«Stanno richiedendo i mobili ai terremotati,
problema nato da un vuoto normativo»

TOLENTINO - Il centrodestra denuncia: «Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di persone che hanno avuto gli appartamenti in sostituzione delle sae. Ci hanno detto che sono ammessi al finanziamento solo gli assegnatari delle case costruite con l’ordinanza 510/2018». E sull’area container: «Siamo d’accordo che venga chiusa ma chiediamo sia fatto quando saranno consegnate le ultime costruzioni»
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Monia Prioretti, Silvia Tatò, Silvia Luconi

di Francesca Marsili

«Diversi terremotati ci hanno fatto sapere che sono stati contattati dal Comune per la restituzione del mobilio di alcuni appartamenti in sostituzione delle sae o al pagamento dello stesso. Con un accesso agli atti abbiamo chiesto l’elenco delle persone che il Comune intendeva richiamare, la risposta è stata: “a seguito della nota della Protezione civile, sono ammessi al finanziamento solo gli assegnatari degli appartamenti costruiti con l’ordinanza 510/2018”. Così si generano terremotati di serie A e B».

A dirlo è l’opposizione di centrodestra di Tolentino: Silvia Luconi, Monia Prioretti e Silvia Tatò per il gruppo Tolentino nel cuore e Francesco Pio Colosi per Fratelli d’Italia. Pongono l’accento su quello che definiscono «un vuoto normativo legato ai rimborsi degli arredi di alcuni alloggi in sostituzione alle sae» e sottolineano come la maggioranza «avrebbe dovuto instaurare un dialogo per colmare questa lacuna».

Il gruppo spiega che la nota della Protezione civile a cui fa riferimento il Comune è un documento che specifica tale rimborso riguarda solo l’ordinanza 510/2018, quella che ha permesso la costruzione e destinazione degli appartamenti di contrada Pace, via 8 marzo, piazzale Battaglia, ma non riguarda quelli di contrada Sant’Angelo, l’ex Ospedaletto e Borgo Rancia. In sostanza, gli arredi di questi ultimi non verrebbero rimborsati per «un errore normativo – spiega l’opposizione – che andava sanato».

Da qui, aggiungono, «il Comune, in questi giorni, starebbe invitando gli assegnatari degli appartamenti che non ne hanno diritto a firmare un documento in cui si chiede loro “di trattenere e pagare alla ditta fornitrice il mobilio prelevato escludendo ogni responsabilità per l’ente”, o di “far smontare e far ritirare la merce dalla ditta fornitrice nulla dovendogli”, e di “essere o non essere in grado di recuperare il mobilio dalla propria abitazione inagibile dal sisma del 2016”».

E ancora: «Siccome riteniamo che non ci sia nessuna volontà da parte della Regione né da parte delle Protezione civile di creare disparità di trattamento tra terremotati come avvenuto in tutti gli altri comuni del cratere suggeriamo, invece di chiamare gli assegnatari per fargli firmare un documento, di dialogare con le istituzioni». Luconi, ex vicesindaco di Tolentino, prosegue: «Consapevoli di tale buco normativo, con l’allora capo dipartimento Angelo Borrelli iniziammo un dialogo, ma poi, l’avvicendamento di Curcio ha fatto sì che questa situazione si arenasse».

COLOSI

Francesco Pio Colosi

Sottolineano come «in una prima fase, gli uffici, sicuramente in buona fede e confortati dal fatto che la norma fosse uguale per tutti i terremotati, anticiparono i primi circa 40mila euro di mobilio. Quando la Regione non rimborsava i soldi del mobilio, abbiamo dato mandato a un legale che tra le altre cose era stato incaricato anche di recuperare le somme riguardanti il terremoto anticipate dal Comune. Il legale pur avendo recuperato una parte, è stato sollevato dall’incarico dalla Giunta Sclavi». Gli esponenti dicono di avere «informalmente sentito alcuni vertici governativi in queste ore e chiederemo di intervenire in via ufficiale per sanare un’evidente disparità di trattamento».

L’opposizione passa poi ai timori che il gruppo ravvisa in relazione alla chiusura dell’area container di via Cristoforo Colombo prevista per il 31 dicembre. «Siamo favorevoli alla chiusura e alla sistemazioni in luoghi che possano essere chiamati appartamenti, ma chiediamo al sindaco e alla sua maggioranza di attendere qualche mese in più, almeno fino alla consegna delle ultime costruzioni, farebbe comunque centrare un obiettivo, ma lo farebbe senza speculare politicamente sulla pelle delle persone».

Una perplessità che fa eco anche alla minoranza di centrosinistra che ha promosso un’interrogazione sul futuro dei cittadini che a fine anni dovranno lasciare i container e che esporrà al prossimo consiglio comunale. Il centrodestra domanda dove saranno collocati gli assegnatari degli appartamenti che termineranno dopo il termine di chiusura dell’area container. Il gruppo di Tolentino nel cuore e Fratelli d’Italia, al governo cittadino quando nel 2017 fu presa la scelta di allestire l’area container, precisa che al suo interno, con una delibera «ha stabilito di assegnare provvisoriamente gli alloggi disponibili o in via di completamento secondo determinati criteri di priorità e non in maniera soggettiva come siamo stati accusati».

E domandano: «Le graduatorie saranno rispettate? E con esse anche le assegnazioni e le consegne? O saranno fatte variazioni? E se queste, qualora effettuate, saranno frutto di quali parametri e come saranno giustificate e come saranno gestiti coloro che si trovano all’interno dell’area che hanno problemi diversi rispetto al terremoto?». La minoranza di centrodestra teme che «Che gli appartamenti ad oggi assegnati ad alcuni, vengano dati ad altri, in forza di criteri che secondo loro sarebbero più oggettivi di quelli adottati da noi. Stiamo parlando di esseri umani e spostarli come se fossero oggetti senza aver predisposto, almeno al momento, un’alternativa credibile ci sembra una scelta miope ed inumana che pregiudica i loro diritti. Ci mettiamo a disposizione per aprire un dialogo con Regione e governo».

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