«Perchè non si fanno scuole nuove?
La giunta non tiene in conto
il danno alla Don Bosco»

TOLENTINO - La consigliera Silvia Luconi dopo il terremoto di questa mattina: «Hanno fermato la progettazione del plesso in contrada Pace, i fondi c'erano. Si devono fare le scelte giuste, non quelle comode»
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Silvia Luconi

 

di Francesca Marsili

«Non riusciamo a spiegarci perché il neo sindaco non segua la scia di tutti gli altri sindaci che perseguono fortemente la scelta di costruire scuole nuove, ma continui a rincorrere la miope politica del contentino che fa bene solo a se stesso, al suo consenso elettorale e a quello della sua variegata maggioranza», così la consigliera di minoranza Silvia Luconi che, alla luce del sisma di questa mattina riaccende l’attenzione sulle scuole lesionate nel 2016 dal terremoto. L’ex vicesindaco critica la scelta della nuova Giunta di recuperare la scuola Don Bosco, che invece la precedente amministrazione intendeva ricostruire nella zona est della città come da Decreto del commissario alla Ricostruzione Legnini che ne ha stanziato i fondi. «Leggo dichiarazioni sul fatto che tenteranno di mantenere tutta la Don Bosco in centro ed è per questo che hanno fermato la progettazione del nuovo plesso in contrada Pace che dovrebbe ospitare le medie – sottolinea -.

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Il danno sul tetto della Don Bosco

Per quale motivo non tengono in considerazione le foto che risalgono ad un anno e mezzo fa circa, che si riferiscono al crollo di una parte del tetto della scuola Don Bosco dovuto ad infiltrazioni e per il quale sono stati fatti degli interventi successivi. Se ci fossero scuole nuove questo tipo di problema non ci sarebbe. Sia chiaro, questo non pregiudica la sicurezza dei ragazzi delle medie che si trovano al piano terra, così come dichiarato dai tecnici stessi, ma la scelta dell’amministratore sta tutta nello scegliere se prendere di petto situazioni tipo queste utilizzando i fondi messi a disposizione dallo Stato per costruire istituti che diano la serenità giusta a studenti e genitori». La consigliera d’opposizione ribadisce quella che era la sua posizione riguardo la ricostruzione delle scuole: «Quando noi abbiamo programmato gli interventi nei nostri istituti volendo, prima di tutto e ove possibile, scuole nuove, antisismiche e sicure al 300 per cento, lo abbiamo fatto con cognizione di causa, non perché avessimo la sfera di cristallo o volessimo fare degli allarmismi o non avessimo a cuore il centro storico – spiega -. Ma perché alla luce dei tremendi eventi sismici del 2016 e del fatto che eventi di questa natura in un territorio come il nostro tornano e la prova, solo l’ultima, è quella di questa mattina quando il buongiorno ce lo ha dato una scossa lunghissima di magnitudo 5.5, abbiamo deciso di intervenire per dare una risposta definitiva ad uno dei temi più importanti per la politica: l’edilizia scolastica».

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Nel cerchio il danno sul tetto della scuola Don Bosco

Luconi ci tiene a precisare che volere scuole nuove «non significa che le attuali della città crollino e non serve che sia Sclavi a dirlo; anche mio figlio frequenta un istituto cittadino – prosegue -, e so quanto ci sia stato investito e cosa sia previsto per quella struttura con i finanziamenti ottenuti, ma significa esprimere un punto di vista non per denigrare o gettare fumo negli occhi o addirittura speculare, ma per far capire alla città come secondo me la politica dovrebbe pensare all’edilizia scolastica». Luconi, avallando quella che era la scelta di ricostruire la scuola Don Bosco in contrada Pace, quindi nella zona est della città, ribadisce: «Chi ha mai detto che la giunta passata non voleva le scuole in centro storico? Noi avremmo voluto costruire le nuove scuole Maestre Pie Venerini, esattamente dove erano, e che avrebbero ospitato materne e elementari. I lavori avrebbero dovuto prendere il via nella prossima primavera. Ma il progetto è fermo oramai da 4 mesi o addirittura da rifare perché il tecnico che ha fatto il preliminare non è di loro gradimento così come sembra non lo sia nemmeno il progetto stesso, stando alle dichiarazioni a dir poco imbarazzanti fatte sul tema da due esponenti dell’attuale maggioranza». In relazione a questo la consigliera si domanda ancora perché l’amministrazione «Non velocizzi la costruzione delle nuove scuole invece che rimanere inchiodati a questa grande improvvisazione». Si domanda oltretutto, tornando ancora una volta sulla questione: «Se il trasferimento delle 10 classi dagli uffici dell’ex Quadrilatero all’ex Orfanotrofio in centro, a fronte delle 25 dei licei sia l’unica panacea per il centro storico». E conclude con un commento politico: «che loro pensino al consenso elettorale lo posso capire, anche se io penso che un amministratore debba fare scelte giuste e non scelte comode».

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