Qualche gru e tanta rassegnazione
Visso, Ussita e Castelsantangelo:
la vita ferma al 26 ottobre 2016

REPORTAGE a sei anni dal sisma nei tre centri dell'entroterra più devastati dalle scosse. Tra cantieri aperti e subito chiusi, lavori che non partono e progetti mai presentati la ricostruzione, soprattutto dei centri storici, sembra ancora un miraggio. Le testimonianze di residenti (rassegnati a non rientrare nelle proprie case) e commercianti (decisi a non mollare nonostante tutte le difficoltà)
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Alcuni scatti da Visso, Ussita e Castelsantangelo

di Monia Orazi 

«Casa mia è quel palazzo verde con tanti appartamenti, chissà quando lo demoliranno. Io ormai ho 81 anni, è difficile che riuscirò a tornarci. Per fortuna ci hanno dato queste casette, si sta abbastanza bene qui, a Visso c’è l’aria buona stiamo tranquilli. Il problema è per i giovani che se non hanno lavoro se ne vanno. Se non si creano attività non torneranno. Qualche gru si vede, ma non so quando riusciremo a rivedere Visso com’era».

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Giulio, 81enne di Visso

Cosi Giulio 81 anni, indicando malinconicamente la sua casa non lontano da Villa Sant’Antonio, esprime il sentimento di tante persone, che ormai quella terribile sera del 26 ottobre 2016 hanno perso la casa nella doppia scossa delle 19,11 e delle 21,18 che ha fermato la storia secolare di centri come Visso e Castelsantangelo sul Nera e le prospettive di sviluppo turistico di Ussita. A sei anni di distanza da quelle scosse questi tre comuni restano svuotati dei luoghi di aggregazione e coloro che sono rimasti hanno l’aria rassegnata, specialmente se si tratta dei più anziani, che hanno visto scorrere la loro intera esistenza tra vie familiari ed orizzonti conosciuti, che ormai si possono solo ammirare da lontano. Tra i colori d’autunno si vedono le gru, ma il grosso della ricostruzione deve ancora partire. I dati indicano che per Visso ed Ussita è stata ormai presentata circa la metà dei progetti, ma non tutti i cantieri sono ancora partiti. Anzi ad Ussita in alcuni casi le ditte hanno iniziato i lavori, abbandonato i cantieri.

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Castelsantangelo

Castelsantangelo sul Nera invece è il comune dove la ricostruzione è più indietro di tutti. Qualche mese fa era stato lo stesso sindaco Mauro Falcucci a denunciare come fossero stati presentati soltanto il 7 per cento dei progetti ed aveva esortato tecnici e cittadini a presentarli, perché ci sono tutte le condizioni per ricostruire. I dati ufficiali della Regione Marche indicano per Visso 245 pratiche e 65 milioni di euro di contributi concessi, per Ussita 181 pratiche e 89 milioni di euro di contributi, per Castelsantangelo 35 pratiche per 4 milioni e 700mila euro di contributi concessi. Non sono partite nemmeno le demolizioni che erano state annunciate in avvio entro settembre, gestite dall’ufficio speciale ricostruzione. Ne sono previste per 179 edifici a Castelsantangelo, per 77 a Visso, per 12 ad Ussita tra cui il cimitero monumentale di Castelfantellino, altri 12 edifici a Pieve Torina e frazioni. Ci sono alcuni ritardi, attualmente l’Usr sta svolgendo le gare per appaltare i lavori e tutto dovrebbe partire entro la fine dell’anno. Si tratta della demolizione di edifici sia pubblici che privati, necessari per partire con la ricostruzione dei centri storici. La scorsa settimana Legnini era stato ad Ussita e Visso, proprio per fare un cronoprogramma della ricostruzione dei centri storici. È proprio il cuore antico di questi comuni, in particolare Visso che è incluso tre borghi più belli d’Italia e Castelsantangelo a restare drammaticamente fermo,  è tutto sbarrato con cartelli che indicano la zona rossa, mentre Ussita dal cuore moderno sta sperando, proprio grazie alla ripartenza della stazione invernale di Frontignano, per la prima volta quest’anno vissuta anche d’estate, grazie alla nuova gestione che ha movimentato gente da tutte le Marche e oltre.

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Rita Viola

«Qua c’è da ricostruire almeno per i prossimi venti anni – spiega un muratore campano – io mi sono trasferito qua per la ricostruzione, ho lavorato per sette mesi con una ditta a Visso poi è scaduto il contratto, ora lavoro con una ditta che ha quattro cantieri qui ad Ussita. Le ditte a volte sono in difficoltà con i prezzi delle materie prime e se ne vanno o si fermano i cantieri. Poi c’è da considerare che con il freddo e la neve qua non si può lavorare». La vita a Castelsantangelo è ferma in una cartolina a sei anni fa. Il paese è un fermo immagine di sei anni fa, disteso sulla collina con le sue costruzioni di pietra bianca, silenzioso ed inerme. Sulla carta è tutto pronto per partire, ma la ricostruzione deve ancora esplodere nei numeri. Si è ricreato lo spirito di comunità tra le casette del capoluogo e la piccola area commerciale. Una delle certezze è Rita Viola, ottant’anni che resiste dietro al bancone del suo bar: «Avevo già fatto tanti sacrifici per crearmi questa attività – racconta guardando le foto della vecchia casa con sotto al bar appesa alle pareti – vado avanti ma non c’è gente, sono dietro al bancone da quasi sessant’anni, dal 1963. Ormai siamo qua e andiamo avanti». Fuori dalle attività commerciali ci sono solo anziani che giocano a carte, un viavai più animato si nota nella zona del comune dove si trova la l’azienda che produce l’acqua Nerea, gli uffici comunali nei prefabbricati che pullulano di tecnici al lavoro. Sei anni fa era uno dei soccorritori più attivi Agostino Batassa, oggi sta al bar con gli amici a giocare a carte: «Qua persino gli abitanti sono fermi – scherza – la situazione è sempre la stessa non cambia molto».

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Agostino Batassa (il terzo da sinistra)

La vita economica di Castelsantangelo è legata al transito per Castelluccio, fuori stagione si registra meno presenza di persone. Ora dovrebbero partire le demolizioni e si spera possano essere propedeutiche alla partenza dei cantieri nel centro storico. Ussita è punteggiata di cantieri, tra Tempori, Sasso, Vallazza, a Frontignano è a buon punto la ricostruzione dell’Ambassador, il più grande condominio della zona con oltre 100 appartamenti. La speranza sta tutta lassù in cima al Monte Bove con la ripresa di Frontignano, si guarda al turismo come possibilità di recuperare quell’indotto economico che ha fatto la fortuna del paese e della sua valle nei decenni scorsi. Per il resto nel torrente Ussita l’acqua è bassa a causa delle scarse piogge, alcuni abitanti esprimono rammarico che non è partita la ricostruzione di nessuna chiesa. Tanti cantieri devono ancora partire, anche se la presenza di una serie di gru lascia ben sperare. Anche a Visso, vista dall’alto poco lontano dalle antiche torri spicca la presenza di diversi cantieri della ricostruzione, nella zona esterna al centro storico. A sei anni al terremoto è stata restituita da pochi mesi una nuova piazza come punto di aggregazione, mentre dovrebbero partire in primavera i primi lavori nel centro storico in particolare il cantiere della Collegiata.

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Visso

È ottimista uno dei commercianti che non ha mai voluto lasciare Visso sin dalle prime ore dopo le scosse del 2016 Alessandro Morani: «La ricostruzione a Visso si vede ad occhio nudo, naturalmente fuori dal centro storico. Il cuore antico di Visso richiede una programmazione diversa, entro fine anno saranno fatte le demolizioni e si vedrà anche un abbozzo di ricostruzione nel centro storico. Devono essere demolite alcune case in via Battisti, è stata fatta la scelta di togliere gli aggregati. Il comune cerca di autorizzare più velocemente possibile, la speranza è che in due anni fuori dalle mura si possa essere a buon punto nel ricostruire le case. I problemi riguardano le materie prime, i loro costi eccessivi che mettono in difficoltà le imprese. Il superbonus ha fatto da concorrenza alla ricostruzione, portando via dal centro Italia imprese e forze lavoro che potevano ricostruire. Ci sono stati però anche aumenti dei prezzi speculativi, le imprese in corso d’opera si sono state costrette a doversi fermare. Se le cose per la ricostruzione andranno in modo più regolare sono convinto che in due anni rivedremo la parte esterna di Visso a buon punto».

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Una demolizione a Visso

Per Morani le criticità più evidenti riguardano la ricostruzione del tessuto sociale ed economico: «Quello che manca però è il tessuto sociale ed economico, si ricostruiscono le case speriamo che tornino anche le persone. La mia paura è che chi rimetterà a posto le proprie case e poi le trasformerà in bed and breakfast, magari sostituendo quello che oggi è il Cas con un introito da questo tipo di attività economica. Ci sono ad esempio tanti lavoratori della Svila che chiedono le case in affitto, molti vorrebbero portare le loro famiglie. Se ci fossero case disponibili a Visso, sono convinto che aumenterebbe la popolazione. Come commerciante sono preoccupato ho il mutuo di casa inagibile sulle spalle, aumenteranno i tassi. I mutui dovrebbero essere sospesi finché le case non tornano agibili, come avviene per il Cas che si percepisce sin quando la propria casa è inagibile. Con il comitato dei terremotati stiamo cercando di mettere in luce questo gravissimo problema, i mutui vanno sospesi fin quando una persona non può rientrare a casa propria. Per sviluppare l’economia di questa terra è fondamentale ricostruire il tessuto socio economico. Se non girano le persone non c’è nemmeno il giro economico e per le attività economiche e commerciali sarà sempre più difficile andare avanti». Nel giorno dell’anniversario del sisma, una piccola buona notizia viene dal Demanio, è stata bandita la gara per la ricostruzione della caserma dei carabinieri forestali, poco lontano dalla scuola di Visso, per un importo di un milione e 700mila euro. Qua anche le forze dell’ordine condividono la stessa sorte dei residenti, da sei anni sono operative nei container.

(1/continua)

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Castelsantangelo



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