Occhi sullo stato di salute del Patriarca,
il faggio che “conobbe” Leonardo Da Vinci
SAN SEVERINO - L'albero della faggeta di Canfaito ha circa 550 anni. L'indagine scientifica ha evidenziato un’ottima vitalità complessiva con alcune criticità del tutto fisiologiche dovute all'età
Il Patriarca
Le sue radici affondano nella storia come tentacoli fino a raggiungere gli anni in cui vissero Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti. E’ il celebre “Patriarca”, albero simbolo della faggeta di Canfaito a San Severino e dell’intero patrimonio naturale delle Marche. Il faggio ha raggiunto l’età di circa 550 anni ed ora l’Uunione montana Potenza Esino Musone, ente gestore della riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, ha promosso un’approfondita indagine scientifica per fare chiarezza e monitorare il suo stato di salute.
A seguito di una segnalazione raccolta dall’associazione Lac Marche, l’ente ha incaricato il dottore forestale Tommaso Spilli di effettuare una rigorosa valutazione di stabilità biomeccanica e fitosanitaria, eseguita mediante tomografie al fusto e al colletto.
Le analisi strumentali hanno evidenziato un’ottima vitalità complessiva con la presenza di una serie di criticità del tutto fisiologiche per l’età avanzata. A livello del colletto è stata riscontrata la presenza di carpofori di Ganoderma, un fungo saprofita che degrada il legno interno. Le tomografie hanno però mostrato un quadro chiarificatore: mentre il legno del fusto risulta perfettamente sano, al colletto è emersa un’importante cavità causata dal fungo agente di carie. Fortunatamente, la capacità di compartimentazione dell’albero è ottima e la quantità di legno sano residuo è ancora pienamente sufficiente a garantire la stabilità meccanica del gigante contro il vento e le sollecitazioni meccaniche.
Più preoccupante è invece la presenza di necrosi e fuoriuscite di resina sul fusto, sintomi che riconducono all’attacco di un fungo patogeno: la Phytophthora. Questo patogeno può indurre una progressiva necrosi dei tessuti, portando a lungo termine a un disseccamento della chioma a partire dagli apici dei rami. È possibile che però il decorso sia positivo e l’albero contrasti con successo l’attacco del fungo. La ricetta dell’esperto per garantire il futuro del faggio monumentale esclude potature invasive e mette al centro la tutela passiva e scientifica. Nei prossimi tre anni sarà essenziale monitorare l’evoluzione fitosanitaria.

Denis Cingolani
«Il faggio monumentale di Canfaito è molto più di un albero: è un simbolo identitario per la nostra comunità, un punto di riferimento per il turismo sostenibile e un tesoro di biodiversità che abbiamo il dovere morale e istituzionale di proteggere – spiega il presidente dell’unione montana Potenza Esino Musone, Denis Cingolani – quando ci è giunta la segnalazione, abbiamo attivato immediatamente i protocolli scientifici più avanzati per comprenderne a fondo lo stato di salute. I dati ci rassicurano sulla sua straordinaria forza e stabilità meccanica pur ricordandoci che ci troviamo di fronte a un essere vivente plurisecolare che va trattato con rispetto, delicatezza e scientificità. Escludiamo qualsiasi intervento invasivo: la nostra priorità sarà un monitoraggio costante nei prossimi anni e la salvaguardia del suo habitat naturalmente preservato. Invito tutti i visitatori della riserva a vivere la faggeta con senso di responsabilità, evitando di calpestare eccessivamente la zona radicale, per permettere a questo gigante di continuare a vegetare e a regalarci la sua maestosità ancora a lungo».
Un albero di questa portata non rappresenta solo una meraviglia paesaggistica e un habitat fondamentale per la biodiversità, ma un grande alleato contro i cambiamenti climatici. Attraverso metodologie scientifiche d’avanguardia, l’unione montana ha quantificato i servizi ecosistemici erogati gratuitamente dal faggio alla collettività e alla lotta ai cambiamenti climatici.
Il “Patriarca” della faggeta di Canfaito presenta una circonferenza del fusto di ben 632 centimetri e un’altezza di 21 metri. L’anidride carbonica stoccata nel legno risulta essere di 53.794 chili mentre quella sequestrata ogni anno arriva a 783 chili. L’ossigeno prodotto annualmente è di ben 512 chili. Il suo valore globale stimato si aggira sui 130mila euro.