Omicidio di Pamela,
slitta l’udienza dell’indagine
sui complici di Oseghale

MACERATA - I familiari della 18enne uccisa hanno fatto opposizione alla richiesta di archiviazione della procura generale. Due le persone che erano state indagate, ma a loro carico non sarebbero emersi elementi di prova
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Marco Valerio Verni e Alessandra Verni oggi in tribunale

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni)

Omicidio di Pamela Mastropietro, rinviata l’udienza che riguardava due presunti complici di Innocent Oseghale: la procura generale aveva chiesto l’archiviazione per entrambi, la famiglia ha fatto opposizione e oggi di questo si doveva discutere al tribunale di Macerata.

La procura generale aveva indagato due giovani del Gambia per il delitto avvenuto a Macerata il 30 gennaio del 2018 (non sarebbero però emersi elementi di prova contro di loro). Nulla di fatto però in udienza per la mancanza della notifica ad uno degli indagati. Tutto rinviato al 18 ottobre.

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Alessandra Verni

Presente all’udienza davanti al giudice Claudio Bonifazi, l’avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela e legale dei familiari della 18enne uccisa a Macerata. C’era, anche la mamma di Pamela, Alessandra Verni. Proprio i familiari hanno deciso di fare opposizione alla richiesta di archiviazione della procura. La procura generale nell’archiviare dice comunque che non si può escludere che ci siano state altre persone coinvolte. Altre oltre al nigeriano Innocent Oseghale, 33 anni, che è stato condannato all’ergastolo, in primo e secondo grado.

Per lui resta da fissare una nuova udienza in Corte d’appello, che sarà a Perugia, dopo che la Corte di Cassazione, pur confermando di ritenerlo l’autore dell’omicidio, ha rinviato per la questione dell’aggravante della violenza sessuale che l’accusa contesta.

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Pamela Mastropietro

«Questo può ridefinire la pena dell’ergastolo» avevano detto dopo l’udienza in Cassazione gli avvocati di Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi. Le motivazioni al momento non sono state depositate e l’udienza non è stata ancora fissata.

Per l’accusa Oseghale dopo aver incontrato Pamela ai Giardini Diaz di Macerata, dove la ragazza gli aveva chiesto dell’eroina, aveva chiamato un suo conoscente che aveva portato la droga. Poi con Pamela era andato nella casa in cui abitava, in via Spalato. Lì Oseghale, secondo l’accusa, avrebbe approfittato delle condizioni di Pamela per avere con lei un rapporto sessuale. La paura che lo denunciasse l’avrebbe spinto ad accoltellare la ragazza per evitare uscisse dalla sua abitazione per poi fare a pezzi il corpo e sistemarlo in due trolley. Oseghale ha sempre negato di aver ucciso la ragazza, ammettendo solo di aver fatto a pezzi il corpo.

 

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