Canile, Contigiani torna all’attacco:
«Tre dipendenti non bastano,
in Comune scelte dissennate»
MACERATA - La consigliera comunale dei Democrat attacca l'assessora Laura Laviano per il bando: «Ci avrà pensato un momento prima di far chiedere a quegli operatori, preparati e muniti anche di buona volontà ma pur sempre pochi per offrire le necessarie garanzie, di prestarsi a tutto questo così incautamente?». Dopo il suo sopralluogo modificati i cartellini all'ingresso della struttura

Ninfa Contigiani (Pd)
di Luca Patrassi
Soltanto tre dipendenti, e qualcuno anche per poche ore a settimana, per controllare il canile e fare la manutenzione del verde? La consigliera comunale del Pd Ninfa Contigiani torna a farsi sentire sull’argomento del canile comunale e lo fa sui social. Punto di partenza del ragionamento. «Quello di Macerata è un canile comunale in aperta campagna la cui area è dell’ordine di grandezza di circa un ettaro con vari blocchi di box, tra cui circa la metà in una zona in pendio e abbastanza lontana dall’edificio funzionale centrale. La distribuzione allargata dei box è ottima per i cani, che non si danno fastidio tra loro e che non vengono sensibilizzati tutti contemporaneamente ad ogni visita di utenti o passaggio di operatore, o movimento. Il contrario crea situazioni di tensione e agitazione terribili, chiunque ci sia capitato lo sa. Tuttavia, tale distribuzione ottima per l’animale, è fisicamente più faticosa per l’operatore, oltre che particolarmente da attenzionare per il gestore».
Contigiani argomenta: «Un conto era avere un soggetto gestore con organizzazione aziendale articolata che segue diversi settori e quindi riesce a realizzare delle economie, un conto è pretendere che le stesse attività e costi fissi li tenga in mano un soggetto creato ad hoc che, per esempio, non ha l’attrezzatura adeguata per curare il verde anche impegnativo del luogo (non c’è il pratino, ma l’erba da campo e alberi d’alto fusto come pure arbusti e siepi perimetrali). Che può fare la nuova gestione, nata esclusivamente per rispondere ad un bando ad hoc con i suoi pur ‘giovani e volenterosi’ dipendenti? Con una aggiudicazione del servizio molto breve, come nel caso maceratese, compera a proprie spese i macchinari con un investimento poderoso? Oppure chiama un soggetto esterno per farsi fare il servizio con un costo notevole? Un bel dilemma perché, badate bene, il bando prevede la manutenzione del verde a spese del gestore, non di un fazzolettino davanti a qualche box, ma di tutta l’area (potature di siepi alberature, spollonature, disinfestazioni e sfalci, irrigazione, chiusura delle buche, risemina dei prati). L’Enpa di Roma ha garantito tutto questo per aggiudicarselo, con anche uno sfalcio settimanale, dunque, per capirci, non è che ci si possono mandare gli operai del Comune».

L’assessore Laura Laviano
Contigiani tira le somme del suo ragionamento: «I tre dipendenti dichiarati dovrebbero gestire 45 cani: dar da mangiare, doppio passaggio di pulizia dei box prima e dopo l’apertura al pubblico, eventuali terapie o altre circostanze particolari, assicurare, nel caso di necessità, una sorveglianza sanitaria di base diurna e notturna, servizio di tolettatura, seguire i gatti lì allocati, aprire e accompagnare visitatori per potenziali affidi poi, sfalciare l’erba, occuparsi delle forniture, dei rapporti con l’Asur, delle certificazioni, dell’amministrazione burocratica in genere e non mi viene al momento altro in mente. Tutto questo rispettando orari da lavoro e non da schiavitù o sfruttamento perché 3 persone sono dichiarate dipendenti, alcune per poche ore/settimana e comunque solo loro sono assicurati per certe attività oltre che, peraltro, lo sfruttamento del lavoro incentivato dal Comune sarebbe assai paradossale». L’obiezione possibile. «Mi si dirà, ci saranno i volontari. Eh sì, può essere, ma i volontari Enpa non si possono confondere con le attività dei dipendenti perché non sono assicurati se non per il loro specifico e non possono che ricevere semplici rimborsi spese, insomma possono fare solo specifiche attività con i cani e seguire gli affidi per certe ore e basta, sennò si chiama lavoro nero e torniamo da capo».
Conclusione dedicata all’assessora Laura Laviano: «Allora vi chiedo, ma l’Assessora che ha messo in piedi tutto questo l’avrà mai provata quanto è bassa la terra, come dicevano i contadini di una volta? Ci avrà pensato un momento prima di far chiedere a quegli operatori, preparati e muniti anche di buona volontà ma pur sempre pochi per offrire le necessarie garanzie, di prestarsi a tutto questo così incautamente? Tutto ciò, peraltro, non monitorando nemmeno sulla corretta applicazione della clausola sociale, come sembra stiano evidenziando i sindacati; una clausola, che facendo riassumere chi in quell’area ha lavorato vent’anni, magari avrebbe consentito di ottimizzare qualche risorsa, di avvalersi dell’esperienza, di compensare le oggettive inevitabili difficoltà di una scelta amministrativa ‘tecnicamente’ almeno dissennata, per non voler parlare – per meglio dialogare – del giudizio politico. Al personale non riassorbito, che per anni ha svolto con dedizione e professionalità il suo compito, lasciato senza la dignità frutto del lavoro non per demeriti ma per indicibili motivazioni degli amministratori, non posso fare a meno di pensare. Tra le foto i due cartelli di orario apertura: il primo in violazione del capitolato d’appalto come l’ho trovato io, il secondo come l’hanno messo adesso, dopo la mia visita. Fateci sapere se è rispettato, perché il Comune dovrebbe vigilare».
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Su ha l’impressione che sia stata una scelta puramente partitica, quella del “levati tu, che mi ci metto io”. La prima gestione andava bene. Questa seconda gestione, o funziona come la prima, oppure fa meglio. Ma se dovesse andare peggio, chi ci rimetterebbero sarebbero i cani, ossia i nostri Fratelli minori.
Consiglierei il sindaco Parcaroli di tenere gli occhi aperti sulle decisioni partitiche, che non sempre sono in linea con la volontà della gente. In particolare con gli animalisti. Temo che la cosa non si chiuderà tanto presto.