«A Civitanova c’è un’altra Forza Italia
che non voterà Ciarapica
ma porterà consensi a Silvia Squadroni»

ELEZIONI - Andrea Doria: «I vertici nazionali e regionali se ne accorgeranno, c'è un'altra corrente che non appoggerà il sindaco uscente, perché pensa che la politica non possa essere solo affarismo e speculazione edilizia»
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Andrea Doria

 

«Lo dico ai vertici regionali e nazionali: a Civitanova c’è una corrente diversa di Forza Italia che non voterà Ciarapica, ma porterà un certo numero di consensi e voti a Silvia Squadroni». Sono le parole di Andrea Doria, “azzurro” che in polemica col suo partito ha scelto di sostenere la candidatura della candidata di SiAmo Civitanova, dopo che da tempo aveva preso una linea diversa rispetto a molte questioni e progetti portati avanti dall’amministrazione uscente. Già in occasione della pubblicazione del video fuori onda del post Consiglio del 20 ottobre 2020, in cui si sentiva tra le altre cose il sindaco Ciarapica vantarsi di aver sponsorizzato il suo collega di partito Corrado Perugini (vice coordinatore provinciale di Forza Italia) per l’incarico tecnico relativo al progetto dell’ex liceo di Fontespina, Doria aveva auspicato un intervento del suo partito e dei maggiori alleati (Lega e FdI). E ora torna a ribadire che Forza Italia non è solo quella “ufficiale” di Ciarapica.

«Ci metterò tutto me stesso, andrò fino in fondo in questa battaglia – aggiunge – perché secondo me Silvia Squadroni è la migliore candidata che c’era e c’è sulla piazza. Forza Italia ha deciso diversamente? Io voglio dire che ci sono due Forza Italia a Civitanova. Finita la campagna elettorale, si accorgeranno che la mia corrente, con tutte le persone che mi stanno dando una mano, porterà un tot di voti a Silvia Squadroni. Che Forza Italia rappresento? Quella che ha come principi il primato della politica e la terzietà rispetto all’imprenditoria, non possiamo pensare che Forza Italia sia solo politica affaristica. Perché questo è quello che sta succedendo in questo momento, un partito che sta pensando troppo alle speculazioni edilizie e questo è un problema».

«La nostra – continua Doria – è una corrente con una concezione diversa della politica, che guarda all’imprenditoria sana e non a coloro che vogliono speculare dal punto di vista edilizio. Io ero contrario alla variante Amadori, al porto Dubai, alla svendita Villa Eugenia, all’operazione Villa Letizia, la mia linea politica è completamente opposta a ciò che loro hanno fatto loro in Consiglio. Anche perché se continuiamo con questa speculazione non penso che riusciremo a prendere molti fondi europei, visto che tra i vari requisiti per Civitanova c’è anche quello del consumo zero di suolo. Dovremmo essere in grado di ricreare un equilibrio e di ridare alla natura ciò che gli abbiamo sottratto in maniera incontrollata».

Doria riprende la questione già posta dalla coalizione della Squadroni. «Abbiamo posto il problema dei fondi europei – sottolinea – a me fa piacere che in tre sono andati a Bruxelles (il riferimento è al viaggio fatto dallo stesso Perugini, dal coordinatore comunale Giannoni e dal consigliere Baglioni, ndr), ma forse solo per crearsi il terreno? Il fatto è che i cittadini devono sapere che in questi cinque anni di fondi europei a Civitanova non ne sono arrivati zero. E anche questi 143 milioni del Pnrr che l’amministrazione sta sbandierando sono risorse che devono essere acquisite con la presentazione dei progetti, ma di progetti ad oggi neanche l’ombra. L’Ufficio Europa va organizzato con professionisti seri che sappiano intercettare tutti i bandi che l’Ue emette, non è che basta andare a Bruxelles con il politico di turno per far arrivare i soldi, arrivano se siamo bravi a presentare i progetti».

Infine l’appello ai commercianti: «Ho sentito diverse lamentele per i centri commerciali che si sono realizzati, ecco vorrei dire a chi si è candidato con Ciarapica: vi stanno i bene i 20mila metri di commerciali all’ex Ceccotti?». Il riferimento è ovviamente alla variante che l’amministrazione avrebbe dovuto approvare nelle due sedute consiliari del 22 e del 25 aprile, saltate proprio perché la maggioranza ha fatto mancare il numero legale.

(gio. def.)

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