Da Camerino alla frontiera ucraina:
tremila chilometri in 30 ore
per salvare mamma e 2 bambine

IMPRESA - Il viaggio dell'avvocato Alberto Boccacci, del figlio Francesco e dell'ex consigliere Riccardo Pennesi fino al confine ungherese dove ad attenderli c'erano Oksana con le figlie di 8 e 12 anni. «Siamo amici di famiglia della madre di Oksana e abbiamo deciso di aiutarla. Vivevano a Donetsk e sono dovuti fuggire sotto le bombe. La cosa più bella è stata vedere i loro sorrisi». Nella città ducale continuano le iniziative di solidarietà
- caricamento letture
Riccardo-Pennesi-Alberto-BoccacciFrancesco-boccacci-famiglia-ucraina

Seduti davanti: Riccardo Pennesi (a sinistra) e Francesco Boccacci. Sul sedile posteriore Alberto Boccacci e Valentina. Dietro Oksana e le due figlie

di Monia Orazi

Tremila chilometri percorsi, 30 ore di viaggio senza mai dormire, hanno permesso a tre camerti di compiere un bellissimo gesto di solidarietà, portando in salvo dall’Ucraina una madre e le due figlie piccole. L’avvocato Alberto Boccacci, il figlio Francesco e l’ex consigliere comunale Riccardo Pennesi si sono mobilitati per togliere dalla devastazione della guerra Oksana 38 anni e le sue due bambine di 8 e 12 anni, in fuga da 5 giorni insieme al marito di lei ed alla suocera invalida dalle bombe. La famigliola era partita dalla loro città di origine Donetsk, ad est di Kiev, con la speranza di poter passare la frontiera e raggiungere Camerino, dove vive Valentina, la madre di Oksana, sposata con un camerte.

«Valentina era preoccupatissima per la figlia – racconta l’avvocato Alberto Boccacci – voleva partire da sola, ma siamo amici di famiglia e non potevamo lasciarla da sola in questa avventura. Mio figlio si è offerto di accompagnarla, io come padre non volevo lasciarlo partire da solo, alla fine si è unito a noi anche un altro ragazzo Riccardo Pennesi dicendo se volevamo una mano. Eravamo in costante contatto e sapevamo che da 5 giorni erano alla frontiera tra Ucraina-Ungheria. Erano fiduciosi potesse passare tutta la famiglia, perché essendo la suocera invalida il figlio gode dell’esenzione militare ed è indicato quale assistente dell’anziana madre. La ricompensa più bella dopo questo viaggio è stato il sorriso di Oksana e delle sue bambine, che ora sono lontane dalla guerra e potranno vivere con la nonna serenamente».

La situazione era rimasta in stallo, per un rimpallo di responsabilità tra l’ufficio militare ucraino e la dogana: «Per la dogana essendo un semplice civile potevano passare anche lui e la madre – dice Boccacci -. L’ufficio militare non era dello stesso parere, abbiamo atteso lunedì sera e vista la situazione di stallo abbiamo deciso di noleggiare un pulmino al Contram da 9 posti, in modo che se potevano passare tutti, li avremmo riportati tutti in Italia. Valentina ci aveva raccontato della figlia e delle nipotine, che erano contenti in Ucraina, stavano sistemando la casa, lavoravano. Noi le avevamo detto già prima che scoppiasse la guerra di farli rientrare in Italia, per non rischiare, ma loro non se l’erano sentita. La famiglia radunando il possibile è partita dalla loro città Donetsk, in un viaggio di 5 giorni sotto le bombe, hanno dormito tutti in auto e aspettato, ma la Moldavia non li ha fatti passare. Sono risaliti verso l’Ungheria».

In questi giorni ci sono stati contatti frenetici, ma nella sembrava destinato a cambiare, così i camerti hanno deciso di passare all’azione: «Vedendo che la situazione non si sbloccava, martedì mattina siamo partiti e intorno all’una di notte siamo arrivati alla frontiera ungherese, a Záhony. Parliamo della burocrazia italiana, ma quella Ucraina non è migliore. Abbiamo girato diverso tempo prima di trovare la frontiera. Ho detto a mio figlio di lasciarmi alla stazione per evitare ulteriori controlli e Riccardo è rimasto con me. Pensavo visto che in Polonia si vedono profughi che transitano a piedi che ci sarebbe voluto meno tempo, ma l’Ungheria fa passare solo gente con l’auto. Una volta oltrepassato il confine si è creata una situazione difficile, nessuno parlava inglese. Siamo rimasti alla stazione fino alle 5,30 del mattino, vedendo file interminabili di pullman e auto.

Gente che arrivava in stazione, l’atrio si svuotava e subito dopo 5 minuti ricompariva un altro flusso di persone. Ci sono volute più di quattro ore a mio figlio e Valentina per prendere Oksana e le bambine e ripassare la frontiera – continua Boccacci -. Noi eravamo in apprensione ci chiedevamo dove fossero, come padre ero preoccupato come padre. Inarrestabile continuava il flusso enorme di gente. In tanti volevano partire per Budapest, ma di notte c’erano solo tre treni. Altri treni partivano in continuazione, ho visto per la maggior parte molti bambini anche di pochi mesi in braccio alle madri, gente con il terrore negli occhi e poche cose appresso, pochissimi gli uomini anziani. In stazione c’erano dei giovani volontari che davano i biglietti, era tutto organizzato ho visto militari di tutti i tipi transitare in stazione, corpi speciali con le pistole. Nella zona c’era un centro di ristoro per fortuna, con ragazzi che rifornivano di acqua e panini, addirittura distribuivano pannolini per i più piccoli e del latte e avevano ricavato una piccola sala giochi per i più grandicelli». Dopo un’attesa infinita che sembrava non arrivare mai, intorno alle 5.30 del mattino compare il pulmino, con a bordo Oksana e le bambine, marito e suocera non sono stati fatti passare.

Spiega Boccacci: «Abbiamo deciso di andarcene prima possibile, di prendere subito la strada per l’Italia. Appena passata la frontiera con la Slovenia, siamo stati fermati dalla polizia italiana, che è stata gentilissima e ha controllato i documenti. Il nostro lungo viaggio si è concluso ieri sera alle venti con l’arrivo a Camerino, con una grandissima stanchezza, ma con la soddisfazione di aver riportato in Italia da Valentina figlia e nipotine, finalmente serene dopo 5 giorni passati a dormire in auto e a viaggiare sotto le bombe. Ora hanno riabbracciato la loro nonna e suo marito, possono stare tranquille, lontano dagli orrori della guerra. Tutto questo lo abbiamo fatto per l’amicizia che ci lega a Valentina. Il marito di Oksana e la suocera sono rimasti là, siamo in costante contatto speriamo che la situazione si sblocchi e possano arrivare prima possibile, iniziando un nuovo capitolo della loro vita, senza paura e timore per la guerra».

altare-san-venanzio-camerino-ucraina

L’altare della chiesa di San Venanzio con la bandiera dell’Ucraina

QUI CAMERINO – Nella città ducale continuano le iniziative per aiutare l’Ucraina. Dopo la bellissima manifestazione di domenica scorsa in piazza San Venanzio, è già partito il primo carico di aiuti raccolti dai volontari e portati in parrocchia, che hanno raggiunto la città ucraina di Leopoli, per essere distribuiti. Si stanno muovendo sia l’arcidiocesi di Camerino che privati, enti come Unicam, per raccogliere gli aiuti di prima necessità ed inviarli in Ucraina, di concerto con le associazioni che si sono mobilitate per aiutare. Nella chiesa di San Venanzio, in segno di preghiera e solidarietà con il popolo ucraino, uno degli altari laterali della basilica è stato allestito con la bandiera gialloceleste ucraina ed un cero. Il parroco di San Venanzio, don Marco Gentilucci, ha lanciato un appello a chi ha disponibilità di alloggi per ospitare ucraini in fuga dalla guerra, di segnalare alla Caritas: «Carissimi fratelli e sorelle, facendo seguito all’appello del nostro arcivescovo Francesco del 7 marzo, per far fronte alla grande emergenza di profughi che cercano accoglienza nella nostra comunità, mi sto attivando, come parroco di questa comunità di Camerino e come vicario foraneo, a stilare una mappatura delle disponibilità di accoglienza della nostra città. Già in questi giorni avete dato testimonianza di una grandissima solidarietà e sono certo che tanti vorranno ancora contribuire. L’ospitalità è importante, ma va coordinata con le autorità competenti per poter avere tutti i supporti necessari, sanitari, di regolarità del soggiorno, scolastico per i minori ed economici, pertanto il canale che come chiesa stiamo seguendo è quello della Caritas e la collaborazione con la Migrantes che sono in stretto contatto e in dialogo con la prefettura.

manifestazione-ucraina-camerino-3-325x244

La manifestazione di domenica scorsa

Quanti pensano di poter offrire ospitalità mi contattino o si rivolgano direttamente al referente della Caritas Diocesana (Andrea Miconi 333 2005743 o caritas@arcidiocesicamerino.it). Cercheremo così insieme di dare una risposta alle tante richieste che stanno giungendo. Grazie a tutti per il buon cuore e la solidarietà».

Si stanno muovendo anche le suore di clausura del monastero di Santa Chiara, dove suor Chiara Victoriya (leggi la storia), di origine ucraina, è in diretto contatto con associazioni ed i suoi familiari nel paese di origine, che hanno già avviato una raccolta fondi: «In collaborazione con Abf, stiamo cercando di fare una lista di case, stanze, persone ucraine che scappano dalla guerra che potrebbero essere ospitate a Camerino. Chi tra voi ne ha la possibilità ci contatti».

manifestazione-ucraina-camerino-1-650x488

Articoli correlati






© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X
		Tolentino = 
Civitanova = 
Elezioni =