al Poliambulatorio: Cardiologia, Dermatologia, Ortopedia e Ferite difficili, oltre all’ambulatorio infermieristico, ai servizi di assistenza domiciliare integrata (Adi) e alla continuità assistenziale. Nel vicino poliambulatorio del distretto restano invece attivi i servizi di Oculistica, Punto prelievi, Ecografia e Medicina sportiva. La vera novità è l’assistenza dei medici di medicina generale che assieme alla guardia medica dovrebbero sgravare il pronto soccorso di tutti quei codici di accesso bianchi che si recano in ospedale non trovando risposte sul territorio.

Alessandro Marini ha ripercorso il lavoro svolto per rispettare i tempi imposti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Questa è una struttura in cui si sta già lavorando – ha detto – non è un’apertura simbolica. Abbiamo fatto una corsa contro il tempo per raggiungere i target del Pnrr. Quando mi sono insediato, il 7 gennaio 2025, i cantieri erano stati consegnati da pochi mesi e, grazie a riunioni anche quotidiane e al lavoro di squadra, siamo riusciti a portare a termine sette case di comunità e due ospedali di comunità». Marini ha definito quella di Civitanova una “Casa di comunità diffusa”, sottolineando come il valore dell’intervento non risieda solo nell’edificio ma nell’integrazione tra le diverse attività presenti sul territorio. «Qui i servizi dialogano con il distretto e con i medici di medicina generale. La cronicità si affronta costruendo sinergie: non inauguriamo soltanto un fabbricato, ma un nuovo modo di lavorare insieme». Sulla stessa linea la direttrice sanitaria Daniela Corsi, che ha definito il potenziamento della medicina territoriale «la chiave di volta della riforma sanitaria: le case di comunità rappresentano un supporto fondamentale anche per gli ospedali, contribuendo a gestire i codici bianchi e a ridurre la pressione sui pronto soccorso – ha detto – È qui che si affronta la parte più rilevante della sanità, quella legata alle patologie croniche». Corsi ha anche evidenziato la presenza tra il personale di un giovane medico laureato appena cinque mesi fa, già inserito nell’organico della nuova struttura. Per il direttore sociosanitario il cambiamento riguarda soprattutto l’approccio all’assistenza. «Stiamo passando a una sanità che integra competenze diverse. Non esiste più il paziente isolato, ma il cittadino seguito in un sistema unico che parte da questa struttura e si estende su tutto il territorio».

I lavori sono iniziati alla fine di settembre 2024. La nuova costruzione, sviluppata su due livelli e con una superficie di circa 400 metri quadrati, è stata realizzata in cemento armato con elevati standard di sicurezza sismica ed efficienza energetica dalla ditta Pipponzi. All’interno anche un’integrazione di personale: per tutte le nuove case di comunità che saranno inaugurate da qui a settembre in tutta la provincia l’Ast ha rafforzato il personale: sono 101 le assunzioni effettuate, mentre altre 15 unità saranno inserite nei prossimi mesi tra dirigenti medici, assistenti amministrativi, assistenti sociali e fisioterapisti.

Da sinistra il sindaco Fabrizio Ciarapica, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il direttore Ast 3 Alessandro Marini
Il sindaco Fabrizio Ciarapica ha sottolineato il valore della collaborazione istituzionale che ha permesso di realizzare il progetto. «Oggi non inauguriamo soltanto un nuovo presidio sanitario, ma un nuovo modello di servizi integrati capace di accogliere famiglie, anziani e persone fragili. Il Comune ha messo a disposizione quest’area, confinante con il poliambulatorio, proprio per creare un vero e proprio campus della salute. È la dimostrazione che quando le istituzioni collaborano i risultati arrivano».

L’assessore alla sanità Paolo Calcinaro
L’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro ha evidenziato come l’Ast di Macerata sia stata l’unica azienda sanitaria marchigiana a raggiungere nei tempi il target previsto dal Pnrr. «Oggi consegniamo la struttura, ma serviranno ancora alcuni mesi per completarne il pieno sviluppo e arricchirla affinché non sia un vestito nuovo a qualcosa di già esistente». A chiudere la cerimonia è stato il presidente della Regione Francesco Acquaroli, che ha definito l’inaugurazione «un nuovo inizio» per la sanità territoriale. «Siamo consapevoli delle criticità di un sistema – ha detto il governatore – che negli anni ha scaricato tutto sull’emergenza ospedaliera. Oggi qui, con la Casa di comunità, il poliambulatorio e il distretto, si riaccende finalmente il faro sul territorio, che per troppo tempo è stato depotenziato. L’obiettivo non è inseguire i bisogni dei cittadini, ma essere all’altezza della domanda attraverso una rete di servizi integrati».





C’è chi sconfigge la povertà e chi dà una mazzata alla sanità che loro stessi stanno distruggendo spingendo verso il privato. Comunque quando avranno costruito tutte queste case di comunità con ambulatori annessi, bastera trovare i medici oppure ricongiungere tutto a quella bidonata del Piano casa varata dal governo con grande soddisfazione di Salvini e trasformarle da C. di Comunità in semplici C. di abitazione. Elisio Tarducci, si presume che il codice verde rosso o giallo o di qualche altro colore verrà dato in un ufficio apposito a metà strada tra un ospedale e una Casa di comunità o più probabilmente si farà a sorteggio all’atto della chiamata al 118.
“Stiamo riformando il sistema sanitario”: questo potrebbe dirlo il ministro, Orazio Schillaci! Forse lo stanno applicando. Infatti il ciclo di DENING, valido per qualsiasi processo di gestione e miglioramento:
Plan (Pianifica/Progetta): Definizione degli obiettivi, delle risorse e delle strategie.
Do (Fai/Esegui): Messa in pratica di quanto pianificato (che comprende la fase di Organizzazione delle risorse e l’Esecuzione vera e propria).
Check (Verifica/Controlla): Monitoraggio dei risultati e confronto con gli obiettivi iniziali.
Act (Agisci): Azioni correttive se si riscontrano scostamenti, per rimettere in linea il sistema o migliorare il processo successivo.
DISCORSO SUL METODO
Parte I: Il dubbio iperbolico del cittadino
Il buon senso è la cosa meglio distribuita nel mondo, tranne quando si parla di liste d’attesa. Avendo io frequentato fin dalla giovinezza le corsie degli ospedali, ed essendo caduto nel dubbio più profondo osservando quanti cartongessi venissero spacciati per miracoli della scienza, decisi di rifiutare ogni conoscenza pregressa.
Finché un giorno, colpito da un’illuminazione geometrica mentre osservavo una forbice d’argento e un nastro tricolore, compresi che esiste un’unica certezza indubitabile in tutta la regione. Anche se il personale scarseggia, anche se i macchinari attendono i collaudi, anche se il medico di base è un miraggio, c’è un atto puro che non può essere negato da nessun demone ingannatore: il taglio.
Parte II: Le quattro regole della Sanità Cartesiana
Per non smarrirmi mai più nei corridoi della burocrazia, stabilii nel mio spirito queste quattro regole ferree:
La Regola dell’Evidenza Strutturale: Non accogliere mai per vera nessuna prestazione medica che non sia chiaramente visibile sotto forma di facciata appena dipinta. Evitare il pregiudizio che dentro debbano esserci i medici; l’importante è che fuori ci siano i fotografi.
La Regola della Divisione dei Servizi: Dividere ogni reale problema di salute del cittadino in tante piccole stanze vuote, affinché la mole dei servizi inaugurati sembri geometricamente moltiplicata.
La Regola dell’Ordine Politico: Condurre i miei pensieri cominciando dagli oggetti più facili e scenografici da inaugurare (le panchine della sala d’attesa), per salire poco a poco, come per gradi, fino alla conoscenza delle cose più complesse (la presenza di un ecografo funzionante).
La Regola dell’Excusatio Anticipata: Fare ovunque enumerazioni così complete, e rassicurazioni così generali (“Questa non è una scatola vuota! Lo giuro! Guardate, c’è una sedia!”), da essere sicuro che nessuno possa notare ciò che manca.
Parte III: La certezza metafisica
Mentre volevo così pensare che tutto era falso, e che la sanità territoriale era un’illusione ottica, mi accorsi che era necessario che io, che lo pensavo (e che tenevo in mano la forbice), fossi qualcosa.
E notando che questa verità – Inauguro, ergo sum – era così solida e così certa che nessuna stravagante obiezione dei comitati di cittadini avrebbe potuto scuoterla, giudicai che potevo accoglierla senza scrupolo come il primo principio della mia politica sanitaria.
Se inauguro, esisto. Se esisto, la scatola è automaticamente piena della mia stessa esistenza.
(Cartesio AI, Divisione Sanitaria)
Guarda chi inaugura e datti una risposta!